L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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BELA

“Quando vidi Bela nella mia casa, quando per la prima volta, tenendola sulle ginocchia, baciai i suoi boccoli neri, pensai, stupido, che lei fosse un angelo, mandato a me dal destino compiacente… Mi sbagliai ancora. L’amore di una selvaggia non è tanto meglio di quello di una nobile signora; l’ignoranza e l’ingenuità della prima annoiano nello stesso modo che la civetteria dell’altra. Se volete, l’amo ancora, le sono grato di alcuni minuti soavi, morirei per lei,- ma mi annoio con lei. Non so se sono sciocco o cattivo, ma è anche vero che sono degno di compassione forse più grande che lei”.

La prima novella coreografica, Bela, racconta la storia triste di una fanciulla caucasica di cui si invaghisce Pechorin, ma la passione svanisce presto, l’ufficiale russo dallo stampo dell’eroe bayroniano si annoia della timida selvaggia. Finisce male, povera Bela, rapita dal connazionale Kazbich e condannata a una morte lenta e dolorosa. Pechorin non sa se seppellirla secondo il rito musulmano o cristiano.

Bela è risolta da Serebrennikov con i mezzi minimalisti: una pedana – la stanza di Pechorin e una montagna dove viveva Bela prima del rapimento. Una trovata affascinante del regista-scenografo è un gioco di colori, pure essi essenziali: al beige della montagna è aggiunto il nero dei mantelli dei guerrieri caucasici con i loro copricapi caratteristici. Il conflitto di due mondi, europeo e civilizzato e orientale e selvaggio è espresso da Posokhov in un modo assai originale, attraverso gli esercizi di danza classica. Pechorin porta la sbarra, inizia con i pliè e cerca di civilizzare Bela mettendole addosso un tutù rosa (la fanciulla lo toglierà quando all’amore subentreranno la noia e freddezza). In un aperto contrasto con i dialoghi tra Bela e Pechorin gli interventi focosi e quasi violenti dei caucasici tra cui Kazbich, innamorato di Bela, interpretato da un ardente Aleksandr Smolyaninov. Bela è un esempio del teatro sintetico: la partitura di Demutsky prevede i due cantanti, un tenore (Stanislav Mostovoy) nei panni di muezzin e un mezzosoprano (Svetlana Shilova) nei panni di una donna russa che piange la morte di Bela; il primo appare dalle viscere della montagna, la seconda esce dalle quinte. Il loro canto lacerante insieme crea una sensazione di dolore acuto e si trasforma in una catarsi.

Igor Tsvirko, danzatore dal forte temperamento e mille facce, Pechorin nella prima parte della “trilogia” di Serebrennikov e Posokhov, disegna un personaggio altezzoso ed ermetico; Ana Turasashvili è una Bela sensibile, timida, tormentata, dalle movenze di una gazella.


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