L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

.

 

 

 

 

La regina d'Inghilterra ho veduto lagrimar

di Roberta Pedrotti

B. Britten

Gloriana

Bullock, Spence, Stone, Carpenter, Royal, Bardon

direttore Paul Daniel

regia Richard Jones

Londra, Royal Opera House, Covent Garden, 24 giugno 2013

DVD Opus Arte 2013, OA 1124 D

Quarantenne, Benjamin Britten ottiene una sorta di consacrazione a compositore ufficiale del Regno Unito con la commissione di un'opera per l'evento simbolico più importante in una nazione monarchica, l'incoronazione del nuovo sovrano. Nel 1953 l'ascesa al trono di Elisabetta II Windsor venne festeggiata con un'opera nuova data al Covent Garden, Gloriana, dedicata alla figura di Elisabetta I Tudor, omaggio ideale e nelle intenzioni il miglior auspicio ed esempio possibile per il futuro della giovane regina. Ma non si poteva pretendere da una personalità profonda come quella di Britten una pura e semplice agiografia in ossequio alla circostanza e, insieme con il suo librettista William Plomer (letterato d'origine sudafricana, impegnato nella lotta alle discriminazioni razziali), sembra quasi ribaltare in amara ironia l'epiteto che dà il titolo all'opera. Come Rossini aveva trasformato la pretesa quanto effimera sacralità della Restaurazione francese in una fatua passerella di virtuosismo, schermaglie amorose e cappellini smarriti, così Britten osserva criticamente gli eventi smascherandone l'iconografia ufficiale, ma senza leggiadri sorrisi: Elisabetta, Gloriana, la Regina Vergine, è una donna che si è votata totalmente al suo ruolo e al suo popolo, costretta a dover sempre dimostrare la forza virile per guidare una nazione e un esercito, a rinunciare agli affetti, sempre subordinati alla politica, e alla propria femminilità, al massimo sacralizzata nell'immagine di una casta madre del regno. La passione tardiva per il giovane, ambizioso e sfrontato conte di Essex, Robert Devereux, risveglia turbamenti e malinconie che Britten e Plomer ritraggono senza compiacenza, senza eluderne i tratti più capricciosi e grotteschi.

La scena in cui Elisabetta, gelosa, ruba lo sfarzoso abito di gala alla moglie di Essex e lo indossa nonostante sia palesemente fuori misura per lei è impregnata di tragico umorismo pirandelliano, che si esplicita nell'ultimo atto, in cui la solitudine della sovrana e i suoi contrastanti sentimenti di fronte al tradimento, alla condanna, all'esecuzione dell'amato e alla necessità di designare un erede al trono trovano accenti di sublime e toccante verità.

Non piacque l'opera, che ben poco rispondeva alle aspettative di una gloriosa rappresentazione celebrativa, ma non poteva darsi più profonda analisi del potere e del trascorrere del tempo, nella sensibilità del XX secolo, sulla strada tracciata già dalla Clemenza di Tito metastasiana, dall'Elisabetta regina d'Inghilterra di Rossini e dalla trilogia Tudor (massime Roberto Devereux) di Donizetti e, naturalmente, dal Don Carlos e dal Simon Boccanegra di Verdi. Opera profetica, fra l'altro, se si pensa alle vicende del lungo regno di Elisabetta II, cui la famiglia ha dato più grattacapi di guerre e crisi economiche: le vicende di uomini e donne di fronte al potere sono destinate ciclicamente a riproporsi in ogni epoca.

E l'età elisabettiana è rivissuta da Britten attraverso la lente della sua contemporaneità, in un gioco stilistico che non vive di citazioni o di pura e semplice mise en abîme storica, ma che getta un ponte fra i secoli. La maestria del cigno di Aldeburgh nel teatralizzare la scrittura e lo stile fa rivivere hic et nunc et semper la tradizione, i modi e i generi in un linguaggio nuovo e antico, eterno. Riecheggiano le danze e i canti della Golden Age, ma non possiamo riconoscere precise citazioni o definire nettamente il sottilissimo confine fra il passato e il presente, che si specchiano e convivono in una costruzione raffinatissima, tradotta anche in immagini dal genio registico di Richard Jones.

Questi immagina, a sessant'anni di distanza, la messa in scena di Gloriana nel 1953 e crea un ulteriore gioco di scatole cinesi teatrali parallele a quelle musicali: la rappresentazione d'epoca è palesemente fasulla, metateatro coloratissimo con arredi decorati di fiori e ortaggi che trova la sua apoteosi nella scena del Masque in onore della regina. Vediamo, intorno all'azione recitata, il contesto degli anni '50, ma anche discreti richiami all'oggi: una ragazza in leggins e anfibi, mescolata con disinvoltura a tecnici e gentlemen in bombetta, ci ricorda che siamo noi contemporanei a celebrare, nel centenario dalla nascita dell'autore e a sessant'anni dalla prima dell'opera e dall'incoronazione della sovrana regnante, la celebrazione di eventi del XVI secolo. Non è però un divertissement, perché l'incontro dei tempi rivela l'eterna attualità del dramma pubblico e privato di Elisabetta così come viene narrato da Britten e Plomer; la cornice colorata e festosa, l'entusiasmo popolare, i tratti quasi grotteschi della commedia trapassano naturalmente, con un contrasto lancinante, nella solitudine nell'ultimo atto, dove Jones tira le fila del grande affresco operistico svelandoci tutta la grandezza della partitura, tutta la sua profondità, l'immenso dolore e l'immensa umanità che sottintendevano ai tornei, ai balli, ai canti accompagnati dal liuto, ai dibattiti politici e alle congiure che pian piano, dall'iniziale bidimensionalità della recita celebrativa, acquistano spessore e complessità. Jones realizza un crescendo concettuale ed emotivo che lascia, infine, senza fiato, in perfetta sintonia con la concertazione di Paul Daniel che, perfettamente compenetrato nello stile e nello spirito della partitura ne restituisce tutta la cristallina raffinatezza, tutta la profondità e la complessità. Teatrale e analitico, Daniel firma con Jones un'interpretazione acuta e tagliente, di straordinaria intelligenza, di respiro epico e intimo insieme.

Il cast funziona a meraviglia: Susan Bullock mostra qualche asprezza in acuto, ma la vocalità non freschissima è resa funzionale al personaggio e con intelligenza il soprano piega il suo strumento in una perfetta definizione di un'Elisabetta indomita di fronte al tramonto della sua femminilità, perfettamente credibile anche nelle sue debolezze negli atteggiamenti adolescenziali, che non sembrano caricaturali e fini a se stessi, ma drammaticamente inseriti in una lettura articolata e complessa. La scena del ballo e del furto dell'abito diviene la chiave di volta di un'infatuazione che si scopre senza speranza e mette a nudo l'impossibilità, ormai, per la regina, di una realizzazione privata e affettiva; dimostra la crisi pubblica di una donna da sempre votata alla politica e alla nazione. La Bullock, con Jones, aderisce perfettamente al personaggio, dal primo scambio di sguardi con Essex, attraverso le riflessioni politiche interne ed estere, fino all'esecuzione dei traditori e all'incombenza della successione; nel suo fremere, ribellarsi e ripiegarsi in una parabola universale sul tramonto della vita.

Toby Spence è perfettamente a fuoco come Essex, altero, pieno di sé, ironico, manipolatore, contrapposto al Cecil autorevole e riflessivo di Jeremy Carpenter e all'irruento Mountjoy di Mark Stone. Ottime anche le altre due donne: Kate Royal come Lady Rich, sorella di Devereux e amante di Mountjoy, e Patricia Bardon, sposa di Devereux e contessa di Essex. Da ricordare anche il cantante cieco di ballate, Brindely Sherratt, e tutta la locandina, assortita senza punti deboli: Benjamin Bevan nei panni di Henry Cuffe, il capitano della guardia di Clive Bayley, il cancelliere di Noewich di Geremy White, lo Spirito del Masque di Andrew Tortise, Nadine Livingston, una dama, David Butt Philip, maestro di cerimonie, Carol Rowlands, una comare, Michel de Souza, banditore cittadino, e i danzatori Lake Laoutaris-Smith e Giulia Pazzaglia (il Tempo e la Concordia nel masque).

Fra i contenuti speciali una breve introduzione con interventi degli interpreti e un documentario sul rapporto fra Britten e la città diAldeburgh. Bella la grafica e buona la resa tecnica audio video. I testi sono in inglese, francese e tedesco, i sottotitoli anche in coreano e giapponese, secondo l'uso dell'Opus Arte non abbiamo una lista delle tracce, ma solo un riassunto dettagliato.

 


Vuoi sostenere L'Ape musicale?
Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal

 



 

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Brescia.
Registrazione n. 1/2015 del 26/01/2015
© 2015 L'ape musicale. Tutti i diritti riservati

ATTENZIONE

Questo sito fa uso esclusivamente di cookie tecnici, ma alcune applicazioni possono prevedere cookie di terze parti.

Proseguendo nella navigazioni acconsenti all'utilizzo di cookie. Per maggiori informazioni: Informativa sulla privacy

RECENSIONI  INTERVISTE NEWS 

TV RADIO e STREMING

VIDEO  TERZA PAGINA CORSI e CONCORSI 

CONTATTI

 

 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.