L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Richiami ed echi

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ci ha imposto un nuovo comportamento. Il teatro in alcune zone vive ancora di restrizioni, ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, necessita solo alternare le abitudini e fruirne in maniera differente. Grazie al web importanti proposte arrivano direttamente a casa dando così una solida mano alla cultura, e un senso di aiuto per ciascuno di noi. Sul sito istituzionale dell’Étoile Ballet Theatre è visibile in streaming (con contributo) la creazione coreografica di Albertini/Angelini.

IlRequiem di Mozart rappresenta una delle pagine più alte e pure dell’universo sacro. Alla partitura musicale l’arte della danza (in ogni sua disciplina) ben si sposa con poetica ed intenzionalità, quasi fosse stata scritta appositamente per il balletto, a suggerire ai coreografi una visione spirituale e trascendente. Composto a Vienna nel 1791 ma rimasto incompiuto per la scomparsa del giovane musicista, il Requiem fu commissionato a Mozart dal Conte Walsegg, il quale desiderava comprare la stesura in forma anonima per poi spacciarla come un proprio lavoro in ricordo della consorte da poco defunta. Mozart accettò l’incarico senza sospettare che la salute da lì a poco non gli avrebbe consentito di portarlo a compimento, realizzando in questo suo ultimo capolavoro un epitaffio a sé stesso, come fosse l’anticamera alla prematura dipartita.

La coreografia presentata in streaming dall’Étoile Ballet Theatre è ispirata ben appunto a quest’opera incompiuta, in cui i due accademici coreografi creano degli effetti inediti a beneficio dello spettatore, riuscendo a coniugare la sofferenza e la drammaticità con la rinascita nel mistero della natura. Come l’allievo di Mozart, Franz Xaver Sussmayr, aveva riempito gli spazi vacanti lasciati nella composizione, creando e completando l’opera che oggi tutti noi conosciamo, così Albertini e Angelini hanno riempito quegli spazi vacanti immaginari che altro non sono che lo specchio di un periodo travagliato vissuto da tutti noi, causa la pandemia e le sue conseguenze. Ciò avviene in scena con una serie di passi che nella loro classicità appaiono contemporaneamente evocazioni di storie, immagini, stati d’animo, nonché di ricordi. Gottfried Leibniz affermava che “l’anima è lo specchio di un universo indistruttibile” e proprio questa citazione capta alla perfezione l’infinito riflettere dell’umano danzare. Movimenti individuali, assoli, duetti o insiemi vengono accompagnati dalle note in otto differenti quadri: i primi sette Introitus, Kyrie, Rex Tremendae, Recordare, Confutatis, Lacrimosa, Domine Jesu danzati in alternanza da Lidia Arena, Marina Baldan, Alessandro Bonavita, Triana Botaya, Francesco Bruni, Lucia Colosio, Valerie Ferazzino, Patrick Gill, Elisabetta Moramarco, Giulia Orofino, Filippo Sartorelli, Giulia Schenato, Carolina De Giorgi, Nicole Cattadori, Ludovica Guglielmetti, Miranda Olivi, Bianca Podestà; mentre la conclusione Lux Aeterna è stata danzata con misura e grazia dai direttori artistici Ines Albertini e Walter Angelini i quali sono apparsi sostenuti da trasporto nell’attraversare il ponte tra le tenebre e la resurrezione.

I colori scelti per i costumi hanno impronte che rimandano all’acqua, e agli elementi della potenza generatrice. Sono infiniti i richiami e gli echi visivi e sensoriali e non potrebbe essere altrimenti essendo il tema universale, imprescindibile e senza differenze di età, colore, nazionalità o religione. La Compagnia Étoile Ballet Theatre con sede a Piacenza presso il Piacenza Art Ballet, nata recentemente, e sopravvissuta durante il tempo dell’emergenza sanitaria che ha stravolto la quotidianità degli artisti, ha aperto le sue fila con entusiasmo per infondere ardimento a ballerini provenienti da ogni parte, illuminando così il loro e proprio percorso in mezzo a tanto silenzio. Si distinguono per il protagonismo del movimento e della gestualità. I danzatori risultano plastici, capaci di riflettere il ritmo pulsante, ora lento ora incalzate, sostenuti dalle videoproiezioni estensive (sound design, operatore camera e drone a cura di Tony Vise). L’effetto corale risulta maggiormente cinematografico più che teatrale, dove le coreografie si rivelano fin da subito come appunti ballati in divenire. Si evolvono, si trasformano e si rinnovano dopo ogni quadro, rendendo le esibizioni mutevoli e aperte a differenti interpretazioni. Nel complesso la performance, di circa quaranta minuti, si lascia ammirare nel respirare la vita — comunque e sempre — eterna con spirito e corpo.

 


 

 

 
 
 

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