L’ape musicale

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Natale luterano nella Reggia

 di Francesco Lora

Dopo ventiquattro anni dall’incisione discografica, e nei cinquecento dall’inizio della Riforma protestante, Paul McCreesh e i suoi Gabrieli Consort & Players riprendono il superbo programma dedicato al Natale luterano e a Michael Praetorius: un CD da avere negli scaffali e un concerto da riascoltare alla radio.

VERSAILLES, 9 dicembre 2017 – Qual è l’incisione discografica dedicata al Natale che tutti gli appassionati dovrebbero avere nei loro scaffali? Il giudizio di chi scrive è fermo da vent’anni: quella realizzata nel 1993 da Paul McCreesh e dai suoi Gabrieli Consort & Players (etichetta Archiv Produktion, ultima ristampa nel 2013), con registrazione nella cattedrale di Roskilde (già capitale della Danimarca) e con un superbo programma incentrato perlopiù su Michael Praetorius (1571-1621). Questi fu stimato teorico della musica, compositore prolifico (circa 1200 partiture) e maestro di cappella pacificamente attivo a Wolfenbüttel; con la diffusione delle sue opere esercitò un’alta influenza stilistica nell’area germanica di confessione luterana, e fu figura-chiave nell’aggiornamento di risorse, retorica e tecnica tra il tardo Rinascimento tedesco e il suo primo Barocco. Il programma eseguito e inciso da McCreesh non si limita a una libera antologia di musiche favorite, come tante se ne possono trovare nei cataloghi, ma ricostruisce l’intero apparato musicale di una messa luterana, come poteva essere officiata in un tempio di primaria importanza intorno all’anno di morte del compositore.

Si ascoltano così, in sequenza, il processionale, l’introito, il Kyrie e il Gloria, il canto di colletta, epistola e vangelo, quest’ultimo preceduto dal graduale, indi l’inno per la salita dell’officiante al pulpito, il Padre nostro, il Sanctus nella magnifica parafrasi-mottetto di Lutero, i mottetti alla comunione e al postcommunio, la benedizione, l’inno finale e il recessionale. Nel contempo, secondo il rigido avvicendamento liturgico, si ascoltano le voci sole cantillanti dell’officiante e dei lettori, i differenti ruolo e massa del coro di concerto (ristretto, altamente responsabilizzato) e di quello di ripieno (vasto, teso ad amplificare l’altro), infine il non professionistico ma impressionante unisono dell’assemblea dei fedeli. Tra la voce immane dell’organo e gli squilli di trombe e cornetti, è una registrazione che rivela e ammalia, spiega e insegna; fa conoscere le musiche così come si lascerebbe ammirare un’opera dell’arte figurativa rimasta al suo contesto d’origine: una cosa è vedere la pala di Raffaello in un museo, lontano dalle suggestioni del luogo sacro e con puntata la luce fissa di un faretto; un’altra è vederla sul suo altare, dal basso, con la luce che muta filtrando da alte finestre o nelle fiamme vacillanti delle candele.

Nel mezzo millennio dall’inizio della Riforma protestante, il programma dedicato al Natale e a Praetorius è tornato in mente a McCreesh e agli artefici della favolosa stagione musicale nella Reggia di Versailles. Dopo ventiquattro anni, il 9 dicembre, nella cappella di corte, lo si è così potuto riascoltare dal vivo e articolato tal quale: le musiche selezionate sono rimaste le medesime, a dimostrazione di perenne giovinezza, mutando soltanto nelle improvvisazioni all’organo. La dedizione di McCreesh al progetto si è trasfigurata in gratitudine: ora egli tocca i vecchi, risorti, venerati materiali d’esecuzione come fossero reliquie; anche per questo lo stellare graduale «Von Himmel hoch da komm ich hier» (“Dall’alto dei cieli io vengo a voi”) incede oggi con più solenne passo, proclama aumentata gloria, raddoppia in terra l’oro della cappella reale. Nuove sono invece le delicate, forbite, squisite voci bianche del Centro di Musica barocca di Versailles; e rinnovata è la generazione dei cantanti solisti, oggi più personali, timbrati e brillanti dei loro predecessori discografici. La sera di santo Stefano, ore 20.00, orecchi tassativamente diretti alla differita radiofonica (LINK).


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