L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Il Teatro sono loro

 di Antonino Trotta

Nel livore di un clima purtroppo esasperato, l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio affrontano la serata inaugurale della stagione concertistica con l’inossidabile qualità che da anni li contraddistingue. Sul podio Pinchas Steinberg conferma i lineamenti di uno stile direttoriale in cui la coesione dell’intero discorso prevarica l’ebrezza della singola cellula.

Torino, 27 ottobre 2018 – «Il teatro siamo noi». Una rivendicazione netta e tagliante, una denuncia lucida e composta, un appello schietto e accorato. Titola così la lettera distribuita nel foyer. Chi vive del teatro lo sa, chi vive per il teatro lo capisce, eppure c’è ancora l’impellente necessità di ribadirlo a chi invece intende quest’istituzione esclusivamente come un circo di lusso. Fa male ascoltare, quasi fosse un titolo di repertorio, l’amara ouverture che, a ormai quindici giorni dall'inaugurazione, risuona prima di ogni spettacolo. E chissà per quanto tempo ancora le maestranze rivolgeranno al pubblico queste esauste parole perché, almeno fino a oggi, all’orizzonte il cielo non sembra rasserenarsi per i lavoratori del Teatro Regio di Torino. Avvilisce la percezione di un teatro abbandonato a se stesso, specie nel contesto di un “governo amico”, e se da un lato le nuova gestione della stagione lirica ha penalizzato la posizione del Regio nel panorama italiano, dall’altro mancano tuttora vere e proprie iniziative di incentivazione. Difficile mettere a tacere i dubbi sull’efficacia dell’annunciato sodalizio con il Teatro Carlo Felice di Genova o su quella tradita simpatia per le stelle del calcio che, in non si capisce quale misura, dovrebbero avvalorare il prestigio della fondazione. Al Teatro Regio di Torino i campioni sono già sul palcoscenico e sono quelle maestranze che, nel livore di un clima purtroppo esasperato, hanno affrontato la serata inaugurale della stagione concertistica con l’inossidabile qualità che da anni li contraddistingue. 

Sul podio Pinchas Steinberg conferma i lineamenti di uno stile direttoriale in cui la coesione dell’intero discorso prevarica l’ebrezza della singola cellula. La concertazione, proprio come nel Trovatore, suggerisce l’idea di una rigorosa disciplina che non legittima impennate o sussulti di facile presa ma coordina la progressione di uno sviluppo, articolato a mezzo di linguaggio forbito e ricercato, coerente e compatto dalla prima all’ultima battuta. Nel festoso Karneval op.92 di Antonín Dvořák, dove evidenti sono gli echi delle famose danze slave, e nelle Variazioni su un tema di Haydn op. 56a di Brahms Steinberg non aggredisce mai la partitura e lontano da ogni pomposità trasforma le pagine in una vetrina per gli eccellenti professori dell’Orchestra del Teatro Regio. Il singolare senso del gusto e della misura interviene nella severa scansione del ritmo e delle dinamiche: solo nelle chiusure dei due lavori Steinberg scioglie le briglie dell’Orchestra per accordare esplosioni iridescenti. Nel mezzo, l’attenzione è tutta rivolta alla cura delle pronunciate sfumature, del limpido fraseggio – particolarmente accattivante nelle Variazioni – e degli impasti strumentali, ovunque dominanti da una grande raffinatezza. Durante l’ascolto, in poche parole, non si freme, ma deposta la bacchetta sul leggio ci si rende conto di aver appena assistito a un’esposizione d’alta scuola. Qualità parimenti riscontrate nel Ein deutsches Requiem op.45 di Brahms, piedistallo su cui si erge maestoso il Coro del Teatro Regio di Torino istruito dal Maestro Andrea Secchi. Steinberg ripiega su una lettura intima e riflessiva, proferita con incedere mesto e solenne, assecondando la natura tutta privata di questo capolavoro lontano anni luce dall’apocalisse michelangiolesca di Verdi (ascoltato nei due giorni immediatamente precedenti in Rai). Il Requiem Tedesco procede quasi senza intoppi e, al netto di qualche attacco non proprio fermissimo dei soprani nel passo d’apertura, il Coro palesa un’opulenza timbrica e un’omogeneità invidiabili, presenti sia nel forte che pianissimi, vellutati e pieni. Se il coro sostiene molto bene i tempi staccati dal direttore israeliano, faticano di più Karina Flores e Tommi Hakala nell’improntare l’esecuzione a un lirismo puro e dispiegato, in cui è la gestione del fiato a segnare gli esiti del risultato finale. La Flores non mostra grande agio nella piccola parentesi dedicata al soprano e risolve frettolosamente i terrificanti vocalizzi. Tommi Hakala è più plastico nel canto, ma il registro grave è poco incisivo e il fraseggio spesso troppo violento. 

Applausi per tutti alla fine del concerto. Applausi per Steinberg che non ha speso poche parole, pubblicamente, sulla situazione del teatro sabaudo. Applausi per tutti gli artisti che nel camerino non hanno lasciato solo gli abiti giornalieri ma anche le preoccupazioni e le ansie di un futuro incerto. Ancora una volta se ne ha la prova: il teatro sono loro. 

In calce è doveroso, nei confronti dell’istituzione lirica e dell’arte in generale, riportare il testo del comunicato distribuito nel foyer dagli artisti del coro del Teatro Regio di Torino prima della recita: 

«Le Fondazioni Liriche da tempo sono interessate da una crisi debitoria, principalmente dovuta alla progressiva riduzione delle risorse pubbliche e al costante ritardo nella loro erogazione. 

I provvedimenti legislativi, emanati fino a oggi da Governi di ogni parte politica, hanno indicato quale soluzione a questo problema il taglio del costo del lavoro. Questo intervento non ha ridotto i debiti ma ha comportato la perdita di posti di lavoro, la riduzione degli stipendi dei lavoratori e la chiusura dei corpi di ballo, oltre all’esternalizzazione dei servizi, interruzioni di attività e aumento della precarietà.

Per rilanciare il ruolo della lirica, per tornare a essere un Paese che attrae le eccellenze e per bloccare l’attuale fuga degli artisti, chiediamo di discutere una vera riforma delle Fondazioni Liriche, che abbia come base la garanzia di contributi certi e adeguati con un forte coordinamento tra le risorse nazionali e quelle locali, la garanzia di una governance trasparente e competente e un’attenta vigilanza del Ministero, condizioni tutte indispensabili per il mantenimento di un alto livello qualitativo. 

Siamo convinti che la nostra mobilitazione sia necessaria anche e soprattutto per assicurare la qualità degli spettacoli e quindi garantire al pubblico un alto livello artistico e tecnico, necessità imprescindibile perché l’opera lirica continui a trasmettere la tradizione che distingue i teatri italiani in tutto il mondo.»

Le OO.SS. territoriali di Torino e le RSU del Teatro Regio di Torino. 


 

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