L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Oriente fantastico e reale

 di Stefano Ceccarelli

Il maestro Antonio Pappano, che inanellerà una serie di tre concerti prima delle festività natalizie all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, appresta per questo primo evento un programma studiatissimo: un primo tempo dedicato a Georges Bizet, con la Sinfonia n. 1 in do maggiore e una suite dalla sua Carmen, poi un secondo costruito su Aleksandr Borodin, con la Sinfonia n. 2 in si minore e le Danze polovesiane da Il Principe Igor. I due hanno in comune un talento particolare per la pittura folkloristica musicale e un’intima vena orientaleggiante, delle migliori. Il concerto è un successo.

ROMA, 14 dicembre 2017 –Di ritorno dalla londinese Semiramide, il maestro Antonio Pappano, prima dei due importanti recital prenatalizi di Flórez e Kaufmann, è impegnato in un bel concerto che si divide fra Bizet e Borodin. Un concerto equilibrato, un dittico ben studiato che a una sinfonia vede seguire musiche tratte dai capolavori operistici di ambedue i compositori, con una particolare attenzione per le musiche corali, che ci permettono di gustare un’eccellente performance dei cori regolari dell’Accademia.

Si inizia con la Sinfonia n. 1 di Bizet: un gioiello per lo più sconosciuto, opera di un diciassettenne enfant prodige che si mette in gioco in una sinfonia che è più uno studio che una partitura pensata effettivamente per una pubblicazione (il suo recupero si deve infatti a Jean Chantavoine, nel 1933, fra gli archivi del conservatorio di Parigi): gli echi di Haydn, Beethoven, Mozart, Rossini emergono con chiarezza impressionante. Pappano la dirige magnificamente, fin dallo spumeggiante Allegro vivo (I), dove l’orchestra mostra un suono incredibile, nei colori, nei timbri, come pure nei volumi: è un tripudio di echi che volano dal tardo-Haydn al primo-Beethoven, di eccellente fattura. Il secondo movimento (Adagio) è di una bellezza abbacinante e di straordinaria originalità: composto in maniera magistrale, si struttura su una lunga melopea orientaleggiante dell’oboe (un erotico sussurro di una bella odalisca immaginaria, una di quelle di Ingres o Delacroix), screziata e seducente, con sviluppi timbrici magnifici con tutta l’orchestra. Pappano carezza la melodia con incredibile sensibilità, dirigendo magnificamente lo sviluppo, le varie riprese, con gli archi in notevole smalto, i respiri del pezzo, la fuga. Il tema dell’Oriente immaginario, lo vedremo, la farà da padrone per tutto il concerto. Benissimo fa anche, Pappano, nell’Allegro vivace, dagli scoperti echi beethoveniani, con l’agreste Trio di rarefatta bellezza; e il finale (IV), smagliante e rutilante, dove ancora il direttore ci fa gustare la sua arte. Un colpo di bacchetta e siamo trasportati nelle esoticamente spagnole atmosfere di Carmen, di un oriente sensuale, più carnale: la suite scelta da Pappano comprende infatti il preludio, il terzo entr’acte e una selezione dei cori dell’opera. Pappano dà vita alla più bella esecuzione di musiche di Carmen che mi sia mai stato dato modo di sentire dal vivo. Il preludio scorre gagliardo, col carattere giustamente spagnoleggiante, fino al sanguigno tema dell’amore infelice fra José e Carmen, che taglia l’atmosfera della sala come una daga. Ecco che si schiera il bravissimo coro di voci bianche dell’Accademia, dando vita allo squisito Choeur des gamins e dimostrando la sua bravura, la maturità già di recitar cantando, del veloce sillabato in francese. Fanno loro eco i ‘grandi’ del coro, intonando lo splendido Choer des cigarières, di impressionante sensualità (e s’immagini lo scandalo, all’epoca di Bizet, nel vedere donne che fumavano in scena!), dove il coro femminile dà il meglio di sé. Pappano è sempre attento a amalgamare voci e orchestra, creando un suono semplicemente sublime. L’Entr’acte III, un momento di stasi di dolcissima, casta rêverie, vede Pappano esaltare al massimo grado le sue venature elegiache, il dolce canto del flauto su un velo orchestrale trapunto di morbidezze timbriche. Poi, repentinamente, Pappano riattacca un’agogica spumeggiante per l’inizio dell’atto IV (la corrida a Siviglia): «Les voici! Les voici» attaccano il coro bianco e quello maschile e femminile, regalandoci i colori dell’affresco festivo e al contempo foriero d’attesa sanguigna che Bizet volle in apertura dell’ultimo, straziante atto di Carmen. Pappano e i due cori ricevono applausi meritatamente assai calorosi.

Il secondo tempo è dedicato a Borodin: s’inizia con la patriottica Seconda sinfonia. Pappano scolpisce con grande energia i titanici movimenti degli archi con cui si apre l’Allegro. Animato assai: lo sviluppo, pure, è tutto improntato all’energia eroica di cui s’informa il movimento. Nel II (Scherzo. Trio), Pappano gioca più sui colori, cavalcando i pizzicati, il travolgente ritmo, fino all’orientaleggiante Trio che rimanda inconfutabilmente al Principe Igor: siamo qui in un Oriente egualmente immaginario per noi, ma assolutamente reale per un russo. L’Andante è certo il movimento più complesso: Pappano deve dipingere atmosfere oniriche, a tratti, e più epiche, sfumando continuamente, trascolorando in un continuo ondeggiare di pulsazioni. La resa è, a dir poco, stupenda, merito anche del suono magnifico dell’orchestra. Senza soluzione di continuità passiamo al finale, dove Pappano ha buon gioco nel districarsi fra i ritmi insolitamente incastrati da Borodin, in un tripudio di musica folkloristica russa, che chiude con piglio patriottico, appunto, la sinfonia. Ancora grandi applausi per il maestro. Il concerto si chiude con un’indimenticabile esecuzione delle Danze polovesiane, il divertissement offerto dal khan Končak al principe Igor e suo figlio al campo del Polovesiani, popolo pagano e di stirpe tartata, che Igor era partito per conquistare: uno dei più celebri brani di musica russa. Il coro – come già dimostratoci per i pezzi di Carmen – è in forma smagliante: le danze scorrono con una plasticità coreutica e un senso agogico del fauvismo borodiniano di notevole sensibilità. La mano sapiente di Pappano si sente soprattutto nello sviluppo e nella ripresa di tutti i motivi, come pure nel galoppo della rutilante conclusione. Gli applausi appassionati suggellano un’ottima serata, ripetutasi poi nelle altre due, alla presenza (nell’ultima) anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

foto Musaccchio & Ianniello