L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Gli innamorati immaginari

 di Suzanne Daumann

Un'ottima compagnia di canto, una direzione piena di spirito e una regia creativa e intelligente regalano una splendida, gustosa serata alla Bayerische Staatsoper con l'opera di Haydn.

MONACO di BAVIERA, 23 luglio 2018 - Per la nuova produzione di Orlando Paladino di Haydn, di cui abbiamo assistito alla première questa sera, Axel Ranisch colloca l'azione da qualche parte fra famiglia, cinema e mitica foresta delle fiabe. Fin dall’ouverture ironica e leggera, un cortometraggio introduce i personaggi, fra cui due non presenti nel libretto: Gabi e Heiko Herz sono i genitori di Alcina, e i proprietari di un vecchio cinema che annuncia Medoro und Angelica, chiaramente una storia d'amore un poco kitsch. Apprendiamo anche che Gabi ha una relazione con Licone, il tecnico, che Heiko è affascinato dal bel Rodolfo Rodomonte.

Il sipario si alza sul foyer di un cinema all'antica, con la biglietteria e il banco del pop-corn. La famiglia Herz ci lavora, la cameriera Eurilla, interpretata dalla deliziosa Elena Sancho Pereg, cante un'aria per lamentarsi del lavoro, mentre suo padre, Licone (Guy de Mey), la mette in guardia contro un cavaliere errante in collera, nient'altro che quel Rodomonte che papà Herz ammira in segreto. Poco a poco arrivano i personaggi: Rodomonte tiene fede al suo nome e parte all'inseguimento di Orlando, Angelica canta il suo amore per Medoro e gli ingiunge di fuggire alla collera di Orlando, Medoro vacilla fra timore e amore, mentre Orlando salta sul bancone e fa saltare la macchina dei pop-corn. Poco a poco, il foyer del cinema, che nel frattempo ha acquisito file di poltrone al centro, diviene un luogo magico dove tutto è possibile - Orlando e Rodomonte si credono innamorati della regina Angelica, quando in realtà ambiscono a un ruolo di principe consorte. Angelica, dal canto suo, ama il semplice soldato Medoro. Segue un intreccio tragicomico di fughe, inseguimenti, giuramenti d'amore, conflitti d'interesse, bagarre… tutto sviluppato da una compagnia magnifica che - guidata da Ivor Bolton, direttore, e Axel Ranisch, regista - sa trovare la giusta misura fra emotività ed ironia. Angelica è interpretata dal soprano Adela Zaharia. Una voce di latte e miele, tiepida e saporita, una presenza tutta dolcezza, non ha nulla della regina, non è che una donna innamorata. Angelica ed Eurilla: le donne che sanno "che cosa è amor". E gli uomini hommes, be'… i cavalieri Orlando e Rodomonte rincorrono un ideale cavalleresco, lontani cugini di Don Quichotte. Medoro è realmente innamorato, ma ahimé, è anche un bel codardo e un po' vanesio, come testimoniano le enormi fibbie che ornano le sue calzature e tutto il suo abito di corte in seta bianca. È l'unico  portare un costume storico; per lo più il vestiario si accorda con gli ambienti anni '50 del cinema, e i cavalieri portano armature simboliche. Il tenore Dovlet Nurgeldiyev interpreta Medoro con stile e finezza, una voce ampia e levigata, dal timbro dorato che si accompagna assai bene a quello della sua Angelica. Un altro tenore magnifico è Mathias Vidalnele rôle-titre. La voce è potente, agile e duttile come il suo possessore. Attore consumato, il folle paladino furioso gli calza come un guanto. Nella seconda parte dell'opera, Axel Ranisch racconta un aspetto nascosto della vicenta attraverso video proiezioni, mentre il cinema si è trasformato in un campo di battaglia e al centro giace un cavallo morto. Così, vediamo papà Heiko rapire Rodomonte e Orlando e metterli a confronto bendati - le loro mani si toccano, comprenderanno che il loro odio era in realtà un amore segreto? No, Rodomonte carezza il viso di Orlando che volentieri lo lascia fare, ma la benda cade, si trova faccia a faccia con un uomo e fugge. Rodomonte, da aprte sua, rimane sognante. La recitazione dei protagonisti è impeccabile in queste parti e la giustapposizione dei due elementi sottoline ancora l'ambiguità dell'opera. Un altro caso è quando Pasquale, scudiero di Orlando - ed è il terzo meraviglioso tenore di questa produzione, David Portillo, che, dotato di voce e presenza scenica magnifiche, ruberebbe la scena se i suoi colleghi non fossero altrettanto carismatici -, canta un'aria di vittoria sulla scena mentre la sua armatura è infilzata da frecce. In questo momento, si vede una rirpesa ravvicinata di Rodomonte che cavalca attraverso la foresta, poi si siede su una roccia. Prende una bottiglia di plastica e comincia tranquillamente a mangiare un panino. Il baritono Edwin Crossley-Mercer è un Rodomonte imperturbabile, assorbito dalla sua vita interiore - si aprirà alla fine, quando lui e papà Heiko cadranno nelle braccia l'uno dell'altro. Papà Heiko si è talmente impegnato per aiutare quella strega di sua figlia Alcina a risolvere un lieto fine che merita certamente anche lui di essere felice in amore. Heiko Pinkowski è toccante in questo ruolo muto, che vive essenzialmente di primi piani video. Alcina è interpretata dalla meravigliosa Tara Erraught, piccante e sofisticata. Padre e figlia sudano sette camicie per convincere Orlando a lasciare tranquilli Medoro e Angelica per occuparsi piuttosto del suo mestiere di cavaliere errante. Infine, Alcina si rivolge a Caronte  che stilla l'acqua di Lete sugli occhi di Orlando e questi subisce una rilassante perdita di memoria. François Lis interpreta un Caronte maestoso e  inquietante, circondato da uno stormo di cornacchie interpretate da danzatori del Bayrisches Staatsballett, tutti in nero con una maschera a forma di cranio d'uccello. Orlando, finalmente tornato normale, riunisce le coppie - Angelina e Medoro, Pasquale e Eurilla, Licone e Gabi, Rodomonte e Heiko. Poi parte solo, verso il crepuscolo, alla ricerca di nuove avventure.

Ivor Bolton, ben noto per le sue interpretazioni storicamente informate, dirige la Münchner Kammerorchester con slancio e finezza, facendo emergere e brilalre tutti i dettagli ironici e descrittivi che abbondano nella musica di Haydn - e quando pasquale canta un'aria in cui ridendo dialoga con i solisti, s'immaginano senza fatica Haydn e i musicisti di Esterhaza alla nascita dell'opera.

Un affare di famiglia,dunque, una serata nell'intimità della musica da camera, divertente e riuscitissima! Le ovazioni e gli applausi sono ampiamente meritati, bravi tutti!

foto © Wilfried Hösl


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