L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Natale spagnolo

 di Giuliana Dal Piaz

L'ensemble canadese di musica antica chiude la programmazione del 2017 con un concerto dedicato alla tradizione musicale americana di lingua spagnola che accoglie elementi precolombiani e nativi.

TORONTO, 8 dicembre 2017 - L’anno si chiude per l’ensemble di musica antica The Toronto Consort, e lo fa con un gioiellino di ricerca filologica – una specialità dell’infaticabile direttore artistico David Fallis – nel mondo di conquista, e poi di lingua, spagnola, sulla musica natalizia tradizionale. Come si legge nelle note al programma, i conquistatori spagnoli – e soprattutto i frati francescani che li accompagnavano – notarono la ricchezza e la varietà delle musiche indigene, ed ebbero la saggezza di conservare molti dei ritmi originali incorporandoli a quelli della tradizione cristiana. Una volta consolidata la colonia, quando si suonavano in chiesa i villancicos, le tipiche nenie spagnole di Natale che avevano accolto anche elementi della tradizione precolombiana, la gente correva ad ascoltarli in massa, inclusi i pigri inguaribili e i non praticanti.

Per quest’occasione si aggiungono al normale ensemble la tripla arpa barocca della giovane Julia Seager-Scott, arpista presso la Stratford Festival Orchestra, il bajón – che, simile e contemporaneo alla dulciana, è un fagotto – di Dominic Teresi, le chitarre, barocca e rinascimentale, di Lucas Harris e le percussioni dell’argentino Rodrigo Chávez. La voce di mezzosoprano è stavolta quella di Vicki St. Pierre, reduce da un'apparizione al Barbican Centre di Londra e da una serie di successi nazionali e internazionali. Sempre straordinari Alison Melville, il cui flauto barocco riesce a “cantare” come una voce umana, e Ben Grossman, le cui mani volano sul tamburello o sul tamburo e suonano stavolta – quando tutti gli artisti sfilano tra il pubblico per dare inizio al concerto – anche una sonagliera indigena.

Gli autori dei brani sono per noi praticamente degli ignoti compositori del XVI e XVII secolo, tranne Ariel Ramírez (1921-2010), che nei tre frammenti di Navidad nuestra (Los pastores, Los Reyes Magos, e La Huida, ispirata alla fuga in Egitto) dà una versione moderna alla tradizione dei villancicos. Solo tre i pezzi esclusivamente strumentali: Chacona in Do di Ribayaz, nell’arrangiamento dell’arpista Seager-Scott, la danza Xácaras, e infine Gaitas & Folías gallegas in cui si avverte chiaramente l’eco delle Follie di Spagna.

Bello il suono dell’arpa barocca, meno sdolcinata di quella moderna. Particolarmente interessanti le percussioni apportate da Rodrigo Chávez, che hanno compreso un enorme tamburo di pelle bovina, due grezzi tamburi di misura media e medio-piccola, e una caja (letteralmente una cassa, abbastanza alta da servire come sgabello), utilizzata in America Latina dagli schiavi neri per dissimulare il più tipico degli strumenti musicali africani; si sono anche aggiunti agli strumenti di Chávez alcuni fischietti imitanti il canto di uccelli varî.

Le prime tre opere vocali sono in lingua indigena: Hanacpachap cussicuinin in quechua, la lingua degli Inca che si parla ancora in vaste zone del Sudamerica, dal Perù, l’Ecuador, la Bolivia e la Colombia meridionale, al settentrione di Argentina e Cile; Xicohi, ninna nanna in lingua náhuatl (la lingua degli Aztechi) il cui manoscritto è stato trovato presso la Cattedrale di Oaxaca in Messico, e Tleycantimo, scritto in un misto di náhuatl e spagnolo. Tutti gli altri brani seguono lo schema tradizionale del villancico (il nome trae origine dai canti e le danze dei villani, i contadini) con la contrapposizione fra l’estribillo (ritornello), interpretato da tutti, e las coplas, versi cantati dai solisti di turno con varietà di ripetizioni. Si tratta all’origine di composizioni popolari profane che solo a partire dalla Controriforma assumono il carattere nettamente religioso che hanno tuttora. Una menzione a parte merita il brano Serafín que con dulce harmonía con Variaciones Marizápalos, nel quale voci e strumenti si armonizzano perfettamente: inizia con un bell’assolo di flauto a cui fanno seguito l’assieme e il controcanto vocale, sottolineato dalla voce grave del bajón e poi da quella dell’organo a due tastiere con differente registro.

Ammirevole la duttilità dei cantanti, il cui repertorio include molto di rado testi in spagnolo, che sono invece riusciti a pronunciare con lodevole precisione: sembra facile a noi italiani ma è molto difficile per gli anglofoni! L’aggiungersi della bella voce piena e sonora del mezzosoprano St. Pierre, che canta inoltre con molta vivacità e senso dello humour, ha dato particolare risalto al trio di voci femminili.

 

Trinity-St.Paul’s Centre (8-10 dicembre). The Toronto Consort. NAVIDAD: A SPANISH CHRISTMAS - musiche di Juan Bocanegra, Gaspar Fernándes, Ribayaz, Joan Cererols, Anonimi del 16º e del 17º secolo, Francisco Guerrero, Francisco Escalada, Fabián Ximeno, Francisco de Vidales, Juan de Araujo, Ariel Ramírez.

The Toronto Consort: Michele DeBoer, soprano; David Fallis, Direttore artistico e tenore; Ben Grossman, percussioni e sonagliere; Katherine Hill, soprano; Paul Jenkins, tenore e organo; Terry McKenna, chitarra barocca e liuto; Allison Melville, flauto; John Pepper, basso.

Artisti invitati: Rodrigo Chávez, percussioni, churango e fischietti; Lucas Harris, chitarra barocca e chitarra rinascimentale; Julia Seager-Scott, arpa barocca; Vicki St.Pierre, mezzosoprano; Dominic Teresi, bajón.


 

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