L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Visioni sonore

di José Noé Mercado

Música de las películas de Tim Burton: questo spettacolo in tournée internazionale rende omaggio Danny Elfman, uno dei più grandi compositori per il cinema viventi, nel suo ruolo di co-creatore dell'universo gotico e visionario di Tim Burton. All'esecuzione di suites orchestrali dirette da John Mauderi si uniscono proiezioni su tre maxischermi di immagini, bozzetti e filmati, e il pubblico è in delirio.

CITTA' del MESSICo, 8 e 9 aprile 2014 - Si potrebbe dire che Danny Elfman (Los Ángeles, 1953) sia attualmente uno dei compositori più noti della storia del cinema, arte per la quale è stato nominato all'Oscar in quattro occasioni.

È pure uno dei più amati e ammirati dal pubblico cinematografico, che ricorda le colonne sonore di film come American Hustle, Il lato positivo - Silver Linings Playbook, Milk, Spiderman, Men in Black, Mission Impossible, tra gli altri lavori per il grande schermo che travalicano ormai nel mondo del pop e sono giunte a tale universale popolarità che nemmeno egli stesso pare riuscire a spiegarselo.

Spiegare, per esempio, la iconica penetrazione del mondo conteporaneo del tema dei Simpsons, che Elfman compose nel 1989, va oltre l'analisi di qualsivoglia possibile formula di successo e, tuttavia, costituisce un esempio di potere sonoro diffuso in tutto il mondo, come lo sono pure le prime note della Quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Danny Elfman è un creatore di suoni che identificano e sitentizzano una parte significatva della civiltà del XX e di questo inizio di XXI secolo. Nel campo della musica da film la sua importanza lo colloca fra personaggi come Ennio Morricone, Nino Rota, John Williams ye si confronta anche con Philip Glass, Trent Reznor, Hans Zimmer o Charlie Clouser.

Però, senza dubbio, ciò che soprattutto è eloquente circa l'opera musicale di Danny Elfman, le sue molteplici influenze, il suo coltivare diversi generi, la sua favolosa capacità di orchestratore, è la sua prolifica collaborazione venticinquennale con il cineasta californiano Tim Burton (1958).

Infatti Elfman è stato più che un illustratore musicale per Burton. È stato un co-creatore di mondi e personaggi irresistibili che si sono impressi nella mente del pubblico: senza questa invenzione sonora sarebbe difficile immaginare le affascinanti avventure e gli universi, tanto emblematici nella cultura popolare, di Batman, Edward mani di forbice, Willy Wonka, Jack Skeletron o Barnabas Collins.

Tim Burton ha realizzato quel che per ogni artista costituisce la sfida maggioe: la creazione di un mondo personale, che lo identifica e lo riassume, con personaggi che non vogliono e non possono nascondere il proprio DNA, anche quando si tratta, piuttosto, di ricreazioni.

E, al di là delle recenti critiche di ripetitività e alla presenza costante del suo attore fetiche Johnny Depp o, più concretamente, per film che potevano non essere perfettamente riusciti, il regista e produttore californiano ha ottenuto che dall'inizio del suo percorso artistico il suo nome stesso divenisse un aggettivo: burtoniano. E, senza dubbio più ammirevole ancora, una categoria estetica inconfondibile: burtoniana.

Città in colori pastello, tinte in vivo contrasto o tenebrose, atmosfere gotiche, frequentemente colte in festività come il Natale o Halloween, viste con malinconia, sono gli scenari in cui si aggirano personaggi disadattati, alienati, ombrosi, maltrattati, o più che stravaganti, si definiscono outsiders, freaks, weirds.

Una incursione nel libro di poesie illustrate La malinconica morte del bambino Ostrica (1997) di Burton offre un ampio catalogo di personaggi complessi, eccentrici, dannati, eroi la cui maggior mostruosità è risvegliare l'empatia, essere amabili.

E così capita, quasi sempre, di attraversare nell'opera di Burton una dimensione abitata da spettrali esseri segnati dalla notte e dall'insonnia, dalle orbite scavate e dagli occhi espressionisti, capelli arruffati, frequentemente con punti di sutura nel corpo, bocca e narici sottili, pallidi, allungati, smunti, obesi, che si presentano e finiscono per assumere la loro stravaganza come un distintivo di natura quasi creatrice e artistica, ma dolente, cui la società si volge con un rifiuto della diversità, contro il genio trasformatore. Contro le mani di forbice.

E la musica di Danny Elfman è lì.

Fornendo un sentiero sonoro in cui quei mondi possano prendere vita.

Da qui il clamore destato dallo spettacolo Danny Elfman: música de las películas de Tim Burton presentato all'Auditorio Nacional gli scorsi 8 e 9 aprile, dopo il debutto in California, nell'ottobre 2013, e dopo le tappe in Canada, Inghilterra e Svizzera.

Per l'esecuzione dal vivo delle opere di Elfman, accompgnate da video e bozzetti originali o sequenze delle pellicole di Burton proiettate in tre schermi giganti, perfettamente sincronizzati con cura burtoniana, si è potuto contare sull'Orquesta Sinfónica Nacional e sul Coro EnHarmonia Vocalis, diretti da John Mauceri, concertatore di tutta la tournée.

Il concerto non è stato solo accattivante e commuovente, ma entusiasmante. Nel pubblico, per lo più fra i venti e i quarant'anni di età, trovavamo persone vestite come Joker, il Pinguino, Alice, Edward mani di forbice, Willy Wonka o il Cappellaio Matto. Alcune ragazze lanciavano pupazzi del cane Sparky, degli Umpa Lumpa o del cadaverico Jack Skeletron.

Si è trattato di una serata elettrizzante, aperta da una sorta di ouverture dalla Fabbrica di cioccolato, cui hanno fatto seguito i tempi principali e le rispettive suite orchestrali da Pee-Wee’s Big Adventure, Beetlejuice, Sleepy Hollow, Mars Attacks, Big Fish, Batman fino alla chiusura della prima parte con Batman Returns.

La prova dell'Orquesta Sinfónica Nacional ha ben risposto alla bacchetta di Mauceri. Si sono segnalati in particolare gli archi. Gli ottoni avrebbero potuto essere più lussureggianti, ma non hanno demeritato.

Il coro è risultato invece il punto debole, con un suono poco chiaro, cui ha contribuito la mancanza di familiarità con il repertorio e la lingua inglese. Infatti la qualità è parsa molto migliore nei vocalizzi, che hanno suggerito prontamente le atmosfere.

Dopo l'intervallo, è stata la volta di temi e suite da Il pianeta delle scimmie, La sposa cadavere, Dark Shadows, Frankenweenie, Edward mani di forbice (momento cui ha preso parte la talentuosa violinista Sandy Cameron per una virtuosa cadenza, in un costume di pelle nera con applicazioni metalliche in tema con il film), The Nightmare Before Christmas (con un momento particolarmente eccitante quando sulla scena è apparso lo stesso Danny Elfman nei panni canori attoriali di Jack Skeletron), per chiudere con un sigillo scintillante accolto da ampie ovazioni: Alice in Wonderland.

Elfman, che conosceva San Miguel de Allende a causa di una lunga amicizia con una coppia messicana, nel passato, si è detto sinceramente affascinato dal Messico e dall'accoglienza ricevuta.

La gente poteva a stento controllare le emozioni destate dallo spettacolo, con una squisita combinazione di musica dal vivo, grandi immagini e sequenze filmate che mostravano momenti inestimabili con oggetti e personaggi in stop-motion o interpretati da attori come Johnny Depp, Michael Keaton, Winona Ryder, Jack Nicholson, Christopher Walken, Helena Bonham Carter, Danny de Vito, Freddie Highmore e molti altri.

La musica di Danny Elfman si è dipanata accompagnando l'eroismo oscuro ma necessario di Batman, l'arte trasformatrice ma dolente di Edward mani di forbice, il mito vitale del grande pesce, il coraggio indomito di Ichabod Crane… E, per fortuna, non solo nel film. Soprattutto, nella considerazione delle persone che ha toccato con la sua arte.


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