L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

uri caine ensemble

L'anima jazz di Gershwin

 di Roberta Pedrotti

Omaggio a George Gershwin a Bologna con l'Uri Caine Ensemble e la sua versatilità nel rileggere, attraverso le diverse anime del jazz, le anime di New York e del suo più grande compositore. Il concerto è compreso nei cicli Grandi interpreti e America Novecento del Bologna Festival.

BOLOGNA 30 aprile 2016 - Esattamente un secolo fa, nel 1916, George Gershwin otteneva il suo primo ingaggio a Broadway dopo aver pubblicato la sua prima canzone, When You want 'Em you can't get 'Em. Non poteva darsi, dunque, occasione migliore, per celebrare l'International Jazz Day del 30 aprile in un cartellone sostanzialmente classico come quello del Bologna Festival, che dedicare una serata all'autore di Porgy and Bess.

Un concerto con Rhapsody in blue o An American in Paris affidato a una duttile orchestra sinfonica con direttori e solisti specializzati ma, per lo più, d'estrazione classica sarebbe parso, senza dubbio la soluzione più semplice, più scontata. Il destino dell'affascinante mondo di Gershwin, a cavallo fra i diversi volti della musica d'arte e commerciale, fra radici ebraiche, musical, jazz, tradizione colta occidentale, sembra esser quello di venire tirato per la giacchetta ora verso il grande auditorium ora verso la music hall. Le principali istituzioni sinfoniche lo incorporano nel proprio repertorio, anche con esiti eccelsi, al pari di certo Bernstein: integrandolo con Beethoven e Brahms in diverse gradazioni accademiche, più o meno scanzonate.

Il Bologna Festival, invece, chiama un gruppo Jazz puro, colto e blasonatissimo come l'Uri Caine Ensemble e rifocalizza l'attenzione su una radice fondamentale della musica di Gershwin.

Poche parole, le scuse per un lieve ritardo iniziale, la presentazione degli interpreti, una battuta su Donald Trump a esorcizzare il comprensibile imbarazzo di uno statunitense per l'ingombrante candidato alla Casa Bianca: così Uri Caine scandisce un programma che si articola fra song e sessioni strumentali in un omaggio perfettamente centrato, nonché ideale apertura del ciclo America Novecento, uno dei fulcri della rassegna Il Nuovo l'Antico del Bologna Festival 2016.

Uri Caine al piano con Ralph Alessi alla tromba, Chris Speed al sax tenore e al clarinetto, Joyce Hammann al violino, Mark Helias al contrabbasso e Jim Black percussionista rompono il ghiaccio con una spumeggiante rilettura di Rhapsody in Blue, un gioco di scambi in cui il tocco agilissimo e acuto di Caine si diverte fra improvvisazione, rigore, botta e risposta con tutti gli eccellenti compagni di avventura.

Poi cominciano ad apparire le voci: la classe di Barbara Walker, con il suo calore contraltile elegantissimo, lo swing, la comunicativa, la magnetica elasticità musicale è, inevitabilmente, una stella della serata, per quanto il gusto del gioco di squadra jazzistico prevalga sempre sulle singole individualità, che sanno rimbalzarsi i riflettori con perfetto affiatamento.

Diversa e complementare la vocalità di Theo Bleckmann, con quel timbro chiaro e sottile tutto versato al gioco sperimentale, flirtando impertinente con il microfono per ottenere effetti sempre nuovi e differenti, come a plasmare il suono e sottolineare quel continuo scambio fra la musica cosiddetta colta dell'ultimo secolo e tutte le forme che il jazz ha via via assunto. Così, da sessioni più classiche, sempre nel segno di Gershwin, si arriva a chiudere il programma con aromi di free jazz più che mai prossime all'avanguardia. Il confine è labile, ma, d'altra parte, a cosa serve un confine se non a permettere un dialogo delineando gli interlocutori? A cosa se non ad attraversarlo con consapevolezza costruttiva?

Agli spartiti sul leggio si accoppia la gioiosa libertà, e ora prevalgono gli uni ora gli altri, come si amalgamano, si accostano, si distinguono tradizione e innovazione nelle diverse radici, così splendidamente sintetizzate, dell'originale linguaggio di Gershwin.

Il clima è parimenti concentrato e festoso, il pubblico numeroso, attento e partecipe. Unico neo della serata, forse dovuto a una non perfetta dimestichezza con il genere, l'amplificazione, che talora sembrava non rendere a dovere gli equilibri sonori interni all'ensemble, talora è incappato in fastidiose saturazioni.


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.