L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Sorride con Muti il Figaro nero di Mercadante e Romani

di Roberta Pedrotti 

S. Mercadante

I due Figaro

Buratto, Feola, Karayavuz, Stroppa, Cassi, Montanari, Poli, Zorzi Giustiniani

Philarmonia Chor Wien

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

direttore Riccardo Muti

Teatro Alighieri, Ravenna, 24 e 26 giugno 2011

3 CD Ducale / RMM DUC 045-47, 2012

 

Chi si fa logorare dalla perdita o dalla mancanza di potere non ha altro obbiettivo e altra risorsa del suo sterile esercizio. Per il vero artista e uomo di cultura, anche il più influente, l'imperium dovrebbe essere accessorio e non sostanza, l'autorevolezza consustanziale al valore e non un fine; nel caso di Riccardo Muti, addirittura, questi anni che seguono i quattro lustri trascorsi su uno dei sogli direttoriali più ambiti al mondo si sono rivelati una magnifica seconda giovinezza, nella quale la carriera del maestro campano-pugliese si è rigenerata lambendo nuovi progetti, nuovi obbiettivi, nuovi grandi risultati. Soprattutto, ha intensificato il lavoro con i giovani musicisti, ovvero l'attività che più si addice alla sua vocazione di mentore e guida e che gli permette talvolta di sortire esiti perfino superiori a quelli che ottiene con divi di più lungo corso. Dimostra anche una propensione innata per la commedia, felicemente valorizzata dalla frequentazione sempre più assidua di titoli brillanti, spesso misconosciuti come questo I due Figaro di Mercadante, autore sul quale gravano, nonostante la stima comunemente riconosciutagli, pregiudizi di scarsa ispirazione melodica, di limitato respiro cantabile. Questa partitura, immediatamente accattivante, afferma il contrario senza tema di smentite e semmai a un primo ascolto vi si potrà riconoscere l'abile continuatore di uno stile rossiniano che talvolta rasenta la citazione esplicita (La cenerentola riecheggià più volte), ma che non è mai maniera: la scrittura di Mercadante è troppo colta e raffinata per dare l'impressione del semplice epigono anche quando si pone inequivocabilmente all'interno di un percorso già tracciato. Il risultato è dunque di un'opera che insegna quanto il valore non stia nell'originalità e nella novità a ogni costo, ma che anche nella creazione à la façon de il vero artista si distingua. I due Figaro è godibile e non è superficiale, batte sentieri già battuti, ma lo fa benissimo nella penna di un autore che, nel complesso della sua opera, “non può certo dirsi un gambero” – per parafrasare le parole, autobiografiche, di Rossini. Il libretto che, in piena Restaurazione, parte da uno spunto intrigante trasformando Figaro, visto in precedenza o come servo scaltro di retaggio classico o come rivoluzionario emblema della nuova intraprendenza borghese, in un sordido traditore e tessitore d'inganni. Felice Romani si rifà a una commedia di Martelly per il testo già messo in musica nel 1820, quindici anni prima di Mercadante, da Carafa e il soggetto gli dà l'occasione per riprendere anche il tema già sviluppato nel Turco in Italia, e mutuato da Caterino Mazzolà, del poeta intento alla stesura di una commedia – o di un libretto d'opera – ispirandosi man mano all'evoluzione dei fatti reali. Il gioco divertito di rispecchiamenti, citazioni e ribaltamenti rispetto soprattutto alle Nozze di Figaro mantiene il ritmo – che privilegia nettamente gli assiemi sulle arie – sempre incalzante, il mestiere del grande librettista fuori discussione quand'anche il secondo atto risulti un po' macchinoso, con l'aggiustamento del finale in cui Figaro è alfine perdonato e riaccolto da Conte in virtù delle suppliche di Susanna, cosa che non avveniva nella prima stesura per Carafa, decisamente più dura nei confronti del factotum.

Se l'opera è però degna di nota, è per la qualità e la vitalità dell'intonazione di Mercadante, che Muti sposa in uno dei suoi sodalizi più felici. La scrittura colta gli si confà al pari della commedia, ed è evidente che il maestro per primo si diverta nel tirare le fila di questi bizzarro epilogo delle vicende del factotum sivigliano, trovi terreno fertile per il suo humor peculiare. La brillantezza, la vis, la precisione, la scintillante sensualità e la leggerezza danzante con cui l'opera ci è restituita sono la traduzione dell'entusiasmo del maestro nel lavoro con l'Orchestra giovanile Luigi Cherubini, con un cast di giovani freschi e fidati, affiatatissimi, autentici attori di commedia. Primadonna di spirito è Eleonora Buratto, cui spetta il ruolo centrale – anche per impatto virtuosistico – di Susanna, ma al suo fianco – in un'opera in cui sono le figure femminili a condurre decisamente il gioco – non impallidiscono certo l'ottima Inez, rampolla Almaviva, di Rosa Feola, né i due mezzosoprani: la Contessa di Asude Karayavuz e soprattutto il Cherubino di Annalisa Stroppa, cresciuto e fattosi scaltro al punto da spacciarsi credibilmente per secondo Figaro, anche se Mercadante, in omaggio a Mozart e contrariamente a Carafa che ne faceva ormai un virile baritono, mantiene la scelta del travesti. Il Figaro vero e proprio è Mario Cassi, pressoché identificatosi con il personaggio, sia nella sua veste rossiniana, sia in quella mozartiana, sia ora in questa diversa prospettiva “nera”; baritono è pure il poetastro Plagio, e Omar Montanari lo serve anch'egli assai bene, al pari, del resto, dei due tenori, Antonio Poli (il Conte) e Anicio Zorzi Giustiniani (Torribio, sordido complice di Figaro, cacciatore di dote che contende con l'inganno a Cherubino la mano di Inez). A tutti siamo grati d'un ascolto gustosissimo galvanizzato da un Muti in grandissima forma, motivato sia dal lavoro con giovani musicisti, sia dal contributo alla riscoperta di un grande autore, tutto proteso al servizio della musica e della commedia intesi come corpo unico e indivisibile. Di qualità la ripresa sonora, elegante il design del cofanetto (giusto un po' cupa la scelta iconografica, con una foto di Muti bellissima ma più accostabile a un Fidelio o a un Macbeth), di qualità i testi d'accompagnamento nel ricco libretto. Non possiamo che auspicare una testimonianza discografica simile delle grandi riscoperte mutiane di questi anni, in primis le venture e vagheggiate La rappresaglia ed Ecuba.


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