L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

les pecheurs des perles

Il rito eterno

 di Andrea R. G. Pedrotti

G. Bizet

Les pêcheurs de perles

Damrau, Polenzani, Kwiecien, Testé

direttore Gianandrea Noseda

regia Penny Woolcock

orchestra e coro del Metropolitan di New York

New York, 2016

DVD Warner Classics-Erato 019029 58936 1 3, 2017

Negli ultimi anni la Metropolitan Opera House ci ha abituati a spettacoli che si staccano dai convenzionali (quanto superati) allestimenti che ancora troppo spesso si vedono nei teatri italiani. Altrettanto sovente capita che queste messe in scena siano ben più fedeli al testo originale, in quanto palesemente più pensate di talune produzioni talmente didascaliche da trarre in inganno l'occhio dello spettatore che, impreparato, non scorge la molteplicità degli errori presenti.

Per fortuna i massimi templi della musica internazionali raramente fallano in questo e, casomai la cosa accadesse, sarebbe solo per il coraggio di non tradire il significato del testo, adattando gli elementi significanti alla percezione della società contemporanea.

A un primo sguardo la scena iniziale, pensata da Dirk Bird e dalla regista Penny Woolcock, di questi Pêcheurs de perles potrebbe farci pensare di trovarci in una Ceylon ottocentesca, ma così non è. Da alcuni dettagli comprendiamo l'ambientazione contemporaea e quanto i costumi dell'India siano sommariamente immutati nei secoli, con le caste e le ritualità che i lettori italiani seppero conoscere tramite le pagine di Emilio Salgari.

Le cerimonie, le palafitte dei pescatori, le immagini delle divinità indù, la violenza e la sacralità del sacrificio, tema comune a molte civiltà antiche e non solo. La divinizzazione degli elementi naturali, forte allora come oggi, con Léïla sacerdotessa di Brahma, come il Brahmaputra, fiume sacro che va a gettarsi nelle acque del Gange. Splendide le proiezioni, specialmente durante il preludio, quando appare il fondale marino con i pescatori natanti e intenti a cercar le preziose creazioni delle ostriche. Quest'immagine ricorrerà poi, quasi fosse un ricordo della sacerdotessa, durante l'aria del secondo atto “Me voilà seule dans la nuit... Comme autrefois" con l'oscurità misteriosa delle profondità marine che si confonde con il parimenti infinito firmamento. Infinito come il sentimento e la melanconia di Léïla.

Efficace anche il finale del secondo atto, con l'arresto di Nadir, ordinato da Zurga, in preda alla gelosia.

Il terzo atto si apre in una specie di archivio fatiscente, che Zurga utilizza come ufficio per esercitare il suo potere. Bello lo stacco fra la calma che pare giungere, se non fosse per il ritorno di Léïla, capace di scatenare, ancora una volta, la gelosia che pareva si stesse sopendo. Ora anche lei è condannata a morte

Ogni quadro dell'opera viene salutato da proiezioni sempre più torbide e burrascose, pari al crescendo della tragedia, non tanto dei due amanti, ma di Zurga. Léïla e Nadir vengono cosparsi di benzina, pronti a essere condotti al rogo. La foresta brucia per mano di Zurga che, pentito, concede ai due la salvezza e si prepara a morire a sua volta.

La pregevole realizzazione scenica si avvale di un cast d'eccezione, nel quale il miglior elemento è senz'altro l'eccellente Zurga di Mariusz Kwiecien. Attore di prim'ordine, trasmette tutte le sfumature psicologiche del personaggio con encomiabile maestria, splendida l'esecuzione, all'inizio del terzo atto, dell'aria "L'orage s'est calmé...O Nadir, tendre ami de mon jeune âge" e il duetto successivo con Léïla. L'intensità struggente del finale ci riporta alla memoria quello del suo Onegin, già recensito su questa testata in un recente DVD dallo stesso teatro [leggi la recensione].

Bene anche il Nadir di Matthew Polenzani, il quale pare stia dimostrando la giusta maturità per dedicarsi a un repertorio lirico. Ottima l'esecuzione della celeberrima aria "À cette voix...Je crois entendre encore", in cui mette in luce la gestione dei fiati, l'espressione e le mezzevoci pregevoli.

Di livello pari ai colleghi la Léïla di Diana Damrau, intensa interprete, specialmente nelle parti più liriche e passionali, come nell'aria del secondo atto, anche se è nel terzo che si fa preferire, con la supplica a Zurga e il finale dell'opera.

Completava il cast Nicolas Testé come Nourabad.

Musicalmente l'anello debole è la concertazione di Gianandrea Noseda, il quale chiede all'orchestra sonorità fin troppo asciutte e un fraseggio poco incline a rendere il clima esotico e sacrale,  a tratti violento e brutale, del mondo delle caste indù, capaci di riportare alla memoria l'antica ritualità indoeuropea. Un esempio su tutti è il duetto fra Nadir e Léïla "De mon amie, fleur endormie", in cui la funzionalità della linea di Polenzani non è supportata dal fascino soffuso che si sarebbe auspicato dall'orchestra. Anche successivamente la freddezza esclusivamente algebrica della linea musicale sembra aver il sopravvento sul dramma, la suggestione e il trasporto.

La parte visiva era a cura dei citati Penny Woolcock (regia) e Dick Bird (scene) con Kevin Pollard (costumi), Jen Schriever (disegno luci), 59 Productions (proiezioni) e Andrew Dawson (direttore dei movimenti).

La registrazione è avventuta dal vivo il 16 gennaio 2016. Unica pecca in questo DVD di ottima qualità è l'assenza d'un elenco delle tracce a cui fare riferimento per l'ascolto o per facilitare l'individuazione dei singoli brani.