L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

michele mariotti e viktoria mullova

Bagliori boreali

 di Roberta Pedrotti

Tutto dedicato a Sibelius il concerto della stagione sinfonica del Teatro comunale diretto da Michele Mariotti. Se Viktoria Mullova brilla, però, soprattutto nel fuori programma bachiano, l'orchestra dimostra un lavoro serio e approfondito che potrà dare buoni frutti futuri.

BOLOGNA 22 aprile 2017 - Con placida acribia, Sibelius sembra sempre impegnato a combinare fra loro piccole idee musicali, pezzi del puzzle d’un paesaggio scandinavo, senza però la profonda problematicità di un Bruckner. Questo inno lirico ai cieli boreali, alle nevi perenni, alle atmosfere traslucide, alle foreste e al calore rustico e variopinto delle tradizioni popolari, si dipana facilmente in una dimensione più estetica che speculativa o drammaturgica. Qui ha dunque buon gioco l’elegante discrezione espressiva di Viktoria Mullova, che di esuberante può vantare prima di tutto un suono magnifico, morbido e lucente, la carta perfetta da calare nel Concerto per violino e orchestra del compositore finlandese. Purtroppo, forse in serata non ottimale, non si distingue sempre per intonazione cristallina, con qualche sbandata piuttosto evidente nei bicordi più ardui, sicché la sua lettura fatica ad ammaliare al di là del fascino timbrico indiscutibile. Apprezziamo molto di più il bis bachiano, notevole per chiarezza, esattezza, finezza.

Le esigenze estetiche di Sibelius sono anche un ottimo banco di prova, un’autentica palestra, per un complesso sinfonico e si percepisce tutto l’impegno della compagine guidata da Michele Mariotti per esplorarne al meglio il campionario sonoro attraverso il quale si articolano le due partiture. Più che nel Concerto, nel quale tutto finisce per ruotare intorno alla solista, ciò emerge nella Seconda sinfonia, che si segnala per una ricerca spesso fortunata di compattezza, negli archi soprattutto; per un lavoro sulla sostanza del pianissimo, sul colore e la consistenza, inizialmente più rustici e via via anche più lucidi, a evocare bagliori boreali.

I tempi e le dinamiche si alternano con morbidezza, senza scatti brucianti, come si confà all’indole placida e meditativa dell’autore nazionale finlandese, il cui afflato nazionale – specie nel Finale – risulta inevitabilmente attenuato ai temperamenti nostrani, concentrati soprattutto sulla tornitura di un’identità sonora.

Tutto il teatro Comunale riserva franchi applausi a solista, direttore e orchestra nell’arco della serate, anche se non pare innamorarsi dallo stimabile Sibelius. Sentimenti che non possiamo non condividere.