L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Joy to the world

 di Giuliana Dal Piaz

Doppio appuntamento a Toronto con il capolavoro di Haendel: con l'Orchestra Sinfonica di Toronto diretta da Johannes Debus e con la Tafelmusik Baroque Orchestra diretta da Ivars Taurins.

TORONTO, 19 e 20 dicembre 2018 - Come ogni anno, nel mondo anglosassone, all’approssimarsi del Natale si moltiplicano le presentazioni del Messiah di George Frideric Haendel. Quest’anno, il panorama è particolarmente vivace, a Toronto e dintorni, includendo presentazioni di vario tipo e livello e perfino, la scorsa settimana, in una versione danzata del Ballet Creole con l’adattamento musicale di Quincy Jones.

Ho deciso, quindi, di assistere alle due presentazioni più importanti in due serate consecutive: quella con strumenti moderni dell’Orchestra Sinfonica di Toronto-TSO, diretta per l’occasione dal Johannes Debus, e quella con strumenti antichi della Tafelmusik Baroque Orchestra, diretta da Ivars Taurins.

La Sinfonica di Toronto ha la sua sede nell’immensa e pretenziosa Roy Thomson Hall, che ha fama di possedere un’acustica straordinaria: a mio parere, invece, l’acustica della sala è buona solo quando l’evento presenta il “tutto esaurito” e l’orchestra al gran completo; altrimenti, la sua vastità mortifica facilmente le voci dei solisti e perfino il suono degli strumenti. Nel caso del Messiah, mercoledì 19 dicembre, le presenze in sala erano di circa il 65 % della capienza complessiva e l’orchestra presentava un organico ridotto, con solo una trentina di strumentisti.

Indubbiamente, si tratta di un complesso di ottimo livello, e Johannes Debus, direttore stabile dell’Orchestra della Canadian Opera Company, costruisce con loro il tessuto musicale in maniera precisa e sobria. Nell’insieme, di ottimo livello anche i solisti: il soprano di coloratura Claire de Sévigné, voce dagli acuti brillanti e leggeri e buona presenza scenica; il basso baritono Tyler Duncan, già molto noto nel circuito nordamericano con la sua bella voce duttile, capace di intensa coloratura; il mezzosoprano Allyson McHardy, dotata di versatilità vocale e interpretativa. Quanto al tenore Andrew Haji, è dotato di una bella voce di tenore lirico leggero ma la sua agilità è piuttosto limitata, così come la sua capacità di “recitazione teatrale”, sicché s’impegna di rado, e non in modo brillante, nei virtuosismi richiesti dall’oratorio di Haendel.

Quello che invece risponde alle aspettative è il grande “Toronto Mendelssohn Choir”, che, in attesa del nuovo direttore musicale stabile designato, è guidato ad interim dal Mº David Fallis, dalla cui grande esperienza e abilità didattica trae sicuro giovamento: integrato per due terzi da voci femminili, brilla nelle strofe dalle Sacre Scritture (Malachia ed Isaia nella prima parte; prevalentemente Salmi, Libro della Rivelazione e Lettera ai Corinzi, nella seconda) e sostiene sempre con coerenza il tono lucido e un vigoroso contrappunto. Si nota, tuttavia, la mancanza di un maggior numero di voci maschili.

Il Messiah presentato dalla Tafelmusik Baroque Orchestra – normalmente diretta dalla violinista italiana Elisa Citterio, ma stavolta a carico del mº Ivars Taurins, direttore stabile del Tafelmusik Chamber Choir – ha luogo invece nella Koerner Hall, la sala principale del rimodernato Royal Conservatory di Toronto: 1.135 posti, e un’acustica superba. Malgrado, quindi, si stia parlando di una piccola orchestra e di un coro da camera, il risultato è estremamente soddisfacente. Tanto che la stessa Toronto Symphony Orchestra comincerà a programmare alcuni concerti proprio nella Koerner Hall.

Il programma dei due Messiah è sostanzialmente lo stesso, con piccole varianti riguardo ai testi utilizzati: il mº Taurins cita, nella prima parte, passi dal Vangelo di Matteo e Luca, e, nella seconda parte, passi anche dalla Lettera ai Romani.

Con la sua direzione energica e movimentata, ottiene dagli strumenti barocchi un suono vivace, appassionato ed emotivo. Ottimi tutti gli archi, grave ma sonoro l’organo barocco suonato da Charlotte Nediger. Certo, la tromba naturale di Kathryn James Adduci non squilla allo stesso modo di quella cromatica di Steven Woomert (Toronto Symphony Orchestra), ma è molto più difficile da suonare, affidata com’è solo al fiato del musicista senza l’ausilio di valvole e pistoni.

I solisti nel Messiah della Tafelmusik sono tutti bravissimi: il soprano Sherezade Panthaki, bella voce calda, morbida anche negli acuti, e intense qualità espressive (il suo "Rejoyce" è elettrizzante); il mezzosoprano Krisztina Szabó, qui al meglio delle sue qualità vocali e intepretative (splendido il suo "He was despised"); il tenore inglese Charles Daniels con la sua ampia gamma dagli acuti alla coloratura più sospirosa (intenso nel duetto col mezzosoprano "O death, where is thy sting?"); il giovane basso baritono Drew Santini, voce profonda e matura, carica di toni vibranti e aggressivi ("The trumpet shall sound"). Ottimo il Coro da camera, equilibrato nelle tonalità e appassionato nei passaggi più emotivi. Un migliaio di persone in sala applaude alla fine con grande entusiasmo.

Haendel’s Messiah:

Roy Thomson Hall, dal 17 al 23 dicembre.

Direttore invitato: Johannes Debus. Direttore ad interim del Coro: David Fallis.

Orchestra: The Toronto Symphony Orchestra (trentadue elementi).

Coro: The Toronto Mendelssohn Choir (centododici elementi).

Solisti:

Allyson McHardy, mezzosoprano

Claire De Sévigné, soprano

Andrew Haji, tenore

Tyler Duncan, baritono

Foto di scena: Jag Gundu

 

Koerner Hall, TELUS Centre for Performance & Learning, dal 18 al 21 dicembre.

Direttore: Ivars Taurins.

Orchestra: Tafelmusik Baroque Orchestra, diretta da Elisa Citterio (venticinque elementi).

Coro: Tafelmusik Chamber Choir (ventiquattro elementi).

Solisti:

Sherezade Panthaki, soprano

Krisztina Szabó, mezzosoprano

Charles Daniels, tenore

Drew Santini, baritono/basso

Foto di scena: Jeff Higgins


 

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