L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Manon ha trovato una nuova casa

di Irina Sorokina

La celebre coreografia di Kenneth MacMillan è di casa a Mosca e continua ad affascinare in un'interpretazione d'alto livello.

MOSCA, 30 gennaio 2020 - Un prodotto di lusso, importazione perfetta senza subire un minimo danno nonostante la distanza percorsa nel tempo e nello spazio. La capitale russa ha una sua Manon: si tratta del celebre balletto del Sir Kenneth MacMillan. Ma, nel momento attuale, nei teatri moscoviti ne possiamo vedere addirittura tre. Il Teatro Musicale Accademico K.S. Stanislavsky e V.I. Nemirovich-Danchenko ha nel suo repertorio anche l’opera di Massenet сon la regia del lettone Andrejs Zagars, mentre al Bol’šoj si può vedere la stessa storia raccontata da Puccini messa in scena da Adolf Shapiro (i protagonisti della prima erano stati Anna Netrebko e Yusif Eyvazov).

La Russia è rimasta per generazioni ingiustamente isolata dal processo coreografico mondiale e quel che in Occidente appariva ormai normale e abituale, gli artisti e ballettomani russi potevano osservare soltanto per mezzo del video. Questa ingiustizia è corretta ormai, e i capolavori dei coreografi del Novecento come Balanchine, Béjart, Ashton, MacMillan come molti loro colleghi più giovani hanno trovato casa nella capitale russa.

Manon di MacMillan forse è un caso a parte. Nella sala bianco e blu del Teatro Stanislavsky sembra ci sia sempre stata, con tale naturalezza e padronanza dello stile la eseguono gli artisti che nuotano liberamente in quel mare profondo, burrascoso, trasparente e accarezzevole che sono le coreografie del classico del balletto inglese.

All’epoca il direttore della compagnia di balletto del Teatro Stanislavky era Igor Zelensky, e la messa in scena di Manon prevedeva la partecipazione dell’enfant terrible Sergey Polunin, che si era catapultato sul palcoscenico del teatro direttamente dal Royal Ballet. Ma non era andata: a pochi giorni dalla première la star aveva annunciato l'interruzione del suo contratto con lo Stanislavsky a favore delle partecipazioni in qualità di guest artist. Il teatro si era trovato in una situazione difficile, ma la via d’uscita c’è sempre: il posto di Polunin è stato preso dal ballerino danese Alban Lendorf. Da quel momento il titolo di MacMillan si era affermato nel secondo teatro dell’opera e balletto moscovita, per la gioia di conoscitori e semplici amanti del balletto.

Riteniamo una fortuna che nella produzione moscovita siano state riprodotte le scene di Nicholas Georgiadis, fedele collaboratore di MacMillan, e gli artisti abbiano indossati i costumi creati sempre da lui. L’azione spostata in avanti, dall’epoca della Reggenza alla vigilia della Rivoluzione Francese, stimolò al massimo la fantasia di Georgiadis che con un evidente piacere emerse e fece emergere il lusso e eleganza tipiche di quei tempi. Non fece mancare nulla allo spettatore: abiti femminili che scoprono maliziosamente le grazie di chi li indossa, giacche maschili riccamente ornate, parrucche, cappelli, spade e accessori vari, tutto questo creato con la massima cura e amore. Non poté essere diversamente, il genere preferito di MacMillan è il cosiddetto balletto drammatico creato nell’Unione Sovietica isolata dal resto del mondo, mache ha  acquistato in Inghilterra un volto ben diverso. Le caratteristiche dettagliate dei personaggi, anche quelli minori o di contorno che fanno la loro apparizione una sola volta, la cura maniacale dei dettagli, sono queste cose che rendono inconfondibile la fisionomia del MacMillan artista. In Georgiadis il coreografo scozzese trovò un collaboratore ideale: seppe soddisfare la sua voglia di precisione nel descrivere i luoghi d’azione, di costumi di una bellezza e eleganza incomparabili e avidità dei dettagli. All’occhio dello spettatore furono proposti dei veri quadri viventi, dal primo incontro dei giovani alla loro fine miserabile nelle paludi della Louisiana. Il più grande fascino di questo cesellato ed infinito lavoro dello scenografo fu dovuto anche all’uso dei colori, marrone, arancione, ocra che crearono la sensazione di decadenza, tristezza e rassegnazione.

Il cast visto da noi è sembrato scelto apposta per la creazione di MacMillan anche se sappiamo che la compagnia moscovita vanta più prime ballerine e ballerini capaci di impersonare Manon e Des Grieux. Nel ruolo del titolo Natalya Somova ha messo a disposizione del suo personaggio il fascino femminile, la tecnica salda e l’esperienza di una teatrante di lungo corso. Ha disegnato il personaggio di Manon in tutte le sue sfumature, da una quasi bambina che salta dalla carrozza simile ad una capretta graziosa e corre verso il futuro completamente ignoto con fiducia, a una fanciulla pazzamente innamorata consapevole del suo fascino erotico, una giovane donna incapace di resistere alle tentazioni, una specie di regina in un salotto dove gli uomini pressappoco impazziti la passano da un paio di braccia all’altro  e che però mantiene la sua purezza giovanile (suona strano!), e, alla fine una donna punita e spossata condannata a una morte tremenda. Come descrivere tutti i dettagli dell’interpretazione di un’artista come Natalya Somova, gesti, sguardi, giri della testa, salita e discesa dalle punte? Tutto vive, tutto pulsa in lei, tutto viene trasmesso attraverso il linguaggio di questo corpo perfetto.

A fianco della Somova, Des Grieux del giovane Ivan Mikhalyov, un vero danseur noble che riscuote un grande e meritato successo personale. Altissimo e armonioso, attira gli sguardi non soltanto per una rara bellezza, ma soprattutto per un’incredibile morbidezza dei movimenti, che possiamo chiamare “cantilena”. Riesce a “domare” lo stile di MacMillan con port de bras particolari e prese attorcigliate e recita con abbandono. E’ un Des Grieux ideale, un ragazzo che vive l’amore vero che perdona ogni cosa all’amata e trasmette al pubblico quel palpito, quei movimenti puri dell’animo che sono la sostanza della sua interpretazione.

Non da meno Sergey Manuylov nei panni di Lescaut; abituato ai ruoli dei principi, conserva nei panni del fratello di Manon buone maniere, eleganza e raffinatezza, ma riesce disegnare bene la natura complessa dl personaggio corrotto, abile venditore delle grazie della sorella. Maria Bek nel ruolo della sua amante forma con Manuylov la coppia ideale.

Meritano parole di ammirazione gli interpreti dei ruoli di contorno, che, a dir la verità, non sono tali; l’arte del MacMillan psicologo induce ogni artista a un lavoro approfondito sul personaggio. Rimangono nella memoria Anton Domashev - Monsieur G. M., la Madame – Darya Darienko, un guardiano – Nikita Kirillov e soprattutto il capo dei mendicanti – Evgheny Zhukov.

La coreografia di MacMillan è “trasferita” al Teatro Stanislavsky da Karl Barnett e Patricia Ruanne. Sul podio Felix Korobov, direttore principale del Teatro Musicale K.S. Stanislavsky e V. I. Nemirovich-Danchenko, un artista che più volte ha dimostrato l’amore per il balletto e non ha mai fatto la differenza tra il dirigere la partitura di un’opera o un balletto. Impone all’orchestra da lui diretta in Manon (un patchwork delle musiche varie di Massenet) di rispettare le esigenze personali di ogni ballerino e ricava sonorità ricche e brillanti.

Successo pieno e molte chiamate a scena aperta. Manon di MacMillan a Mosca è di casa.


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