L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Avanti, verso le stelle

di Irina Sorokina

Grande successo per l'appuntamento annuale con il galà Roberto Bolle & Friends all'Arena di Verona.

Verona, 16 luglio 2019 - Due appuntamenti immancabili ormai a Verona portano nella città di Romeo e Giulietta, stracolma di turisti, la grande danza. E in Italia la grande danza è legata al nome di Roberto Bolle, ormai Roberto nazionale. Il miglior “prodotto” della scuola di ballo del Teatro alla Scala, il primo ballerino della compagnia milanese e dell’American Ballet Theater, dotato di un fisico scultoreo, capace di colpire ancora per la sua perfetta forma fisica, e, infine, una bellissima persona, un animo nobile, l’ambasciatore dell’UNICEF, Roberto Bolle merita in pieno i calorosi applausi e le belle parole a lui riservate. Il suo show, Bolle&Friends, gira l’Italia da parecchi anni e sempre riscuote un enorme successo.

Nell’anno in corso la formula dell’evento non è cambiata, il programma presenta una parata di coreografie classiche e contemporanee con la partecipazione di star internazionali. Alcune di loro sono ben note al vasto pubblico, altre sono ancora da conoscere. Sebbene la formula rimanga la medesima, lo show-2019 sembra decisamente migliorato, si presenta più dinamico ed emozionante grazie al programma che rivela una mano sapiente. I tre grandi pas de deux classici, come quelli da Coppélia e Don Chisciotte e un hit assoluto, il Grand Pas Classique coreografato da Viktor Gzovsky per Yvette Chauviré nel 1946; il celebre assolo Les Bourgeois di Ben Van Cauwenbergh, in cui si sono cimentate molte star, e il gala attuale ne presenta una davvero eccezionale, Daniil Simkin; una serie di coreografie dei nostri tempi, di cui quelle di William Forsythe, John Neumeier, Mauro Bigonzetti e Massimiliano Volpini. Un programma fantastico, senz’esagerazione alcuna, perfettamente bilanciato e di una durata giusta. Cinque pezzi nella prima parte e cinque nella seconda, la maggior parte sono passi a due e due esibizioni sono da solista, di Simkin e Bolle.

Per aprire il gala è stato scelto il Pas de deux da un classico senza età, Coppélia, una perla rara del genere comico sulla musica scintillante di Léo Delibes, che ispirò Cajkovskij. Una scelta vincente per una coppia ormai affiatata, la giapponese Misa Kuranaga e l’italiano Angelo Greco, i principal dancers del San Francisco Ballet, entrambi giovani, affascinanti, tecnicamente preparati e soprattutto dotati di un’incredibile morbidezza e fluidità di movimento. Il pas de deux della Coppélia è ancora lontano dalla prodezze virtuosistiche che segnano i duetti dagli altri balletti celebri come Il lago dei cigni e Don Chisciotte; la bella coppia ha brillato soprattutto grazie alla precisione cristallina nell’esecuzione dei passi e la sicurezza nelle prese, Misa per l’aplombe e Angelo per la qualità delle batterie e l’eleganza delle pose. Facciamo notare, tra parentesi, che il pas de deux nella locandina è attribuito ad Arthur Saint-Léon, coreografo della prima assoluta del 1870, mentre quasi nulla rimane dalle danze originali, visto che nel 1894 il balletto rinacque al Teatro Mariinky di San Pietroburgo grazie a Marius Petipa (coreografia) e Enrico Cecchetti (messa in scena), ed è questa versione che viene riconosciuta classica.

Il successo ancora più grande è stato riscosso dalla coppia nel pas de deux da Soirés Musicales, coreografia di Helgi Tomasson, musica di Britten (anche qui facciamo notare che il compositore inglese arrangiò i brani di Gioachino Rossini, fatto non annotato dalla locandina). Questo brillante pas de deux ha calzato a pennello alla coppia di San Francisco, mettendo in risalto, oltre alla loro grande tecnica, la gioiosa femminilità di lei e lo spirito cavalleresco di lui. Ovviamente, Misa Kuranaga e Angelo Greco hanno abbagliato il pubblico con le loro diagonali precise e i gran jetè perfetti, senza parlare dei fouettè puliti della ballerina.

Elena Vostrotina, che vanta  studi alla celebre Accademia Vaganova di San Pietroburgo, già la prima ballerina della Semperoper di Dresda e attualmente a Zurigo, si è esibita con Roberto Bolle in due passi a due firmati da William Forsythe, Bach Duet e un frammento dal suo balletto ben noto, In the Middle Somewhat Elevated su musica di Thom Willems. Prime ballerine si nasce, e la Vostrotina è una di loro, alta, dalle gambe lunghe, dotata di una grande energia, un’impressionante flessibilità e certi modi volitivi. Ha formato una coppia formidabile con la star italiana; lei ha dominato, con uno spirito leggermente aggressivo, lui l’ha accompagnata e sostenuta con maestria e delicatezza: il risultato è stato di un grande effetto.

L’interpretazione di Les Bourgeois della star di origini russe Daniil Simkin, principal dancer dell’American Ballet Theater, era già nota al pubblico areniano, e, sicuramente, molto attesa. Non inganna mai, Simkin, ormai artista maturo, ed è sempre lui. Rimane un po’ un enfant prodige, dalle fattezze fanciullesche, dal corpo snello che sembra non avere le ossa, dalla tecnica fenomenale che si rivela soprattutto in tutte le pirouette possibili. Si raccontava di Auguste Vestris, il più grande ballerino del tardo Settecento, che fu capace di eseguire ventitre pirouette e in questo momento sembrava un sole, e Daniil Simkin è sembrato il Vestris dei nostri tempi. Come è sembrato anche un sylph, lo chiamiamo così, pur sapendo che nei balletti romantici i personaggi fantastici ed irrangiungibili furono sempre  femmine e mai maschi. In tanti abbiamo visto cimentarsi con la creazione di Cawenbergh sulla canzone di Jaques Brel e Jean Samuele Cortinovis, di recente Alen Bottaini e Dinu Tamazlacaru, e ognuno di loro ha regalato allo spettatore qualcosa di personale e profondo. Daniil Simkin ha regalato non solo la leggerezza da un sylph e ha colpito da una tecnica fuori da ogni immaginazione, ma ha colorato il tormentato personaggio con gli occhialini e la sigaretta di una sottile ironia e amarezza.

A lui, in coppia con la ballerina georgiana Maia Makhateli, principal dancer del Dutch National Ballet, è stato affidato il pezzo precedente all’esibizione finale del protagonista dello show, il celeberrimo Pas de deux da Don Chisciotte (sempre tra parentesi diciamo che la coreografia nel programma è attribuita a Marius Petipa, come, del resto, accade quasi sempre; ricordiamo che il famoso titolo pervenne a noi nel rifacimento del coreografo moscovita Aleksandr Gorsky e finora nessun storico del balletto abbia potuto separare con precisione il loro lavoro, senza parlare di Vladimir Vasilyev che nel 1962 revisionò tutta la parte di Basilio; sarebbe corretto di nominare i tre coreografi nella locandina). La semplice filosofia del creatore del balletto classico Petipa, “la musica è per le danze e le danze sono per la prima ballerina” è stata ribaltata dal fanciullesco e vulcanico Simkin che ha dominato decisamente in questo duetto scintillante, sempre grazie a una tecnica impareggiabile e a virtuosismi pazzeschi. La sua partner, senz’altro tecnicamente forte, è rimasta un po’ in ombra, nonostante la bravura di Simkin pure nel ruolo del cavalier servente.

La coppia dei solisti della compagnia del Teatro alla Scala, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, ha brillato della luce tutta loro nel celebre Grand Pas Classique, tradizionalmente affrontato dai ballerini di chiara fama (ricordiamo che la musica usata da Viktor Gzovsky viene dall’opera La Bayadère amoreuse, ou, Le dieu et la bayadère di Daniel Auber, 1830, in cui si esibì la celebre Maria Taglioni). La Manni, in un tutù blu scintillante che metteva in risalto il suo fisico asciutto, e Andriajshenko, vestito di bianco candido, hanno ballato con una gioia coinvolgente, mostrando l’intesa perfetta e la grande sicurezza tecnica. La ballerina ha saputo cogliere lo spirito regale della creazione di Gzovsky che non è altro che l’inno al balletto classico (si ricorda “il castello di bellezza”, la definizione che diede a quest’arte Iosif Brodsky), si è difesa con onore nella difficilissima variazione. Il suo cavalier servente non è stato da meno, nobile, elegante e preciso nei molteplici brisé volé, grand jeté en tournant, pirouette e atterraggi in ginocchio. Successo strepitoso per entrambi.

Roberto Bolle, grande artista, saggiamente ha lasciato i virtuosismi classici ai colleghi più giovani e si è esibito nei vari duetti, tutti di un significato profondo. Opus 100 - für Maurice, sulle note dolci e dolenti di due ballate di Simon&Garfunkel, di John Neumeier è stato dedicato a Maurice Béjart in occasione del suo settantesimo compleanno. In questo straordinario passo a due maschile, uno degli hit di Roberto, in cui due uomini in pantaloni neri e a torso nudo raccontavano la storia della loro amicizia, tra citazioni dei lavori di Bèjart e momenti dolci e amari, il mito italiano è stato affiancato da Alexandre Riabko dall’Hamburg Ballett, un partner formidabile, di grande sensibilità; i due artisti hanno mostrato due bei corpi in perfetta sintonia e due grandi anime in perfetta armonia. Alcuni passaggi sono stati calorosamente applauditi e qualcosa di commuovente si è sentito nell’aria.

Un Bolle insolito ha colpito ancora nel frammento dal balletto Cantata coreografato da Maurizio Bigonzetti; sulla musica della Serenata di Amerigo Ciervo (I Musicalia) Roberto e la sua passionale partner Stefania Figliossi hanno raccontato il rapporto di uomo e donna, fosco, focoso e forse violento, tra inquietudine, seduzione, insulti e gelosia, attraverso i dialoghi coreografici e le prese insolite. Un successo particolare per Roberto e Stefania Figliossi, un’artista davvero eccezionale.

Un gran finale, una nuova coreografia di Massimiliano Volpini, è stato affidato a Roberto Bolle. In Waves sulle musiche di Davide Boosta ed Erik Satie il ballerino ormai leggendario ha giocato con il laser con la complicità degli effetti visivi speciali.

Per concludere, la gioiosa uscita di tutti gli artisti e qualche virtuosismo sulle note di SingWith the Swing di Louis Prima. Un successo grandissimo.

La formula funziona, aspettiamo il 2020.


 

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