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Talento e determinazione

 di Roberta Pedrotti

Un ottimo concerto finale conferma la crescita continua del concorso pianistico Andrea Baldi: come sempre di grande interesse le categorie dedicate ai giovanissimi (che si distinguono anche per costanza: ascoltata due anni fa fra gli under 11, Sofia Mari, pur non presente questa sera, è ricomparsa quest'anno fra i primi premi della categoria C, fino ai 12 anni). Sempre d'alto profilo la giuria, con Pietro De Maria (presidente), Boris Bekhterev, Oliver Kern, Alberto Nosé, Maria Perrotta

BOLOGNA, 4 giugno 2017 - Di anno in anno, il Concorso Andrea Baldi, fondato e diretto dal pianista Sandro Baldi, è cresciuto molto, con serietà e continuità. Le giurie di alto profilo, composte in gran parte da pianisti in attività già premiati nelle maggiori competizioni internazionali, hanno da subito costituito una rarità particolarmente attrattiva per i talenti più giovani, tant'è vero che spesso le sorprese più eclatanti, fra i vincitori, venivano dalle categorie dei più piccoli, dai quindici anni in giù. Quest'anno non ha fatto eccezione e fra l'infanzia e la prima adolescenza abbiamo ascoltato prove davvero notevoli, basti pensare al bel Debussy offerto da Eleonora Mercaldo, intrigante interprete per i suoi appena dieci anni, cui ha risposto con un Beethoven pieno di grazia e freschezza il coetaneo Filippo Alberto Rosso. Ha colpito profondamente Vittorio Maggioli anche per la musicalità, la gestione intelligente di temi e variazioni, la personalità del tocco nel primo tempo (qualche taglio è stato reso necessario perché la durata complessiva del concerto non esorbitasse) della Sonata K331 di Mozart: dodici anni, unico vincitore con il punteggio pieno di 100/100 e un talento che potrà offrire grandi soddisfazioni. Non è da meno il quindicenne Lorenzo Famà, che affronta a testa alta, con padronanza tecnica davvero ragguardevole, il virtuosistico Studio n.2 di Liszt dai Grandi Studi di Paganini. 

Merita una nota a parte la categoria A, che valorizza giustamente anche i ragazzi il cui approccio alla tastiera è avvenuto alle scuole medie a indirizzo musicale, che non possono avere la confidenza con lo strumento di chi lo accarezza quasi dalla culla, ma che tuttavia, con passione e caparbietà, ne fanno parte della loro formazione. Qualcuno di loro, magari, proseguirà gli studi musicali e forse riuscirà a farne una professione, a intraprendere una carriera, ma comunque sia è un altro il messaggio: studiare musica è importante di per sé, è utile di per sé, non dev'essere una pratica riservata solo al futuro concertista. Non si insegna a scrivere solo a chi potrà diventare un nuovo Alighieri, Manzoni, Calvino; studiare la matematica non ha il solo fine di formare futuri Einstein; così saper leggere un pentagramma, saper muovere le mani su uno strumento può far parte del bagaglio culturale di una persona anche senza una qualche immediata e concreta "utilità". Si tratta di un arricchimento culturale prima ancora che di un addestramento professionale. Poi, non è affatto detto che anche chi arriva più tardi a una disciplina non possa raggiungere risultati anche più alti di chi la coltiva dall'infanzia più tenera. Quale possa essere il loro futuro, meritano un plauso sia Elisabetta Mele (primo premio assoluto), attenta e composta interprete di due Invenzioni a due voci di Bach, e Valentina Mantovani, altro primo premio e vincitrice del premio Andrea Baldi per la migliore esecuzione nella sua categoria di uno dei preludi scritti a soli dieci anni dal promettente musicista prematuramente scomparso alla cui memoria è intitolato il concorso. Questi piccoli pezzi - vicini per certi versi al minimalismo con le loro iterazioni, i loro ritmi ossessivi in cui si incuneano variazioni, dettagli melodici, alterazioni armoniche - possono tendere diverse insidie e offrire diverse possibilità: Valentina, con il piglio caparbio d'una forte personalità, appare energica, quasi martellante; poco dopo Eleonora Mercaldo (vincitrice anch'essa del premio Baldi nella sua categoria) darà una lettura assai diversa, molto più mossa e sfumata sotto il profilo dinamico, mettendo ulteriormente in luce il suo freschissimo talento.

Dalla Svizzera italiana e dall'Austria vengono due belle ragazze non ancora maggiorenni, vincitrici ex aequo della categoria E: Susanna Braun nelle Variazioni Abegg di Schumann e Lydia Mayr nella Soirée de Vienne n. 2 di Schubert/Liszt dimostrano entrambe gusto, eleganza, fluidità di fraseggio, chiarezza di lettura e maturità d'interpreti.

Giungiamo, così, alla categoria F, quella riservata ai pianisti ai pianisti fino ai trentacinque anni, professionalmente più maturi e strutturati, e abbiamo la conferma di quella crescita di cui parlavamo in apertura, giacché è in questa fascia soprattutto che un concorso d'alto livello, per affermarsi, deve confrontarsi con una ben radicata concorrenza internazionale. Il primo dato significativo è l'abbassamento dell'età dei premiati: ventisei anni Miho Ohashi (97/100) e solo ventuno Lorenzo Mazzola (primo premio assoluto con 99/100), il che, naturalmente, moltiplica le prospettive di sviluppi futuri. In secondo luogo, non meno importante, i due vincitori sono parsi, sotto il profilo artistico, fra i più interessanti fra quelli ascoltati negli scorsi anni nella medesima categoria. Ohashi si è fatta apprezzare per l'intelligente comprensione poetica dell'enigmatica e ardua Isola delle sirene dalle Métopes di Szymanowski, il bergamasco Mazzola ha imposto, a sua volta, la matura consapevolezza nell'approccio alla Sonata n. 7 di Prokof'ev, purtroppo, per ragioni di tempo, ridotta ai soli secondo e terzo movimento, ma egualmente eloquente sia nel lirismo intenso e inquieto dell'Andante caloroso, sia nel frenetico, sossessivo e visionario Precipitato. Artisti da riascoltare, perché dimostrano, oltre ala preparazione tecnica, curiosità e sensibilità intellettuale, qualità che fanno la differenza.

Alla serata era presente Elena Nefedova, che due anni fa vinse il primo premio assoluto con un punteggio di 100/100 [leggi] e oggi si sta felicemente lanciando in una brillante carriera: chiamata sul palco ha scambiato qualche simpatica battuta con Alberto Spano, presentatore della serata, e ha rivolto un sincero augurio, come un'ideale madrina, i colleghi premiati in quest'edizione. Un'edizione, lo ribadiamo, dal livello complessivo davvero appagante.


 

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