L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Heiner Goebbels e Gianni Gebbia

Labirinto nel suono

 di Roberta Pedrotti

In memoria di Mario Zanzani, storico promotore della musica sperimentale sotto le Due Torri, un concerto nel festival Bologna Modern propone brani anche inediti di Tiziano Popoli, Heiner Goebbels e Gianni Gebbia.

BOLOGNA, 18 ottobre 2017 - Il festival Bologna Modern è nato nel 2016, ma i linguaggi musicali della contemporaneità, anche quella più sperimentale, hanno una radicata tradizione sotto le Due Torri. Una delle sue espressioni più consolidate è AngelicA, un vero e proprio laboratorio sperimentale aperto a tutta quella ricerca che, come gli angeli, non si può, né ha senso, ingabbiare in un genere. Ne fu promotore e direttore Mario Zanzani (1948-2007), dalla prima edizione nel 1991 fino alla morte prematura.

Oggi, a dieci anni dalla scomparsa, Bologna Modern, rassegna in cui il Comunale e AngelicA si incontrano, lo ricorda con un concerto nella sala del Bibiena. Un concerto curioso, sospeso fra sperimentazione e amarcord, aperto in maniera significativa con una prima assoluta del bolognese Tiziano Popoli (1955) che è una sorta di Requiem laico dal titolo evocativo: Labirinto nella notte.

E labirintica davvero è la scrittura di Popoli, che domina un panorama potenzialmente eclettico senza soccombere alla varietà, bensì giostrandola nel comun denominatore di una malinconia affettuosa, di un’elaborazione del lutto che sonda il mistero senza rinunciare alla piacevolezza, perfino all’ironia del ricordo. Sortisce infatti un curioso effetto l’accostamento degli archi del Comunale, che si esprimono anche in ampie frasi romanticheggianti, con due theremin, strumenti elettronici ideati nel 1919, rivoluzionari, all’epoca, e progenitori di una numerosa discendenza. Oggi il loro suono risulta insieme archeologico e familiare, come i mille effetti cinematografici a cui è associato e a cui siamo assuefatti, enfatizzando così la particolare atmosfera dell’omaggio a un paladino della sperimentazione musicale scomparso ormai da un decennio. Parimenti il mosaico di testi sacri, tradizionali, letterari variamente declamati e intonati da un soprano, da una voce maschile e una femminile non impostate e dal coro di voci bianche delinea un percorso lucido e accorato, ispirato da pathos sincero.

Nella seconda parte si succedono senza soluzione di continuità, ma in una simmetria concentrica, pagine di Heiner Goebbels (1952), uno dei più significativi compositori contemporanei tedeschi e legato da antica consuetudine ad AngelicA e a Zanzani. In the Country of last Things I e II, su testo di Paul Auster e in una versione inedita per organico e traduzione italiana, racchiudono i debutti delle Invenzioni a due e tre voci e a tre e quattro voci, eseguite da Goebbels al piano con il sax soprano del co-autore Gianni Gebbia, che racchiudono a loro volta la Suite for sampler and orchestra (1994). Quest’ultima pulsa come una suite postmoderna che nel modello bachiano, riconoscibile nell’orchestra benché talora degenerato e conflagrato in ostinati e frammenti, innesta suoni, fragori, rumori. Battiti di guerra o di lavoro, di degrado o di pura materia, che collidono e combattono con le danze della suite in una dialettica senza vincitori né vinti.

Attorno a essa, a mo’ d’intermezzi, le Invenzioni guizzano non senza una certa ironia, come quando il sax di Gebbia sembra giocare a far la voce di Paperino. Le “ultime cose” avvolgono quest’elaborazione di contrasti tragici e grotteschi in un’atmosfera straniata e surreale, passo dopo passo dopo passo, quasi meccanicamente, senz’altro pensiero, in un mondo alienato. Una sorta di apocalisse intellettuale in cui si schiudono, come in un sogno, la fisicità, la storia, il tempo.

Nel pubblico si riconoscono d’istinto gli habitué di AngelicA, una comunità ben viva e appassionata che si mescola a curiosi frequentatori d’altri repertori. Tutti, alla fine, tributano un caloroso applauso a tutti gli interpreti (Ermanno Cavazzoni, voce recitante, Anna-Maria Hefele, soprano Valeria Sturba e Vincenzo Vasi, voci, elettronica e theremin), agli autori/esecutori (Gebbia con sax e oggetti, Goebbels al piano, Popoli al campionatore) ai complessi del Comunale (l’orchestra e il coro preparato da Alhambra Superchi), al concertatore Aldo Sisillo.

L’applauso forse più caloroso è però quello, che in apertura, punteggia il ricordo di Mario Zanzani presentato da Nicola Sani con l’ausilio di un breve frammento video.

foto Massimo Golfieri