L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Lady, fatale e irresistibile

 di Andrea R. G. Pedrotti

G. Verdi, Macbeth

Netrebko, Lucic, Calleja, Pape

direttore Fabio Luisi

regia Andrew Noble

New York, Metropolitan Opera House, 2014

2 DVD Deutsche Grammophon, 2015 - B014HFMKY2

Leggi la recensione della recita dal vivo a New York

Non delude, ancora una volta, la Metropolitan Opera House con le sue nuove regie, come non delude la Deutsche Grammophon nel proporre al grande pubblico di tutto il mondo i successi del massimo teatro newyorkese. Dopo i bei DVD di Evgenij Onegin [leggi la recensione] e il Faust [leggi la recensione] di Gounod (sotto l'etichetta della Decca), tocca a Giuseppe Verdi e al suo Macbeth inebriare occhi e orecchie del pubblico casalingo che si fosse imbattuto nella fortunata ventura dell'avere fra le mani questo filmato della splendida opera del genio bussetano.

Una compagnia artistica d'eccezione guidato dalla più grande Lady della contemporaneità, ma non solo, ossia Anna Netrebko. Un'altra interprete lirica di livello assoluto a presentare il l'opera, come d'abitudine per le produzioni provenienti dal MET: il celeberrimo mezzosoprano Anita Rachvelishvili ci guida in una terra di Scozia misteriosa e fascinosa, ben anticipata dalla bellissima introduzione orchestrale. Le streghe sono donne in abiti popolari inquadrabili attorno agli anni '40/'50 del XX secolo e da subito è bello ammirare la dinamicità della regia, con le coriste pronte a prodigarsi in movenze tersicoree ben strutturate e precise. La foresta è scura, Banco e Macbeth due guerriglieri vestiti modernamente, ma senza che questa caratteristica risulti anacronistica o avulsa al senso drammaturgico dell'opera.

Molto bello il contrasto cromatico nella scena e cavatina della Lady “Nel dì della vittoria io le incontrai”, con la sposa di Macbeth in abito e crine chiari, stesa su un letto centrale, in una cornice di oscurità e toni scuri, in ossequio al dramma e al testo. Due colonne centrali sono composte dai tronchi degli alberi della foresta che ospitava il primo quadro. Medesimo impianto scenico per il duetto successivo con Macbeth macchiato di sangue. A sottolineare il clima d'oppressione, il calare d'una lampada dal disegno spartano assai. Degno di nota tutto il finale primo introdotto dall'imperio della voce grave di Banco; si riforma la camera da letto e il re trucidato viene portato su esso, quasi fosse esposto. Il re entra in scena, è vero, ma, all'occhio dello spettatore, pare che siano il teatro e gli interpreti a entrare nelle stanze ove s'era consumato l'omicidio. Da una parte Banco e Macduff si fronteggiano nella mimica con Macbeth e la Lady: i primi furenti, ma capaci di tenersi a freno, mentre gli sposi fingono disperazione dalla parte opposta della scena.

Nel secondo atto Macbeth è già folle, le loro stanze sono diventate quelle dei regnati, così come i loro abiti, visti in chiave quasi contemporanea. Di alto livello attoriale la prova dei due artisti, nel giocare con gli oggetti, solamente una pistola e la corona. Il coro dei sicari ha luogo nella foresta, all'esterno del palazzo. Essi si aggirano attorno a fuochi e bivacchi, in attesa del riscatto, in ulteriore contrasto con il grande finale II. Macbeth è ormai azzimato da gran signore, nel mezzo della corte, da lui retta dopo l'usurpazione, anche se avvinto dai voleri della moglie. Il tavolo per il convitto del brindisi si forma visivamente stendendo un grande telo, lungo come l'intero palcoscenico, e il posizionamento di alcune sedie dietro di esso. Di grande effetto l'apparizione che chiude l'atto, con Banco insanguinato che si erge quale statua sul fondo e si aggira attorno a re usurpatore. L'atto termina come era cominciato, con la Lady ad avvincere e convincere il marito, ponendo la corona sul suo stesso capo.

Due DVD per una maggior qualità del filmato, che ci consente di apprezzare lo splendido coro “Tre volte miagola la gatta in fregola”, con il coro del MET a dimostrare, una volta di più, le sue abilità sceniche e interpretative, non solo vocali. Nel mezzo di questa scena, Macbeth, vestito da guerra (o da guerriglia) prosegue nella sua follia e cade vittima di ulteriori visioni, ma, ancora una volta è la Lady a condurlo al male e a piegare la sua volontà e il suo rimorso, schiavizzandolo nella mente, come nella carne. Abbiamo qualche dubbio sulla felice riuscita della scena del sonnambulismo con un'interprete differente da Anna Nebrebko, per la richiesta di partecipazione domandata all'interprete dal regista, ma qui abbiamo Anna Netrebko e il problema non sussiste. E' tutto un gioco di colori vocali e visivi, ottimamente resi: la Lady in vestaglia bianca che si guarda le mani, credendole sporche di sangue e giostrando il lume che già era stato protagonista della cavatina. Al termine il soprano passeggia lentamente - l'immagine stilizzata della sonnambula - verso il fondo del palcoscenico. Bellissimo finale del quarto atto nella foresta, fra fiocchi di neve, ma con la presenza di alcuni elementi d'arredo (delle sedie e un lampadario) a rendere l'unione fra il potere regale e la sommossa popolare. Lo scontro, visivamente, potrebbe ricordare le dispute che insanguinarono l'Est-Europa alla fine degli anni ottanta e non solo.

Nel ruolo della Lady abbiamo, dunque, la miglior interprete attuale del repertorio. Anna Netrebko è perfetta per questo ruolo, avvantaggiata dalle telecamere, non certo per la vocalità (abbiamo avuto la recente sorte di ascoltarla nell'Anna Bolena viennese - leggi), ma per presenza di primi piani, che rendono palese la facilità dell'emissione e la naturalezza con cui il soprano russo riesce a eseguire tutti i passaggi d'agilità. La cavatina è proposta integralmente e fa da specchio alla scena del sonnambulismo, per partecipazione, interpretazione e perfetta resa scenica. Se la moglie è entusiasmante, non possiamo dire lo stesso per il consorte: Željko Lučić (Macbeth) palesa molti problemi nella gestione del fiato e risulta carente di squillo. È senza dubbio attore di livello e questo giova assai alla resa complessiva di un DVD che vede, quale punto debole, proprio l'interprete del ruolo del titolo. Di livello anche il Macduff del bravo Joseph Calleja, sempre partecipe all'azione e dotato di buon fraseggio. Forse l'unica pagina che lo vede meno passionale è proprio l'aria “Ah, la paterna mano”, ma il risultato non è affatto negativo. René Pape è un Banco di lusso e il miglior interprete possibile del ruolo, perfetto nella scena “Studia il passo...Come dal ciel precipita” e attore dall'irresistibile carisma anche quando non fosse impegnato nel canto.

La clocandina è ben completata da Raymond Renault (Duncano), Claudia Waite (Dama di Lady Macbeth), Noah Baetge (Malcolm), Moritz Linn (Fleanzio), James Courtney (Medico), Cristopher Job (Servo), Richard Bernstein (Sicario), Seth Malkin (Araldo), David Crawford (prima apparizione), Ashley Emerson (seconda apparizione), Jihee Kim (terza apparizione).

Straordinaria prova del coro della Metropolitan Opera House, diretto da Donald Palumbo e del corpo di ballo. Non di gran personalità, ma comunque efficace la concertazione di Fabio Luisi.

Dei numerosi collaboratori ricordiamo il regista, Adrian Noble; lo scenografo e costumista, Mark Thompson; il disegnatore luci, Jean Kalman e la coreografa Sue Lefton. Da ultimo abbiamo piacere a rammentare una figura purtroppo assente dai nostri teatri come quella del drammaturgo, che, in questo caso, era Paul Cremo.


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