L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Sul filo del vuoto

 di Roberta Pedrotti

A. Berg

Wozzeck

Maltman, Westbroeck, Beekman, White

Marc Albrecht, direttore d'orchestra e concertatore

Krzysztof Warlikowski, regista

Netherlands Philharmonic Orchestra

Chorus of Dutch National Opera

New Amsterdam Children's Choir

Amsterdam, 23 marzo-6 aprile 2017

DVD Naxos, 2.110582, 2018

Ogni volta che ci si accosta alla vicenda di Wozzeck (o Woyzeck, nel dramma originale di Büchner) non si può non rimanere impietriti di fronte all'attualità geniale quasi visionaria di una pièce rimasta incompiuta nel 1837 e destinata a incarnare come meglio non si potrebbe lo spirito di quasi cent'anni dopo, a restare per molti versi vivo monito e tragedia anche nei nostri tempi. Non riesce a risultare datato l'alfiere della “povera gente” cui è negata perfino la possibilità di essere virtuosi, vessato, irriso, tradito, assassino suo malgrado. Non tramontano la sua follia e la sua miseria, né quelle della compagna Marie e del loro figlioletto, nel mutare dei tempi, anche perché fuori dal tempo è la scrittura di Berg, atonale nella sintassi interna, rigorosamente ancorata a forme classiche e barocche nella struttura.

Materia tanto preziosa e dolorosa, va, però, trattata con estrema cura. Il regista polacco Krzysztof Warlikowski possiede senz'altro tutte le competenze tecniche per svolgere al meglio il suo mestiere, è evidente dall'uso delle luci, dai dettagli della recitazione, dall'attenzione al particolare che mai viene sprecato affinché tutto torni nella narrazione (il rasoio con cui Wozzeck rade il capitano sarà l'arma del delitto, gettata nello stagno/acquario intorno al quale aveva conversato con Anders, nel quale si taglierà più o meno accidentalmente le vene e nel quale il bimbo getterà tutti gli organi del modello anatomico del Dottore). Tuttavia la collocazione dell'azione non riesce a convincere, ad apparire necessaria: è sostanzialmente coerente, ma debole, per di più viziata da due inserti all'inizio dei primi due atti (un saggio di ballo di sala per bambini, una filastrocca declamata dal figlio di Marie) troppo estesi e in odore di autoreferenzialità. Il mondo dello spettacolo, l'ambizione senza scrupoli, lo sfruttamento dei talenti infantili in un'immagine di falso candore (ed ecco apparire anche Topolino e Minni, probabilmente un'ossessione personale di Warlikowski, che li aveva inseriti anche nel Krol Roger di Szymanowski), una superficie dorata che copre l'orrore possono funzionare qua e là, ma non avvincono come ci si dovrebbe aspettare per un'opera come Wozzeck, che sembra raffreddata rispetto anche alla straordinaria prova degli interpreti. Difatti, se teatralmente quest'edizione non riesce a convincere appieno, troviamo sul palcoscenico una compagnia eccellente di cantanti attori e in buca un'ottima orchestra guidata con intelligenza da Marc Albrecht.

Christopher Maltman riesce a rendere credibile la tragicità del suo personaggio anche e perfino con la ridicola acconciatura biondo platino: ne fa quasi una maschera in contrasto con un rabbioso desiderio di rivalsa che sfocia in accenti di allucinata follia, senza che una sola nota perda il fuoco dell'esatta emissione, non sia ben timbrata e soprattutto musicalmente precisa e ben articolata. Nondimeno Eva-Maria Westbroeck presta a Marie una femminilità matura, sul punto di sfiorire, ferita, ma non doma, come la sua stessa vocalità piena e tornita. È una madre ambiziosa e affettuosa, è una donna provocante, ma a tratti spaventata dalle conseguenze delle sue stesse provocazioni. Basti pensare a come gestisce il rapporto con il Tamburmaggiore (un azzeccatissimo Frank van Aken), audace, leggera, spaventata e lusingata. C'è, poi, Sir Willard White, che spoglia il Dottore di ogni accenno caricaturale, e ne fa un gelido professionista, terribile quanto credibile e realistico; Marcel Beekam come Capitano e Folle è un uomo di spettacolo isterico e soverchiante, ma anch'egli capace di non scadere mai nella macchietta nell'abile uso del falsetto e di un fraseggio frastagliato. Tutto il cast merita, comunque, elogi: l'Andres di Jason Bridges, la Margret di Ursula Hesse von den Steinen, gli apprendisti di Scott Wilde e Morschi Franz, il soldato di Richard Prada. Fra tutti, una menzione speciale va al piccolo Jacob Jutte e al New Amsterdam Childen's Choir, che Warlikowski eleva a protagonisti anche oltre il rilievo già previsto da Berg. Discutibile potrà essere lo sviluppo dell'idea, che alterna buone intuizioni a ridondanze stucchevoli o cadute di tensione, ma davvero superlativa è la prova dei giovanissimi cantanti attori nei panni di bimbi costretti dallo showbiz (trasposizione delle gerarchie sociali e militari del Woyzeck?) nei panni di piccoli adulti.

Come già accennato, Marc Albrecht sul podio garantisce con gli ottimi complessi olandesi una lettura d'alto livello del capolavoro di Berg, suggerisce dramma e straniamento più di quanto il complesso del lavoro di Warlikowski, pur ottimo sotto il profilo tecnico sui singoli elementi, non riesca a rendere.


 

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