L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Divi a Londra

 di Gina Guandalini

Nella vivacissima attività teatrale londinese si distinguono l'omaggio a Burt Bacharach (Close to You) al Piccadilly Circus e la ripresa di The Mikado di Gilbert & Sullivan all'English National Opera nella fortunata produzione di Jonathan Miller, che festeggia le oltre duecento rappresentazioni. Nel frattempo, fra gli altri, Liam Neeson porta in scena al Dominion La guerra dei mondi.

Close to You

Close to You: Bacharach Reimagined  è lo spettacolo che tiene banco da più di un mese a Piccadilly Circus, nell’ipercentralissimo Criterion Theatre. Una trentina dei più popolari e accattivanti motivi degli anni Sessanta e Settanta, tutti scaturiti della mente di Burt Bacharach sono stati rielaborati, “ri-immaginati” dall’originale performer canadese Kyle Riabko. E’ un viaggio solo apparentemente confusionario: le scene di Christine Jones e Brett J.Banakis fanno lì per lì pensare a un grande deposito di lampade, pianole, vecchi divani. Ma lo spazio è intelligentemente utilizzato e variato da una regia firmata Steven Hoggett, dalle luci di Tim Lutkin, e da una mezza dozzina di giovani e scatenati musicisti e vocalisti – oltre a Riabko, Daniel Bailen, Greg Coulson, Stephanie McKeon, Anastacia McKleskey, Renato Paris, James Williams. Tutti  bravissimi nel  rivestire di attualità i “sempreverdi” di Bacharach e a creare un vero, instancabile carosello di memorie.

Le canzoni bacharachiane  - quasi sempre con le parole di Hal David - sono moltissime e hanno segnato la storia della musica. Chi si ricordava che Magic Moments, immortalata da Perry Como alla fine degli anni ’50, era sua? E che era composta da lui What’s new Pussycat? (la folle farsa di Clive Donner e Woody Allen). Questi due hits sono stati accolti dal pubblico con una ovazione fin dalle prime note. E  come creatore di melodie e tunes Bacharach si presta benissimo alla riorchestrazione e alla rilettura rock. Proprio come ci viene promesso sul marquee del teatro, tutti usciamo canticchiando  I’ll never fall in love again, Close to you, Do you know the way to San Josè. Questo concerto spettacolare ha avuto la benedizione del compositore stesso – oggi ottantasettenne -  che ha dichiarato “E’ una lettera d’amore ed è davvero insolita. Mi piace moltissimo!”

The Mikado (e altri divi)

Al Coliseum Theatre l’English National Opera ripresenta un cavallo vincente, The Mikado della ditta Gilbert & Sullivan, nella messa in scena di Jonathan Miller (ripresa da Eliane Tyler-Hall). Miller abolisce ogni riferimento al Giappone che non si trovi, ineliminabile, nel libretto e nella musica, eccezion fatta per la famosa onda di Ho-kou-sai come sfondo. Così lo scenografo Stefanos Lazaridis e la costumista Sue Blane ci offrono un sontuoso hotel termale del 1929 tutto bianco e panna, perfetto per una pièce di Noel Coward o per un film di Fred Astaire, e uno sciame di flappers, di giovanotti con paglietta e di fattorini d’albergo con il berrettino a tamburello intenti a ballare freneticamente come in uno show di Busby Berkeley.

Nel 2003 a Venezia assistemmo a un’operetta divertente ma interminabile. Qui due soli atti scorrono frizzanti, a un motivo ne segue un altro, e se la direzione del giovane Fergus McLeod stenta un po’ a ingranare, i cantanti sono molto bravi e immersi nei loro assurdi ruoli. A cominciare dal tenore Anthony Gregory, “primo amoroso” di classe e dalla sua innamorata Yum-Yum, che è la sexy Mary Bevan, bravissima anche come soprano ( è suo il più bel numero della partitura, la sfacciata romanza sul sole e sulla luna che apre il secondo atto). Il Mikado è interpretato nientemeno che da Robert Lloyd, basso veterano dell’universo operistico, qui enorme come un Botero e molto spiritoso. Nel ruolo chiave di Ko-Ko c’è un altro veterano, il baritono Richard Suart, che nel monologo in cui il suo personaggio elenca chi non sarebbe male giustiziare crea una lista all’ultima moda, assemblata da quotidiani e rotocalchi; e ci mette Donald Trump, i liberali inglesi ( “che però purtroppo non esistono”), l’attrice Diana Rigg, e alla fine tutti quelli che fanno i selfies con apposito bastoncino allungante.

Lo citiamo perché la sera del 4 febbraio al cinema Odeon di Leicester Square c’era tappeto rosso ( in realtà blu!) per la prima britannica di quella baraonda di film che è Zoolander 2; e l’attore americano Ben Stiller ha platealmente indugiato a scattare selfies insieme ai fans,  servendosi di una stecca da selfie così lunga e arzigogolata che è finita – dicono - nel Guinness dei primati. Altri divi?  Liam Neeson porta in scena al teatro Dominion una nuova versione della Guerra dei mondi e forse si fa preferire ai predecessori Michael Rennie e Tom Cruise. Con grande gioia della nostra affascinante musicista Nair, che è a Londra per assorbire  ogni particella del prestigioso showbiz locale.

The Mikado, foto di Tristam Kenson