L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Chi non sa maravigliar

di Roberta Pedrotti

Intermedi della Pellegrina

testi di Giovanni de' Bardi, Ottavio Rinuccini, Giovanni Battista Strozzi, Laura Lucchesini

musiche di Cristofano Malvezzi, Luca Marenzio, Giulio Caccini, Jacopo Peri, Emilio De’ Cavalieri

Rossana Bertini (soprano), Elena Bertuzzi (soprano), Candida Guida (alto), Paolo Fanciullacci (tenore), Marco Scavazza (baritono), Mauro Borgioni (basso)

Modo Antiquo

Compagnia Dramatodìa, Coro Ricercare Ensemble diretto da Alberto Allegrezza

direttore Federico Maria Sardelli

regista Valentino Villa

Firenze, Giardino di Boboli, Palazzo Pitti, giugno 2019

DVD Dynamic 37856, 2020

Per la prima volta in DVD. Sulla carta, una splendida notizia, a conti fatti, dopo la visione, forse optare solo per un CD sarebbe stato opportuno.

Peccato, perché gli Intermedi della Pellegrina dovrebbero coinvolgere in massimo grado tutti i sensi. Perfino l'olfatto, ricorda Bettina Hoffmann nelle sue note di copertina: nel 1589, quando lo spettacolo coronò gli sponsali di Ferdinando de' Medici e Cristina di Lorena, acque odorose furono utilizzate strategicamente per completare la suggestione. E sì che gli Intermedi, come dice la parola stessa, non nascevano come pezzo forte dello spettacolo, bensì come divertissement, brevi scene coreutico-musicali da inserire fra gli atti di un testo teatrale. Assunsero, però, via via nel corso del XVI secolo un'importanza tale da sopravanzare quella della pièce cui erano destinati, per la complessità e la ricercatezza delle musiche, per lo splendore di danze e pantomime, per la meraviglia destata dalle macchine sceniche, tutti elementi determinanti anche per il nascituro melodramma, che vede proprio nei fantasmagorici Intermedi della Pellegrina (commedia altrimenti dimenticata dell'altrimenti dimenticato letterato senese Girolamo Bargagli) il suo fondamentale incunabolo.

Cosa succede, però, a Firenze quando si decide di rievocare la serata di quattrocentotrent'anni prima, potendo disporre di un concertatore del calibro di Federico Maria Sardelli e degli spazi meravigliosi dei Giardini di Boboli? Succede che lo spettacolo itinerante ideato dal regista Valentino Villa e dal suo staff butta via tutto il potenziale dell'operazione con un lavoro senza spessore, senza interesse, senza alcuna attrattiva visiva. Tutto si limita a inserire una sorta di telecronaca contemporanea – quantomai insipida e superflua – del royal wedding, cui il pubblico partecipa in piedi aggirandosi fra le pedane dove agiscono cantanti e mimi. I quali non fanno, peraltro, nulla d'interessante o di significativo. L'intento sarebbe forse quello di apparire ironici, magari dissacranti, ma ammesso, e non concesso, che i sei quadri allegorici atti a celebrare la nobile coppia fra i più eclatanti effetti speciali si adattino a una lettura comica, questa dovrebbe poggiare su ben altre qualità, su ben altro spessore interpretativo. Vedere i cantanti impennacchiati come in uno di quegli spettacoli amatoriali che nei teatri di parrocchia radunano parenti e amici divertiti perché sul palco agiscono amici e parenti non è esattamente il livello di ironia auspicabile per un testo e un contesto di questo tipo. L'impressione è più quella del vecchio baule delle recite dell'oratorio saccheggiato all'ultimo momento per una sfilata carnevalesca in cui non mancano nemmeno gli sbandieratori paesani (il blasone dei Bandierai degli Uffizi è ben camuffato nella durata estenuante di figure elementari ripetute ossessivamente).

Quel che è peggio è che un brutto che non è brutto poetico, brutto significativo, ma appare per lo più come un brutto misero e sciatto interferisce anche con la musica, non solo per il disturbo visivo (in partiture nate, viceversa, per sposarsi all'esaltazione visiva) ma anche per la dislocazione spaziale che, non trovando giustificazione estetica e drammaturgica, risulta solo penalizzante per complessi non sterminati. Peccato ancor maggiore perché la direzione di Sardelli è di finezza impagabile per quel che s'intende, il suo ensemble Modo Antiquo (e Bettina Hoffmann, grande musicista oltre che musicologa, fa bella mostra di sé con la sua viola da gamba) suona come sempre benissimo e dà la migliore dimostrazione di come il rigore filologico e la profondità intellettuale si esprimano proprio nel fascino dei colori e delle dinamiche, in un fraseggio sapiente e vivido, sia che si debbano evocare le atmosfere marine del mito di Arione, sia che si debbano nobilmente scatenare nel tripudio glorioso delle danze di corte.

Altro punto in favore di questa produzione sarebbe potuto essere, sempre sotto la guida di Sardelli, un parterre vocale (solisti Rossana Bertini, Elena Bertuzzi, Candida Guida, Paolo Fanciullacci, Marco Scavazza, Mauro Borgioni, coro Dramatodia e Ricercare Ensemble diretti da Alberto Allegrezza) in moderna confidenza con lo stile e soprattutto con la lingua, capace quindi di farci apprezzare il valore della parola cantata così come negli Intermedi è intesa da provetti madrigalisti come Malvezzi e Marenzio o padri del recitar cantando come Peri, Caccini e Cavalieri.

Si consiglia, rispetto al DVD, senz'altro la versione in CD, con l'auspicio che - anche a parità di budget ma con maggior ingegno - ci siano nuove occasioni per render giustizia alla spetatcolarità di questi Intermedi, cui tanto dobbiamo da quattrocentotrent'anni.


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