L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Tre ore, due opere, due frasi

 di Luis Gutierrez

 

Omaggio a Federico Ibarra per il suo settantesimo compleanno all'Ópera de Bellas Artes di Città del Messico. In scena gli atti unici El pequeño príncipe (1988) e Antonieta (2010).

CITTA' del MESSICO, 18 febbraio 2016 - La Ópera de Bellas Artes ha deciso di celebrare il settantesimo compleanno di Federico Ibarra presentando in un'unica serata due sue opere in un atto. La prima, El pequeño príncipe (1988) con libretto di Luis de Tavira composto da dieci scene più o meno slegate, più o meno basate sul romanzo omonimo di Antoine de Saint–Exupéry; la seconda, Antonieta (2010) con libretto di Verónica Musalém, è ispirata alla vita di Antonieta Rivas Mercado (1900–1931).

Il compositore messicano ha composto otto opere e una cantata in forma di oratorio. Ha vinto tutti i premi possibili per un musicista in Messico, ma, senza dubbio, essendo gradevole è molto poco noto fuori dal Paese. Di fatto, solo su Wikipedia si riesce a trovare un articolo dedicato a li, dopo averlo cercato in molti dizionari e guide internazionali di musica e, soprattutto, d'opera.

Benché fosse la mia prima esperienza con le due opere, ho avuto la sensazione di averne già udita la musica. Melodie, tonalità, ritmi e tavolozza orchestrale mi facevano pensare di star ascoltando qualcosa di Korngold, per esempio, ma senza il talento di Korngold. Oserei dire che la miglior musica si sia intesa nell'interpolazione di due versi di Plaisir d’amour di J.P.E. Martini in Antonieta. È assai probabile che molti vorranno mettermi al rogo, ma mi azzardo a sostenere che sarà molto difficile vedere allestita un'opera di Ibarra su scene professionali fuori dal Messico.

El pequeño príncipeaveva la regia di Luis Miguel Lombana con scene di Paula Sabina, costumi di Nuria Marroquín e luci di Víctor Zapatero. Si rappresenta un aereo precipitato in un deserto e posto su una piattaforma attorno alla quale si svolgono le dieci scene più o meno slegate del libretto. Al termine dell'opera, il velivolo decolla verso il suo destino, una volta riparato dal pilota e dal suo aiutante, il piccolo principe.

Il soprano Nadia Ortega nei panni del principino e il baritono Enrique Ángeles hanno svolto in maniera più che soddisfacente il loro compito musicale e attoriale. L'intervento di Anabel de la Mora, soprano di coloratura, come il fiore del principe ci ha mostrato una bella voce e una buona capacità di cantare nelle tessiture più alte. Al termine della sua “aria” si è inteso l'unico applauso a scena aperta. Sarà che il pubblico è affascinato dalla musica che si muove sulle vette? Probabilmente sì. La stessa Anabel de la Mora ha interpretato l'acqua del pozzo, che, però, non aveva note acute e non ha riscosso applausi. A mio parere è stata la miglior cantante dell'opera. Gli altri personaggi sono stati cantati adeguatamente da Hugo Colín (tenore) come narratore, Carla Madrid (soprano) come volpe, Héctor Valle (tenore) come serpente e Sergio Ovando (baritono) nei panni dell'astronomo turco.

La prima parte durava soltanto un'ora. Al termineabbiamo subito un'altra ora d'intervallo, praticamente. La ragione è che le due opere avevano allestimenti del tutto differenti, eccezion fatta per la cura delle luci. E se questi fossero stati due, di certo l'intervallo si sarebbe prolungato ancora di un'altra ora, benché il Palacio de Bellas Artes sia stato “aggiornato” cinque anni fa. In un teatro con meno risorse tecniche e lo stesso sindacato di macchinisti, l'intervallo, dunque, sarebbe durato almeno tre ore.

E seguiva Antonieta. Molte volte noi esseri umani presumiamo che tutto il mondo conosca la nostra storia, i nostri eroi e le nostre eroine, perfino le nostre icone. Credo sia questo il caso di Antonieta Rivas de Mercado figlia dell'architetto Antonio Rivas Mercado, che scolpì la vittoria alata comunemente detta “l'angelo” che corona il monumento all'indipendenza, colonna eretta a coronare la celebrazione del centenario dell'autonomia del Messico nel 1910. Antonieta si distinse come mecenate e per essere la compagna di José Vasconcelos, politico che realizzò l'indipendenza della Universidad Nacional de México e che partecipò, senza vincere, a più elezioni in un paese appena uscito da una rivoluzione e dalla guerra cristera. Infine compì l'atto per cui è più nota sparandosi un colpo con la pistola di Vasconcelos nel cuore, mentre camminava intorno a un altare di Notre Dame a Parigi. Si dice sia stato il primo suicidio commesso nella cattedrale parigina. Tutto quello che ha preceduto questo evento l'ha resa un'icona artistica, politica e anche femminista in Messico.

L'opera inizia con il suicidio, seguito da un'analessi sulla sua vita in cui scopriamo le conversazioni infantili con il padree le prime esperienze amorose (è qui che Antonieta canta Plaisir d'amour), le celebrazioni del centenario (in una scena estremamante lunga e insensata), la sua esperienza di mecenate e politica fino a tornare là dove l'opera ha avuto inizio, al suicidio. Accanto ad Antonieta e a sua padre, le allegorie di potere, amore e arte fanno da contrappunto alla narrazione dell'eroina.

José Antonio Morales ha svolto un ottimo lavoro registico, disegnando anche le scene in collaborazione con Rosa Blanes, a sua volta creatrice dei costumi. Comegià detto, Víctor Zapatero ha curato le luci. L'intenzione di Morales era di rpesentare la vita della protagonista nel modo più chiaro possibile e l'ha ottimamente realizzata.

Il mezzosoprano Grace Echauri ha offerto una prova eccellente, benché il suo canto risulti piuttosto asciutto; il baritono Jesús Suaste nei panni del padre (che sembrava Venustiano Carranza in persona, non potevo evitare di dirlo) ha recitato con la discrezione richiesta dal ruolo. I cantanti ch impersonavano le allegorie erano il baritono Jesús Ibarra, il Potere, il soprano Zaira Soria, Amore, e il tenore Gerardo Reynoso, l'Arte. il timbro e il fraseggio di Reynoso mi fanno desiderare di rivederlo in un ruolo più importante in un prossimo futuro. Ibarra a sua volta ha avuto una serata eccellente e credo d'aver udito solo delle difficoltà per Zaira Soria nella gestione di una linea vocale assai acuta per la sua voce.

La direzione di Iván del Prado è stata assai buona in generale, benché in due o tre momenti ha lasciato che l'orchestra liberasse tutta la sua forza sommergendo Antonieta. Il coro, diretto da Christian Gohmer ha convinto specialmente in Antonieta, nelle interminabili feste per la celebrazione dell'indipendenza.

Anche se le due opere durano in tutto due ore e un quarto, sono uscito dal teatro tre ore e mezza dopo essere entrato ricordando giusto un paio di frasi, una per opera – nella prima il principino che si rivolge al fiore “quel che mi dici non mi permette di conoscerti”; nella seconda Antonieta che si chiede “quando finirà l'incubo”. Allo stesso tempo sentivo un sapore di mal messicano in bocca per un pensiero che m'inquietava: perché mai dovremmo partecipare tutti alle feste altrui?


 

 

 
 
 

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