L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Magic flute hotel

di Roberta Pedrotti

W.A.Mozart
Die Zauberflöte
Portillo, Fomina, Bürger, Wettergreen, Sherrat
direttore Ryan Wigglesworth
regia Barbe & Doucet 
Orchestra of the Age of the Enlightenment
Glyndebourne Chorus, maestro del coro Aidan Oliver
Registrato al festival di Glyndebourne nel 2019
DVD OA1304D, 2020

Nel 1791, fra le pieghe della fiaba iniziatica, si nascondevano metafore di scottante attualità e dirompenti idee rivoluzionarie. Il trionfo della ragione e della natura, il cammino verso la saggezza, l'uguaglianza degli esseri umani al di là del rango. Con il tempo, però, l'Illuminismo di Die Zauberflöte ha cominciato ad apparire scomodo in alcune espressioni: la donna emancipata è la insidiosa e malvagia, la fanciulla virtuosa può realizzarsi solo sotto la guida di un uomo, lo schiavo nero di pelle lo è anche d'anima, saranno anche tutti uguali gli esseri umani, ma il principe arriva al massimo livello dell'iniziazione e l'uccellatore si accontenta di mangiare, bere e metter su famiglia. Bisogna ragionarci. Puntare sulla fiaba e i suoi archetipi, contestualizzare, smussare o reinventare certi aspetti del libretto... le vie sono molte. Quella scelta da Barbe&Doucet è senz'altro vincente, perché trasferisce la vicenda in un altro contesto di stratificazioni e tensioni sociali, l'Inghilterra edoardiana, e tutto fila a meraviglia. Le donne sono insofferenti, confabulano fra loro, sono guardate con sospetto dagli uomini per la loro “sete di potere”: la Regina della notte è una suffragetta e le rivendicazioni femminili, primo fra tutti il diritto di voto, serpeggiano fino alla fine, quando – evviva! – nel giubilo comune anche Sarastro e i suoi si convertiranno alla buona causa. Monostatos è nero, sì, ma di fuliggine, è sporco, un proletario d'infima classe, senza coscienza della propria dignità d'individuo e lavoratore, preda solo del proprio rancore e dei propri istinti, sebbene anche per lui poi ci sarà un posto nel banchetto finale. E mentre le classi privilegiate vanno e vengono nelle camere di un grande albergo, tutto dipende dai sapienti radunati nelle cucine (Sarastro e i sacerdoti chef, le donne solo sguattere, ovviamente), vero centro occulto di tutto il microcosmo dell'hotel. La metafora politica e sociale è servita in un clima fra Gosford Park e Downton Abbey, ma non mancano il fantastico e il fiabesco, con un pizzico di steampunk, riferimenti ai mondi di Alice nel paese delle meraviglie o di Mary Poppins, effetti speciali (una lode speciale vada ai realizzatori e manovratori di pupazzi e marionette, nonché a comparse, mimi e quant'altro), iconografie deliziosamente d'epoca e giusta dose di ironia anche nelle prove del fuoco (Pamina cucina) e dell'acqua (Tamino lava i piatti). Così, i livelli di lettura del testo sono reinterpretati senza tradimenti, la ricollocazione, anzi, contribuisce a conservarli per un occhio contemporaneo.

Lo spettacolo funziona alla perfezione, la recitazione è sciolta e accurata, il gioco di squadra valorizza un cast ben assortito pur senza stelle. Sofia Fomina è una Pamina di carattere, forse non la più morbida nei passi più ostici di “Ach! Ich fühl's”, ma del tutto convincente in una definizione del personaggio lontana da stereotipi e in un canto ben tornito. David Portillo ha una screziatura adolescenziale nel timbro che ben si confà a questo Tamino in formazione, che trova nel Papageno di Björn Bürger un contraltare brillante con gusto. Caroline Wettergreen è una sofisticata e spericolata Regina della notte, Brindley Sherrat un Sarastro autorevole e paterno. Molto bene anche le tre Dame-cameriere (Esther Dierkes, Marta Fontanals-Simmons, Katharina Magiera), il Monostatos di Jörg Schneider, la Papagena di Alison Rose, gli armigeri e sacerdoti (Thomas Atkins e Martin Snell), l'Oratore (Michael Kraus) e i tre fanciulli-liftboys (Freddie Jemison, Aman De Silva, Stephan Dyakonov).

Ryan Wigglesworth garantisce una lettura chiara e ben equilibrata con misura, senso della narrazione e dello stile, sicuro di poter fare affidamento sulle qualità dell'Orchestra of the Age of the Enlightenment e del coro del festival di Glyndebourne preparato da Aidan Oliver.


 

 

 
 
 

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