L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Il sesso degli angeli

di Roberta Pedrotti

G. Benjamin

Written on Skin

Hannigan, Purves, Mehta

direttore George Benjamin

regista Katie Mitchell

registrazione effettuata a Londa, Royal Opera House, Covent Garden nel marzo 2013

DVD Opus Arte OA 1125 D, 2019

DVD, Benjamin, Lesson in Love and Violence

Un delitto passionale dalle leggende medievali o dalle cronache del tardo rinascimento, protagonista un artista come vittima (il trovatore Guillem de Cabestany) o carnefice (Carlo Gesualdo di Venosa), cinque personaggi: il marito tradito e assassino è baritono, la moglie soprano, l'ospite amante controtenore, affiancati da un tenore e un mezzosoprano o controtenore. Sono molti, in apparenza, gli elementi in comune fra due opere nate nell'arco di meno di quindici anni ed entrate rapidamente nel repertorio dei teatri più attenti alla musica dei nostri giorni, Luci mie traditrici (1998) di Salvatore Sciarrino e Written on Skin (2012) di George Benjamin.

Le somiglianze, però, si fermano qui e ci ricordano semmai, come il teatro, e quello musicale segnatamente, condivida topoi e linguaggi ben riconoscibili nel tempo, mantenga salde le proprie radici e la propria identità, dimostri la sua natura vitale nelle molteplici realizzazioni del topos, negli innumerevoli testi che da comuni principi linguistici si possono sviluppare. Così, se Sciarrino sostanzia la sua drammaturgia nella dimensione onirica del suono e del madrigalismo dilatato, Benjamin con il suo librettista Martin Crimp fa il suo debutto sulla scena operistica con un gioco di scatole cinesi fra naturale e soprannaturale, straniamento e realismo, essere nel tempo e fuori dal tempo, negazione, libertà e scoperta come arte ed eros.

Tre angeli osservano il mondo, parlano un linguaggio contemporaneo nel cui vocabolario albergano con naturalezza aeroporti e parcheggi, ma hanno l'aria di non appartenere a nessun tempo, di abitare intermundia alieni dalle passioni e dai sensi umani. Né benevoli né malvagi, sembrano curiosi, diventano perfino tentatori, come di fronte a un esperimento curioso che potrebbe finire per alterare la loro stessa essenza quando decidono di puntare l'obbiettivo, e di condurre il pubblico, al medievo, nella casa di un anonimo Protector che considera la moglie - Agnes, l'unico personaggio a godere di un vero nome proprio - come una proprietà priva di libero arbitrio e personalità individuale. Uno degli angeli prenderà le sembianze di un Ragazzo, giovane artista incaricato dal Protector di istoriare un libro miniato con una sorta di Giudizio universale o di divina commedia in cui la famiglia del committente apparirà infine sfolgorante nella gloria del paradiso. Gli altri due angeli manipolano e osservano, intervengono nei panni di Marie, sorella di Agnes, e John, di lei fratello. 

Quel libro universale, quel libro del bene e del male che dovrebbe essere scritto (written) sulla pelle (on skin) intesa come pergamena, viene scritto in realtà sulla pelle viva e nuda dei corpi. L'angelo/Boy sperimenta la vita, sopravviverà - ovviamente - in quanto creatura celeste al coltello del Protector che gli strappa il cuore, ma non senza conseguenze per aver conosciuto fino alle estreme conseguenze le passioni, i sensi, l'amore e la violenza degli uomini, i loro sogni, i segreti nascosti, angelo senza sesso che scopre e fa scoprire il sesso ad Agnes, ma sfiora anche un bacio con il Protector. Così, questi, vede crollare le sue certezze, il suo possesso del prossimo come dei beni materiali gli sfugge, Agnes da oggetto si fa donna, cosciente di sé e del proprio corpo, fino alla morte. 

Forse ricordando che la leggenda di Guillem de Cabestany ispirò anche una novella del Decameron, e quindi un racconto inserito in una cornice narrativa, forse ricordando che il Protector e Agnes sono osservati dal punto di vista "sperimentale" degli angeli, Martin Crimp scrive un testo straniato, in cui i personaggi riferiscono sovente in terza persona le proprie battute, declamando anche le didascalie che descrivono le loro azioni o introducono i discorsi diretti. Tutto in un gioco sottilissimo di rimandi e tensioni erotiche e psicologiche che la musica di Benjamin sviluppa a sua volta con una scrittura cesellata e tutto rivolta alle dinamiche interiori, ai sottintesi pronti ad esplodere. L'economia - apparente - dei mezzi non fa che rafforzare l'inquietudine sospesa in un'atmosfera, onirica, rarefatta, non priva, anche nelle scelte timbriche, di suggestioni arcaizzanti, in cui l'intreccio di diversi punti di vista e piani narrativi non sfocia mai nel lezioso esercizio di stile, ma immerge via via in un inesorabile scandaglio della natura umana, quella di cui Agnes non era consapevole, che il Protector pensava di poter possedere e controllare, che gli angeli, in modo diverso, indagano ed esperiscono. 

La scrittura vocale, plasmata sul fluire naturale della parola e capace di affondare nel grave sensuale o sospendersi in rarefatti filati acuti, si sviluppa su misura per un cast che è, per quattro intrepreti su cinque, il medesimo della prima assoluta. Barbara Hannigan, Agnes, è un mostro di bravura e non si sa se lodare più la musicalità assoluta che piega il canto ad ogni sfumatura con adamantina precisione, l'emissione morbida e timbro suadente, il fraseggio intelligente, il magnetismo dell'attrice nella perfetta economia del gesto e dello sguardo. Non c'è da scegliere, peraltro, perché nell'artista tali qualità sono tutt'uno, come l'opera stessa nel suo fondere melos e dramma. Non minore è l'apprezzamento per Bejun Mehta come Boy impeccabile, intrigante, perturbante angelo sensuale e spirituale, né per il Protector di Christopher Purvers, che dalla ruvida autorevolezza dell'esordio lascia apparire tutte le incrinature di un personaggio più complesso di quanto non si creda. Allan Clayton è nondimeno persuasivo nei panni del terzo angelo (John), mentre l'unica a non aver preso parte alla prima mondiale di Aix en Provence, Victoria Simmonds si inserisce a sua volta perfettamente nell'insieme con lo spregiudicato secondo angelo (Mary).

Per fortuna nessuna interpretazione, nemmeno quella dell'autore stesso, potrà mai dirsi definitiva o insuperabile, ma di certo in questo caso la presenza di Benjamin sul podio di un'orchestra del calibro - e dell'attitudine al contemporaneo - di quella della Royal Opera House è già sulla carta una garanzia. La tensione palpabile, la cura minuziosa ed eloquente del dettaglio, l'avvincente visione d'insieme che ne traspaiono ne sono la conferma. Parimenti, il lavoro di Katie Mitchell si è con tutta evidenza sviluppato fianco a fianco con il librettista Crimp in totale comunione d'intenti e sensibilità: messa in scena che s'intende teatralissima anche per la distribuzione spaziale organizzata dalla scenografa Vicki Mortimer (in uno stesso edificio, l'abitazione del Protector e il bosco adiacente circondati da archivi e locali attuali popolati dagli Angeli), ma che pure regge a meraviglia una regia video cinematografica (Margaret Williams) grazie alla recitazione d'alta scuola di tutti gli interpreti. 

Non stupisce che il successo di questa produzione abbia spinto la Royal Opera House a commissionare a Benjamin e Crimp un'altra opera, Lessons in Love and Violence, riunita ora in uno stesso cofanetto DVD.


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