L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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L’imperatrice

 di Giuseppe Guggino

Il secondo concerto della 60esima stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana porta alla ribalta il pianoforte di Beatrice Rana che comincia a frequentare più spesso i concerti beethoveniani.

Palermo, 10 novembre 2018 - Sulla carta era certamente uno dei concerti più stuzzicanti della stagione 2018-2019 dell’Orchestra Sinfonica Siciliana quello che segnava il debutto palermitano di un nome ormai affermato del pianismo internazionale, quale quello di Beatrice Rana. A renderlo tale non tanto e non solo il nome di sicuro interesse – cosa che comunque contribuisce a riempire la capiente sala del Politeama – quanto la volontà della giovane pianista pugliese di consolidare una frequentazione con i concerti beethoveniani, finora mai assurti a paradigma del suo repertorio. Si trattava poi quasi di un debutto nel No. 5, il temibile “Imperatore”, che sin dalle prime battute mostra di saper dominare tecnicamente, da autentica imperatrice del piano. All’indiscusso profilo tattico fa da contraltare una strategia non sempre decifrabile: un Beethoven visto dalla prospettiva dei concerti di Prokof'ev, con qualche affrettato di sicuro effetto ma nemico di quel disegno illuminista in musica di cui la scrittura pianistica beethoveniana è paradigma. Ci fosse stato sul podio direttore di altra personalità rispetto a John Axelrod, che poche frecce puntute al suo arco ha oltre il chiaro gesto, probabilmente la quadratura di insieme sarebbe stata più felice e la scalata di Beatrice Rana sul monte dei concerti beethoveniani avrebbe toccato quota più alta in vista di quella vetta che – c’è da crederci – prima o poi sarà conquistata.

Il liebeslied di Schumann/Listz concesso come bis dopo il concerto Op. 73, risulterà forse un poco troppo zuccheroso, ancorché splendidamente eseguito, ma certamente funzionale ad anticipare la seconda parte del concerto, occupata quasi totalmente dalla Sinfonia renana, dopo un rapido passaggio per la rapida Leonora n. 3. È negli ampi cinque movimenti della sinfonia schumaniana che la Sinfonica Siciliana, complice una guida più convincente da parte di Axelrod, trova una maggiore sintonia con la pagina, risultando, eccettuata qualche forzatura dei violini, assai convincente.

Applausi per tutti e appuntamento ai prossimi concerti interessanti (e ce ne sono tanti) programmati fino a fine maggio.


 

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