L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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I vecchi e i giovani

di Roberta Pedrotti

Giuseppe Verdi

Simon Boccanegra

Nucci, Iveri, Meli, Scandiuzzi, Piazzola

direttore Daniele Callegari

regia Giorgio Gallione

Parma, Teatro Regio, marzo 2010

DVD Unitel Classic A00 008959, collana TUTTO VERDI, 2012

Nel volgere di pochi anni sono uscite, per case diverse, ben tre edizioni in DVD di Simon Boccanegra che proponevano, da teatri e con cast diversi, il medesimo spettacolo ideato registicamente da Giorgio Gallione, con le scene e i costumi di Guido Fiorato e le luci di Bruno Ciulli. Prova significante di un'apprezzabile tendenza alla circuitazione, senza sprechi inutili, di allestimenti di provata efficacia come questo, solido, essenziale, ma capace di cogliere con buon gusto la suggestione dei carrugi, delle ripide pendenze, dei colori e delle atmosfere della Superba. Certo, però, al momento della pubblicazione di un DVD, la parte visiva ha la sua importanza non secondaria, e per giustificare l'interesse verso tre Boccanegra visivamente pressoché identici devono concorrere spiccati valori nel cast e nella concertazione. Dopo l'edizione Arthaus da Bologna (Frontali, Giannattasio, Gipali, Prestia, Vratogna, Mariotti), quella Dynamic da Palermo (Frontali, Nizza, Fraccaro, Furlanetto, Myshketa, Auguin) giunge ora per Unitel questa da Parma con Nucci, Iveri, Meli, Scandiuzzi e Piazzola diretti da Callegari e, a dispetto della tradizione che vuole ormai oggi il Boccanegra come opera d'elezione del direttore, sono proprio le voci – alcune voci – a costituire l'attrattiva principale del video. La bacchetta di Callegari è come sempre solida e professionale, teatralmente efficace e attenta alle esigenze del palcoscenico, anche se non illuminante o particolarmente poetica; non può, però, non essergli reso merito se in teatro si creò una di quelle alchimie sottili e rare, se scattò una di quelle scintille di commozione autentica innescate da un felice incontro di concause magari singolarmente impercettibili e imperscrutabili. Così è stato nel duetto dell'agnizione del primo atto, in cui un Leo Nucci in stato di grazia ha superato se stesso per intensità e immedesimazione, ancor più toccanti forse, paradossalmente, proprio perché quello del Doge corsaro è stato uno dei ruoli meno frequentati dal baritono di Castiglion De' Pepoli. Più che interiorizzato per effetto d'una lunga, simbiotica, convivenza, il personaggio pare studiato e conquistato con la consapevolezza dell'artista esperto e maturo, ma con la freschezza e il rigore d'un primo approccio, cosicché ritroviamo un Nucci particolarmente concentrato e ispirato, musicalmente attento, intensissimo e moderno nel fraseggio, cui si perdonano volentieri occasionali portamenti e un paio di suoni leggermente calanti. Per l'attore valga solo l'espressione del volto e il lieve tremolio della mane mentre ascolta il racconto di Amelia “Orfanella il tetto umìle” ed estrae il ritratto dell'amata Maria. 

Accanto al grande veterano splendono due emergenti, Francesco Meli e Simone Piazzola. Il debutto del primo come Gabriele Adorno fu e resta eclatante, inaugurando un percorso che dopo i primi approcci al Verdi più lirico (Oronte, Alfredo, Duca di Mantova) puntava ora direttamente ai successivi traguardi di Riccardo, Manrico ed Ernani. Il tenore genovese è gagliardo e spavaldo come non mai; sicuro di sé si gode la spettacolare corona sul Si bemolle di “Pel cielo! Uom possente sei tu!” e riesce a non scadere nel cattivo gusto. Tale è lo splendore della voce, l'ardore del fraseggio, che lo sfoggio dell'acuto suona liberatorio, non circense. La parte lo trova pronto ed efficace, parimenti, sia nell'impeto e nel lirismo dell'aria, sia nel raccoglimento del duettino con Fiesco, nella passione, nel furore e nella consapevolezza. Questa fu una delle recite rivelatrici della piena maturità di Meli. Un'altra graditissima sorpresa fu quella di Simone Piazzola, allora venticinquenne e al primo cimento – almeno nella mia esperienza personale – nel quale abbia mostrato quella solidità, quella maturità artistica, quella freschezza e incisività di mezzi che ne fanno oggi una delle più concrete speranze del canto baritonale verdiano. Il suo Paolo Albani è uno dei più rilevanti della discografia. Completano il cast un altro veterano e un'altra giovane. Roberto Scandiuzzi è stato uno dei più grandi Fiesco, forse il più grande italiano dopo Siepi, ma è colto qui in fase calante, sono già molti i segni di stanchezza e non ripropone i vertici d'eccellenza di solo pochi anni prima. Tamar Iveri è un'Amelia Grimaldi / Maria Boccanegra nel complesso affidabile, anche se – unica non madrelingua del cast – la dizione è poco chiara, il fraseggio di conseguenza non sempre incisivo e approfondito come si vorrebbe, e il canto non possiede quella dolcezza, quella pienezza e quella fluidità che si auspicherebbero per conferire la debita autorità e complessità all'unico personaggio femminile dell'opera, uno dei più affascinanti e forse sottovalutati dell'intera produzione verdiana. Una prova onesta la sua, che ben s'inserisce comunque nel contesto. Ottima la prova del coro, buona l'orchestra e assolutamente godibili le riprese e in generale la cura tecnica del DVD.


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