L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Il cielo sopra Parigi

 di Alberto Ponti

La stella di due interpreti dell'Estremo Oriente brilla in pagine della più pura tradizione francese

TORINO, 16 marzo 2018 - Emmanuel Chabrier (1841-1894) ed Ernest Chausson (1854-1899) sono spesso liquidati in poche righe, nella storia della musica, come compositori francesi attivi nella seconda metà dell'Ottocento, figure di transizione fra i più noti Bizet e Saint-Saëns, di poco più anziani, e la nuova via della modernità aperta da Debussy. Entrambi scomparsi nella loro piena maturità per un destino ingeneroso (addirittura beffardo nel caso di Chausson, morto per una banale caduta da bicicletta), i due artisti, che si conobbero e furono amici, si trovano accomunati anche per essere noti al grande pubblico ciascuno per un solo lavoro: la rapsodia sinfonica España (1883) del primo e il Poème op. 25 per violino e orchestra (1896) del secondo. In realtà l'universo personale di questi musicisti è assai più ampio e possiamo affermare a ragion veduta che le due opere non costituiscono certo il vertice della rispettiva produzione ma, un tempo come oggi, le strade del successo sono quasi sempre imperscrutabili.

La bacchetta di Kazuki Yamada, ospite giovedì 15 e venerdì 16 marzo dell'Orchestra Sinfonica Nazionale, è in ogni caso perfetta per entrambi i pezzi. A suo agio nel repertorio d'oltralpe anche grazie al ruolo di attuale guida della Philarmonique de Monte-Carlo, il direttore giapponese stacca con perfetto senso delle proporzioni ritmiche il variopinto paesaggio iberico immaginato da Chabrier, reso gustoso da una scrittura smagliante per tutti gli strumenti, movimentata nella condotta e spontanea nel colore, stendendo alla pari, sulle armonie franckiane del Poème, quel velo di mistero non disgiunto da una malinconica patina mondana che è la cifra stilistica ricorrente del suo autore. Solista nella pagina di Chausson era il promettente cinese Ziyu He, non ancora ventenne. Un suono equilibrato, mai sforzato, denso nel registro più basso e brillante nelle note acute, abbinato ad un'ottima tecnica ci sono parse le qualità migliori del giovanissimo interprete, con l'unico appunto di non lasciar trasparire una visione personale del brano che rischia a volte di scorrere con trasparenza rarefatta sotto l'incalzare di idee liriche un po' zuccherose. Di una maturità precoce He dà invece prova in Tzigane (1924) di Maurice Ravel (1875-1937), rapsodia da concerto irta di micidiali difficoltà superate con piglio sicuro, accoppiate ad un'esuberanza al servizio dell'espressione (e mai viceversa), in un crescendo di intensità magistrale da lasciar l'uditorio col fiato sospeso sino all'improvviso accordo conclusivo. Rimane nel ricordo, abbagliante fotogramma, l'abilità di un gioco di prestigio condotto mescolando in rapida successione tutte le carte del mazzo del virtuosismo tradizionale, vivificato dal raffinato e irriverente cosmopolitismo raveliano, geniale per un senso del pastiche senza eguali tra i grandi del XX secolo. Un'originale trascrizione violinistica de Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tarrega conferma l'impressione di aver ascoltato uno dei maggiori talenti dell'ultima generazione.

Altra gloria di Francia, Albert Roussel (1869-1937) deve la propria fama in ambito teatrale soprattutto a Bacchus et Ariane, rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1931 con la coreografia di Serge Lifar e i costumi di Giorgio De Chirico. Le due ampie suite tratte dal balletto rendono piena giustizia alla statura di un compositore spesso annoverato, a torto, tra i protagonisti di secondo piano della sua epoca, dalla cui penna uscirono, tra l'altro, quattro splendide sinfonie che dovrebbero avere ben altra diffusione nei programmi concertistici.

Il gesto di Yamada accende l'eleganza timbrica della partitura, esaltando la capacità di Roussel nell'alternare episodi di languore contemplativo a danze tumultuose con fervori impressionistici che convivono all'interno di una cornice di classica coerenza formale. Tra le atmosfere acquatiche del Risveglio di Arianna, tra i vigorosi accenti del Baccanale la magnifica prova dell'intera orchestra scatena l'ovazione del pubblico torinese, sempre numeroso agli appuntamenti di livello.