L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Tanto grigio, poco rosso

di Irina Sorokina

La vicenda drammatica di Rodolfo d'Asburgo e della sua giovanissima amante Maria Vatsera torna a vivere in una superba ripresa, a Stoccarda, della storica coreografia di Kenneth MacMillian

SOCCARDA, 28 maggio 2019 - Dalla copertina del programma di sala del balletto Mayerling del Sir Kenneth MacMillan guardano un uomo e cinque donne. L’uomo è il principe ereditario Rodolfo, l’unico figlio maschio dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo-Lorena e l’imperatrice Elisabetta detta Sissi. La tragica storia di questa famiglia è nota anche alla gente comune.

L’uomo è Rodolfo, bello a dannato, dalle donne molto apprezzato se non venerato. Le donne sono sua madre, l’imperatrice Elisabetta, sua moglie, Stephanie del Belgio, la cugina, contessa Maria Larisch, l’amante e confidente, Mizzi Kaspar, e la baronessa Maria (Mary) Vetsera che lo accompagnò nell’aldilà. Beato tra le donne, Rudy. Chi sa se l’autore della copertina avrà usato la bella foto per attirare l’attenzione del pubblico o sia stato davvero connesso al pensiero del Sir Kenneth MacMillan. Che, poi, non è soltanto il suo pensiero. La danza fatica a descrivere conflitti militari, eventi politici, destini degli stati, imprese intellettuali dei potenti (il principe ereditario austriaco fu giornalista e scrittore). Per quest’arte effimera è più naturale raccontare storie d’amore, relazioni problematiche o pericolose, scavando nella psiche dei personaggi. Il coreografo scozzese è celebre proprio per la capacità di andare in profondità per quanto riguarda le anime innamorate, complicate e tormentate. È il caso della celebre Histoire de Manon Lescaut, è il caso del meno celebre Mayerling.

È un balletto un po’ meno celebre, ma non per nulla meno importante. Un grande affresco storico che immerge lo spettatore in una delle storie che all’epoca sconvolsero l’Europa intera e abbozzarono la fine del vecchio continente. Il principe ereditario Rodolfo, il futuro sovrano dell’Impero Austro Ungarico, un animo sottile, che scriveva degli articoli per un giornale di sinistra, una persona in cui molti ponevano speranze di riforme, si suicidò il 30 gennaio del 1889 nel castello di caccia di Mayerling a 30 km da Vienna, coinvolgendo la sua giovanissima amante, baronessa Maria Vetsera. Un evento di grande coinvolgimento emotivo per milioni persone non soltanto all’epoca dei fatti, ma anche oggi: Mayerling rimane meta di pellegrinaggio molti decenni dopo la tragedia.

La tragedia della corte austriaca e dei suoi protagonisti calza perfettamente al talento di Sir Kenneth Macmillan che nel 1978 ne trasse un balletto o, per meglio dire, un grande affresco storico coreografico su libretto di Gillian Freeman e sulle musiche di Liszt sapientemente arrangiate dall’immancabile John Lanchbery, uno storico collaboratore dei coreografi del Royal Ballet. Un grande dramma coreutico che si svolge in flash back: il sipario si apre su un quadro desolato del cimitero di Heiligenkreuz dove in fretta e furia seppelliscono l’infelice amante di Rodolfo,la  diciassettenne Mary Vetsera. La pioggia cade incessante, si sa che quella notte terribile i becchini rifiutarono di scavare la tomba a causa del maltempo. Il quadro della sepoltura di Mary funge da cornice al dramma che si svolge senza fretta, evitando i ritmi incalzanti, ma soffermandosi sui minimi dettagli della vita interiore delle persone coinvolte.

Dramma coreutico di lunga durata (3 ore e un quarto compresi due intervalli), Mayerling di MacMillan dimostra le sue grandi capacità drammaturgiche; le popolate scene presso la corte viennese, di spirito elegantemente rigido, sono affiancate da un vivace quadro nella taverna. Una grande specialità del coreografo scozzese sono i passi a due, in cui il protagonista maschile (Rodolfo) non cambia, mentre le sue partner si: Rodolfo e la principessa Stephanie, Rodolfo e l’imperatrice Elisabetta, Rodolfo e la contessa Larisch, Rodolfo e la baronessa Mary Vetsera. Tramite i corpi avvinghiati, le prese insolite e spettacolari si trasmette il desiderio sessuale acceso, il tormento dell’anima, l’impossibilità di trovare una vita d’uscita e si arriva logicamente al doppio suicidio. Il tragico finale è segnato dal vuoto, niente più mobilia comoda e lampadari sontuosi, solo un colpo di pistola dietro il separé bianco.

Per allestire il balletto di MacMillan a Stoccarda (la prima rappresentazione di Mayerling in terra tedesca) fu chiamato il grande designer Jürgen Rose, ottantaduenne ormai, legatissimo sia alla figura di MacMillan sia a quella di John Cranko, creatore della magnifica compagnia del capoluogo di Baden-Würtemberg. L’attuale successo di Mayerling interpretato da questa compagnia è indissolubilmente legato al mastodontico lavoro di Rose. Per l’allestimento di Stoccarda Rose ha disegnato circa duecento costumi di rara bellezza e gusto impeccabile, che prendono spunto dalla raffinata moda dell’epoca, e scene che evocano gli ambienti della Hofburg, ispirandosi dalle vecchie fotografie che presentano una specie di patina grigia. Gli ambienti sontuosi e spaziosi sono disegnati da una mano incredibilmente leggera; sembra che siano sollevati sulla terra. E poi, il gioco dei colori: gli appassionati dell’allestimento storico del Royal Ballet ricorderanno le tinte vivaci scelte da Nicholas Georgiadis; la produzione di Stoccarda, invece, punta su trasparenze quasi estreme e una gamma dei colori essenziali, nero, grigio e bianco con qualche inserto di rosso nei costumi della coppia imperiale, il che produce un grande effetto visivo. Le luci sono dello stesso Rose; elaborate e raffinate, contribuiscono alla creazione delle atmosfere dark che penetrano l’allestimento.

La compagnia di Stoccarda, che vanta degli standard molto elevati, è giovane, omogenea e, ovviamente, internazionale; ne fanno parte ballerini di talento scelti rigorosamente e provenienti da tutto il mondo. Non si parla di étoile e di danseur premier a Stoccarda; si tratta dei primi tra uguali. Noi abbiamo visto il secondo cast (nel primo nel ruolo di Rodolfo si è esibito Friedemann Vogel, danzatore di chiara fama) che ha poco da invidiare al primo.

Nei panni di Rodolfo è David Moore, ballerino inglese che vanta una solida preparazione presso la Royal Ballet School, da molti considerata il top delle accademie di danza europee. Sono tipicamente inglesi il suo volto, il fisico snello dalle linee lunghe, la sua eleganza al limite dell’immaginabile. Un vero principe di balletto, un vero danseur noble. Disegna un personaggio di grandissima caratura umana, portato a una fragilità estrema dalle condizioni in cui è nato e costretto a vivere. Alla festa di nozze con Stephanie, principessa del Belgio, appare giovane ed indifeso, esegue delle sequenze di pirouettes tecnicamente da manuale, ma sono già penetrate dalle sensazioni d’insicurezza e malavoglia. Il matrimonio sembra condannato prima ancora di essere consumato; con una baldanza offensiva il Rodolfo di Moore flirta con la sorella della sposa. Nel passo a due che segue dimostra già la disperazione e la mancata voglia di vivere tramite linee di danza tutt’altro che armoniose, mentre nel passo a due con la madre sembra che provi per lei qualcosa in più dell’amore filiale, le offre la schiena lunga e forte per appoggiarsi. I passi a due con Mary rivelano una grandissima tecnica affiancata da doti attoriali indiscusse; senza riserva né paura le movenze di David Moore trasmettono lo sfrenato desiderio sessuale ormai inseparabile dalla voglia di suicidarsi. Una grande interpretazione premiata dai calorosi applausi del pubblico.

Al suo fianco, Anna Osadcenko nel ruolo di Mary Vetzera, una ballerina proveniente dal Kazakistan, ma formatasi alla John Cranko Schule di Stoccarda. Nel pieno splendore della femminilità e di una tecnica perfetta, crea anche lei un personaggio indimenticabile, in conformità alle notizie storiche. La sua Mary è una giovanissima esplosiva ed esaltata, che segue il destino del principe ereditario.

Sono formidabili le altre interpreti dei ruoli delle donne di Rudy: Jessica Fyfe – la principessa Stephanie, Daiana Ruiz – l’imperatrice Elisabetta, Hyo-Jung Kang - la contessa Larisch, Angelina Zuccarini – Mizzi Kaspar. Mayerling a Stoccarda vanta due presenze davvero speciali, la musa di John Cranko Marcia Haydée, nel ruolo della granduchessa Sofia, la nonna del principe, ed Egon Madsen in quel dell’imperatore Francesco Giuseppe, suo padre. Due personaggi che possono, certo, essere chiamati “di contorno”, sono creati da due celebri artisti del passato con una tale maestria e credibilità che sembrano scesi da quadri famosi. Il battito del cuore è garantito allo spettatore.

Vorremmo nominare tutti i numerosi interpreti dei ruoli secondari, ma vista la lunghezza della lista, ci limitiamo a Alessandro Giaquinto – un scintillante Bratfisch, cocchiere fedele di Rodolfo e Adhonay Soares da Silva, Matteo Miccini, Noan Alves e Daniele Silingardi – quattro ufficiali ungheresi, amici di Rodolfo.

Un grande valore della produzione è nella musica dal vivo eseguita dalla Staatsorchester Stuttgart sotto la guida di Mikhail Agrest che compie un lavoro di cesello, ottenendo sonorità ricche e brillanti e sfumature di una ricchezza infinita.

Per il capolavoro di Sir Kenneth MacMillan, un’interpretazione superlativa. Per Stoccarda, una città di dimensioni non grandi, il vanto della migliore compagnia di danza della Germania.

foto  © Stuttgarter Ballett


 

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