L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

Dall'alto al basso

 di Suzanne Daumann

Andrea Chénier a Monaco di Baviera: il regista Philippe Stölzl rispetta il contesto storico sviluppando uno sguardo contemporaneo sull'opera e i suoi protagonisti. Ambrogio Maestri è magnifico e Anja Harteros la regina della serata, mentre Jonas Kaufmann non appare al massimo della forma. Omer Meir Wellber si dimostra un maestro minuzioso ed energico, che lascia vibrare e scintillare parecchi dettagli di una partitura che convince soprattutto per la sua funzionalità. 

leggi la recensione della recita del 18 marzo con Luca Salsi 

MONACO di BAVIERA, 31 luglio 2017 - Nella nuova produzione della Bayerische Staatsoper, il regista Philippe Stölzl rispetta il contesto storico sviluppando uno sguardo contemporaneo sull'opera e i suoi protagonisti. Una scenografia sobria e assolutamente chiara giustappone "quelli in alto" a "quelli in basso" e nel primo quadro, nel castello di Coigny, i domestici vivono la loro miserabile esistenza al di sotto dei loro padroni, in ambienti inferiori che lasciano già intravedere il ribaltamento della situazione e le prigioni della Rivoluzione. Tappezzerie e vesti sontuose color champagne, lassù tutto è luminoso e accogliente, laggiù tutto cupo e misterioso; la Contessa di Coigny, altezzosa e superba come si conviene, interpretata con bravura da Doris Soffel - il quadro della società aristocratica e oziosa è perfetto. Il poeta Andrea Chénier e la contessina Maddalena stridono un po' in questo contesto, lui con le sue vesti un po' lise e il suo pensiero prerivoluzionario, lei per l'abito bianco piuttosto semplice e per la sua vaga voglia di libertà espressa nel suo lamento per sete lussuose e corsetti. È questo incontro di idee che dà inizio all'improbabile storia d'amore che seguirà. Nondimeno, questa storia è solo una delle sfaccettature di un'opera che tenta di raccontare la Storia attraverso delle storie.

Così, nel secondo quadro, noi siamo a Parigi, in pieno Terrore, e la scena mostra simultaneamente le vie cittadine, un bordello, in basso, in quelle che saranno le prigioni, un lazzaretto e l'abitazione di Chénier proprio dove sarà la sua futura cella. L’antico servitore Carlo Gérard si rivela come il vero protagonista della vicenda: divenuto il braccio destro di Robespierre, deve trovare Maddalena, di cui è innamorato, e Chénier, di cui è geloso e che sospetta d'avere idee che "tradiscono" la rivoluzione. Ferito da Chènier in duello, lo copre, tuttavia, e gli salva la vita, e quando Maddalena gli offre, più tardi la sua virtù in cambio della libertà di lui, decide di rinunciare alla donna tanto amata. Malgrado il tardivo sostegno, Chénier è condannato a morte e Maddalena decide di morire con lui. A margine di questa vicenda, l'opera ne inanella altre, in particolare quella della Vecchia Madelon, un'anziana donna che ha perso tutta la sua famiglia e arriva, tuttavia, a sacrificare anche il suo ultimo nipote all'armata rivoluzionaria. Elena Zilio l'interpreta e canta la sua toccante aria con tale esattezza e convinzione che tutti i cuori materni si sono sbriciolati un po' in sala e da far pensare a tutte le madri di figli sacrificati per una causa, allora e oggi.

Carlo Gérard è incarnato questa sera da Ambrogio Maestri, in luogo di Luca Salsi, e il pubblico non ha perso nulla nel cambio. Maestri è magnifico, voce baritonale ampia e timbrata, intonazione perfetta, impersona perfettamente questo anti-Scarpia nel suo sviluppo e nelle sue contraddizioni. Magnifica del pari è Anja Harteros nel ruolo di Maddalena. Questa contessa è la regina della serata: canta ogni pagina con forza ingenua, la sua voce pura e accattivante segue la linea melodica con tanta grazia che le ovazioni alla fine dello spettacolo sono ampiamente meritate. Jonas Naufmann, Andrea Chénier, non è proprio al massimo della sua forma questa sera. Attore consumato, recita la sua parte alla perfezione come sempre, tuttavia lo si sente un po' stanco,un tantino routinier, e se i suoi celebri pianissimi sono fini e tenuti come sa fare, pena un po' nel forte. Il fatto che l'orchestra, soprattutto nella prima metà dello spettacolo, abbia un'irruenza piuttosto guerriera e tenza a coprire i cantanti non aiuta, in verità. Jonas Kaufmann è Jonas Kaufmann, e il beniamino dei bavaresi merita ampiamente gli applausi calorosi del suo pubblico.

Omer Meir Wellber, una volta che la musica gliene offra occasione, si dimostra un maestro minuzioso ed energico, che lascia vibrare e scintillare parecchi dettagli di una partitura che convince soprattutto per la sua funzionalità. 

Una bella produzione, dove tutto quadra, una bella sera d'estate a Monaco. Bravi tutti, grazie! 

foto © Wilfried Hösl