L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Un baritono al Bazzini

 di Roberta Pedrotti

Si è conclusa il 28 febbraio la seconda edizione del Concorso lirico internazionale Bazzini di Brescia: la giuria presieduta da Rolando Panerai incorona il baritono Sungjin Lee, ma molte sono state le voci interessanti ascoltate.

MONTICHIARI 28 febbraio 2016 - Nove finalisti, un primo e un secondo premio, due terzi premi ex aequo, la pergamena del premio del pubblico e quella al più giovane. In questo annuncio potrebbe condensarsi tutta l'esperienza di un concorso di canto? Certo che no, perché un concorso – un concorso serio e onesto, ovviamente – è molto di più. È l'occasione per un giovane artista di mettersi alla prova, confrontarsi con colleghi in maniera costruttiva, misurare la propria preparazione tecnica e artistica, mettere alla prova la propria tenuta nervosa, la propria resistenza, fare il punto della situazione raccogliendo qualche spunto e qualche consiglio. L'importante è che vi sia la consapevolezza che non tutto dipende dal raggiungimento del gradino più alto del podio, che mille possono essere le variabili essendo umani i cantanti (che possono essere più o meno in forma, più o meno pronto) e umani i giurati (che possono, sempre in buona fede, avere o meno la giusta intuizione al momento giusto), che un no oggi può essere uno stimolo a migliorarsi, riflettere e trionfare domani, o, nel peggiore dei casi, a non illudersi se talento e mezzi dovessero mancare. Viceversa, un sì oggi è un punto di partenza, un segno di fiducia per proseguire sulla via dell'arte. E, anche se le qualità ci sono ed emergeranno, non vincere un giorno significa semplicemente avere accanto in quel momento colleghi concorrenti che sono stati in grado di convincere maggiormente, non significa non avere rosee prospettive sui palcoscenici.

Questa premessa è quella che sempre ci si ripete e si condivide quando ci si trova nella giuria di un concorso, si parla con i ragazzi, li si ascolta, si sente la responsabilità di avere in mano un tassello importante nel mosaico delle loro vite artistiche e personali.

È la premessa vissuta anche al secondo Concorso Bazzini di Carpenedolo e Montichiari (BS), intitolato al compositore bresciano che fu fra gli insegnanti di Puccini ed esordì alla Scala con l'oggi dimenticata opera Turanda. La giuria presieduta da Rolando Panerai e composta dal basso Paolo Battaglia, dal soprano Fiorella Burato, dall'agente Beatrice Ferraro, dalla regista Vivien Hewitt, dal segretario artistico del teatro Grande di Brescia Raffaella Murdolo e dalla sottoscritta, Roberta Pedrotti, in intense e appassionate selezioni, ascoltando oltre settanta cantanti, ha selezionato i nove finalisti che si sono esibiti nella cornice deliziosa del teatro Bonoris di Montichiari domenica 28 febbraio.

Al termine del concerto, è stato decretato vincitore il giovane baritono coreano Sungjin Lee, proveniente dall'Accademia della Scala, studi fra Italia e Germania, ottima dizione, sicurezza d'emissione, buon gusto: ha convinto in finale con “Io morrò” da Don Carlo e “Nemico della patria” da Andrea Chénier, ma si era fatto apprezzare nelle selezioni anche in “Ah per sempre io ti perdei” dai Puritani, confermando una versatilità che non si confonde con la genericità, ma dimostra una buona formazione artistica e professionale. Seconda Shin Je Bang, coreana di nascita e italianissima di studi con Raina Kabaivanska, che ha offerto in concerto una bella interpretazione, comunicativa e finemente musicale, di “O ma lyre immortelle” alla Sapho di Gounod, confermando le sue qualità anche in “Acerba voluttà “dall'Adriana Lecouvreur. Terzo premio ex aequo, si è detto, ancora a due coreani: Sunghee Shin si è distinta sia per la rara qualità contraltile della voce sia per la raffinatezza del repertorio, che spaziava da Mozart (“Va', l'error mio palesa” da Mitridate) a Rossini (“Cruda sorte” dall'Italiana in Algeri in finale, “Perché turbar la calma” da Tancredi in semifinale); Bum Joo Lee ha fatto apprezzare il bel modo di porgere e la sicurezza con cui ha affrontato “Mamma, quel vino è generoso” da Cavalleria rusticana e “Nessun dorma” da Turandot in finale, “Cielo e mar” dalla Gioconda in semifinale.

Finalista più giovane, nemmeno diciannovenne, e premiata anche dal pubblico per la freschezza del canto e il promettente talento è Marta Pluda, che ha aperto il concerto con “Voi che sapete” dalle Nozze di Figaro, cui è seguito il brindisi “Il segreto per esser felici” dalla Lucrezia Borgia. Anche nelle prove precedenti, con il Romeo belliniano e il Sesto mozartiano, aveva affermato una buona impostazione di mezzosoprano privo d'artifizi e forzature, ricco di musicalità.

Se i premi ufficiali si chiudono qui, val la pena ricordare il talento notevole di Marta Mari, soprano pucciniano di appena ventitre anni che nell'arco delle selezioni ha dimostrato di avere tutte le carte in regola, tecniche musicali e artistiche, per emergere in futuro, nonostante un piccolo calo fisico proprio in occasione della finale. E parimenti non si possono che pronosticare approdi interessanti per Angela De Lucia, che in ambito belcantistico (ha presentato arie, fra l'altro, da Lucrezia Borgia, Così fan tutte, Tancredi, queste ultime anche in finale) ha dimostrato un temperamento teatrale non comune, un'incisività che se ben calibrata potrà dare belle soddisfazioni.

Applausi ha meritato anche il soprano Hayoung Yoo, musicalità raffinata e morbidezza d'emissione, interprete di “Comme autrefois” dai Pêcheurs de perles e “Donde lieta uscì” dalla Bohème; il tenore Wu Wei si è fatto notare nelle eliminatorie per l'intelligente interpretazione di “Dies Bildnis ist bezaubernd schön” da Die Zauberflöte, gestendo i propri mezzi con accortezza anche in un repertorio (“Che gelida manina”, “Ah lève-toi soleil”) forse non altrettanto congeniale. La scelta di un programma equilibrato per rappresentare la propria personalità artistica e le possibilità professionali calibrando con cura il repertorio è, d'altra parte, uno dei momenti più importanti e delicati nella preparazione di un concorso da parte di un giovane cantante.

Al pianoforte sedeva il direttore artistico del concorso, Alessandro Trebeschi, eccezion fatta per Marta Mari, accompagnata da Stefano Ghisleri.

Al termine della serata un infaticabile Rolando Panerai ha elargito, con la sua verve toscana, consigli ed esempi a tutti i giovani finalisti, omaggiati, con la giuria, anche di fiori e alcuni volumi sulla storia e i beni artistici locali, a ricordo di un'esperienza si spera costruttiva in un piovoso ma sempre suggestivo basso Garda bresciano.