L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Norma e i fantasmi

 di Federica Fanizza

Il fantasma della Norma della Callas, rievocato ma esorcizzato dall’autorevole prestazione, nel ruolo della protagonista, di Marina Rebeka, coadiuvata da tutto il cast e dall’autorevole direzione musicale di Fabrizio Maria Carminati

TRIESTE, 29 gennaio 2016 - Quando un teatro propone di mettere in scena la Norma di Vincenzo Bellini corre il rischio di evocare fantasmi di Norme passate e presenti, soprattutto quando questo teatro conserva memoria di una produzione che nel 1953 ebbe come protagonista quella che rimane nell’immaginario collettivo la Sacerdotessa di Irminsul per eccellenza, Maria Callas, un fantasma ingombrante e talvolta scomodo con cui confrontarsi se non si ha la sicurezza dei propri mezzi e la personalità per esorcizzarlo e quindi vincerlo.

Venerdì 29 gennaio, al Teatro Verdi di Trieste, si è assistito al debutto nel ruolo della protagonista del soprano lettone Marina Rebeka. Nell'intervista rilasciata al quotidiano triestino Il Piccolo, pubblicata il giorno della prima, annunciava di volersi confrontare con Maria Callas, che del personaggio aveva fatto il suo alter ego. Certamente, confrontarsi con la Norma callassiana significa anche rischiare un po’ di presunzione, ma anche impostare tutto il lavoro di ricerca sulle sonorità più drammatiche riappropriandosi dello stile, del fraseggio, delle agilità più propriamente belcantistiche, specie se si tratta di una vocalità come quella della Rebeka, che proviene dal mondo rossiniano, che ha dato voce alle eroine femminili di Maometto II (Anna Erisso) e Guillaume Tell (Mathilde) a Pesaro e ha affrontato ruoli (come Violetta o Donna Anna, per esempio) comunque più lirici che schiettamente drammatici. Quindi, grande motivo di interesse costituiva questo debutto un ben ponderato, di fronte a un pubblico genuino di appassionati e fedeli abbonati in un teatro periferico - ma alla ricerca ambiziosa di rilancio con la nuova sovrintendenza di Stefano Pace - e in vista di approdi internazionali. Marina Rebeka, infatti, indosserà i panni della sacerdotessa nella prossima stagione al Metropolitan di New York.

Trionfo per la protagonista, serata segnata dal successo per tutto il cast in una produzione condotta nel solco della tradizione: la Rebeka ha reso Norma esaltandone l'autentica drammaticità attraverso il belcanto nel fraseggi, nella cura dei recitativi e dei cantabili, specialmente nei duetti con Adalgisa. Un lunghissimo applauso, quasi liberatorio da parte del pubblico, ha accolto la sua “Casta Diva” facendo subito capire quale sarebbe stato l’esito della serata.

L'allestimento collaudato di Federico Tiezzi con scene di Pier Paolo Bisleri da un’idea dell’artista romano Mario Schifano e costumi di Giovanna Buzzi, ripreso da Oscar Cecchi, ha contribuito alla resa della serata: creato nel 1991, coprodotto dai teatri di Bari, Bologna e Trieste, è essenziale negli elementi scenici che evocano il neoclassicismo pittorico e architettonico coevo alla creazione dell'opera e ripropone l'antica arte dei sipari d'autore, qui con fondali ripresi dai progetti di Mario Schifano, andati distrutti nell'incendio del Petruzzelli, avvenuto proprio dopo le prime recite di questa produzione.

La direzione musicale affidata a Fabrizio Maria Carminati è stata certamente uno dei motivi del successo: ha saputo gestire con grande professionalità e maestria il palcoscenico seguendo il canto, senza perdere di vista la musicalità belliniana fra accese sonorità e momenti più lirici, coadiuvato dallOrchestra del Verdi, che ha confermato di essere compagine di grande livello, e dal Coro, preparato con autorevolezza, data da una lunga esperienza in vari teatri lirici italiani, da Fulvio Fogliazza.

Questo successo, abbiamo detto, è condiviso con tutti gli interpreti.

Al fianco di Norma, nel ruolo di Pollione, il tenore spagnolo Sergio Escobar, già noto al pubblico triestino, che affronta l’aria del primo atto con un po’ di apprensione, rimane in precario equilibrio sul finale, riuscendo, però, nel corso della rappresentazione a mantenersi nel solco della correttezza senza cedere alla tentazione di un canto stentoreo e risultando, viceversa, convincente e autorevole proprio nei duetti e negli assieme con Norma.

Si è accennato a una rappresentazione nel corso della tradizione: infatti la parte di Adalgisa era affidata alla giovane russa, Anna Goryachova, che ha puntato su sonorità contraltili, profonde, anche rispetto alle tinte mezzosopranili che la consuetudine ha attribuito a un ruolo pensato da Bellini per soprano. La Goryachova si è comunque imposta proprio dando spessore al contrasto rispetto al canto della protagonista.

L’autorità del sacerdote Oroveso era sostenuta dal giovane basso Andrea Comelli con sicurezza ed emissione vocale più che corretta; da menzionare le prestazioni del tenore Motoharu Takei (Flavio) e del mezzosoprano Namiko Chishi (Clotilde), in sostituzione, quest’ultima, dell’annunciata Hanna Yevtiekhova.

Il secondo cast annuncia come Norma il soprano Saioa Hernandez, che sarà la protagonista di Luisa Miller in marzo sempre al Verdi, e come Pollione il tenore Rubens Pellizzari.

Pubblico entusiasta ha premiato con lunghissimi applausi equamente distribuiti tutti gli artefici dell’evento in un autentico trionfo culminato in un omaggio d'altri tempi: la finale pioggia di fiori esorcizza i fantasmi del passato e iscrive nel novero delle Norme future il nome di Marina Rebeka.

foto Visual Art