L’Ape musicale  

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I colori, e  nient'altro

  di Suzanne Daumann

Spettacolare, anche se non entusiasmante, l'Aida al Carlo Felice di Genova. Si apprezza Maria Teresa Leva nei panni della protagonista.

Leggi anche la recensione del cast con Vassileva, Kutasi, Berti: Aida, 09/12/2018

GENOVA, 15 dicembre 2018 - Aida et Radamès sono fra le grandi coppie tragiche dell'opera, la loro storia parla d'amore e di colpa, di tradimento e gelosia. Questa sera è narrata al Teatro Carlo Felice di Genova. La messa in scena di Alfonso Antoniozzi è soprattutto basata sull'effetto delle videografie di Monica Manganelli. Di volta in volta scenografie o liberi effetti di luce, mostrano architetture vagamente egiziane, paesaggi desertici che fanno pensare alla saga di Dune, portali, scalinate o anche figure astratte, raggi di luce danzanti, esplosivi, sempre legati alla musica, pieni di colori, evocativi. Siamo un tantino sorpresi dai prigionieri etiopi: Aida e il padre, il re Amonasro, sono certamente nobili quanto gli egiziani, allora perché i loro guerrieri devono sembrare usciti da un qualche sogno colonialista? Perizomi, pitture tribali in viso, lance...  E perché i danzatori, con una coreografia peraltro assai noiosa, dovrebbero portare costumi che simulano nudità? Gli costumi sono piuttosto belli, soprattutto quello di Aida, ampio e morbido nei suoi toni caldi del giallo e del rosso, e quelli verde invidia di Amneris. Amneris è questa sera Alessandra Volpe, che rivela la sua voca solamente a partire dal terzo atto, quando si libera del suo vibrato eccessivo. Maria Teresa Leva è un'Aida toccante e convincente fin dall'inizio, dagli acuti dolci e delicati, dai pianissimo pieni di forza. Amadi Lagha è un Radamès credibile, con la sua voce tenorile piena e rotonda, dai suoni talora un po' forzati. Sergio Bologna nei panni di Amonasro ruba del tutto la scena a Ramfis, alias Fabrizio Beggi. Abbiamo un baritono forte e coinvolgente, con una presenza scenica intrigante, mentre Ramfis ha l'aria di essere uscito da Star Wars, e tutta quella pittura bianca sembra avergli influenzato la voce.

Andrea Battistoni dirige con molta energia, esagerando talora i ritmi di marcia, già ben scanditi in Verdi.

Notiamo qualche dettaglio tecnico: i sovratitoli appaiono qualche volta in ritardo, lo schermo video resta bianco per un momento.

Insomma, una produzione interessante, che viene salutata con applausi calorosi.

foto Marcello Orselli


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