L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Mille rose d'argento

 di Andrea R. G. Pedrotti

Vienna celebra le mille recite di Der Rosenkavalier alla Staatsoper con lo storico allestimento capolavoro firmato da Otto Schenk e la concertazione eccellente di Adam Fischer.

VIENNA, 27 marzo 2019 - Nella stagione dei centocinquanta anni dall'edificazione del complesso della Wiener Staatsoper non si celebra solo il traguardo per il Erste Haus am Ring, ma anche il raggiungimento delle mille recite di Der Rosenkavalier in questa stessa sede.

Già il 20 marzo ne avevamo avuto un anticipo, con il bellissimo incontro, ospitato della Gustav Mahler-Saal, alla presenza di alcuni fra i più grandi interpreti di sempre del titolo straussiano, che, con la moderazione dell'Intendente Dominique Meyer, hanno intrattenuto i presenti con racconti e aneddoti sulle loro esperienze. Tutto è stato inframezzato da alcuni interventi musicali, vocali e strumentali, oltre alla suggestiva presentazione dell'autografo della partitura conservato nella Österreichische Nationalbibliothek, arricchita dal racconto del rapporto col librettista Hugo von Hofmannsthal e dalla lettura delle recensioni che accolsero la prima viennese dell'8 aprile 1911.

Nell'opera di Richard Strauss ritroviamo Vienna non solo nell'ambientazione, ma in ogni nota di una partitura che, al di là del walzer, è interamente emblema iconico dello spirito che animò la capitale asburgica. Sebbene il librettista fosse autoctono, a differenza di Richard Strauss, è la melodia a condurre la drammaturgia, in un continuum che prevalica i seppur splendidi versi di Hofmannsthal. È noto come Strauss avesse composto alcuni numeri dell'opera ancor prima di aver visionato il testo e abbia costretto il librettista a correggerne il contenuto, perché la musica era stata decisa.

Autentico mattatore dell'incontro del 20 marzo è stato un brillantissimo Otto Schenk, a cui nessuno ha saputo tener testa per acume, spirito e lucidità. Oty, come lo chiamavano affettuosamente gli altri ospiti, non è stato solo tronfatore nella dialettica di una conferenza, ma anche come regista sul palcoscenico della Wiener Staatsoper.

Già lo scorso anno, la produzione di Schenk di Der Rosenkavalier alla Bayerische Staatsoper, nella sua bellezza, aveva destato meraviglia [leggi la recensione]. Mentre attendevo di assistere alla stessa opera a Vienna, mi aspettavo un allestimento del tutto simile a quello visto in Baviera, con qualche aggiustamento, utile a far considerare una première anche la versione per la capitale austriaca. Niente di più sbagliato: Schenk ripensa lo spettacolo fra una città e l'altra, mantenendo similitudini solo nei costumi, ma mutando l'idea generale. Nel primo atto la scena viene rimpicciolita, mediante una cornice nera, trasformando gli appartamenti della Marescialla in una sorta di acquarello impressionista, senza l'espediente di movimenti innaturali, o abusati velatini.

La cura del dettaglio, fin della luce che filtra dalla finestra, è maniacale e i protagonisti sembra quasi danzino, come se la regia fosse tutt'uno con la musica, indipendentemente dal libretto di Hofmannsthal.

Il secondo atto è un capolavoro, con la scenografia vagamente (in senso letterale) destrutturata, quasi volesse richiamare alcuni dettagli dell'architettura viennese. La recitazione anche dell'ultima comparsa è densa di significato e riproduce lo spirito viennese, nella sua malizia, nel suo pettegolezzo e nel suo amore per il mistero, per ciò che è, ma non appare. Discorso simile nel terzo atto, con luci e tendaggi a danzare sulla musica di Strauss.

Altro trionfatore, oltre a Otto Schenk, è stato senz'altro l'eccellente concertatore Adam Fischer, inappuntabile nella gestione del rapporto fra buca e palcoscenico. La linea è intensa, il fraseggio coinvolgente, l'intensità trascinante. L'agogica di Fischer è ideale, in una fusione con la dinamica musicale che appaga appieno.

Fra gli interpreti, nonostante un'indisposizione annunciata, va in scena Peter Rose che assai ben figura come Baron Ochs. Peccato che non riesca a tornare sul palcoscenico della Wiener Staatsoper anche per secondo e terzo atto, a causa del protrarsi d'un malanno che gli impedirà di partecipare anche all'ultima recita del 30 marzo. Quindi per secondo e terzo atto, accolto da un'autentica ovazione all'annuncio, ritroviamo il KS Wolfgang Bankl, che porta a compimento una prestazione maiuscola sotto ogni aspetto.

Applauditissima anche la Marescialla di Adrianne Pieczonka, capace di trasmettere l'animo del personaggio, dall'illusoria gaiezza dell'amore truffaldino con un ragazzo molto più giovane, fino alla melanconia della consapevolezza.

Molto bene la Sophie di Chen Reiss, squillante, maliziosa, elegiaca e giovanile nel dipingere in un canto morbido l'amore con Octavian. Quest'ultimo è  Stephanie Houtzeel , che appare meno carismatica dei colleghi, ma comunque conduce a termine la serata con onore. 

Bene anche Clemens Unterreiner (Faninal) e Caroline Wenborne (Marianne Leitmetzerin), al pari di Michael Laurenz (Valzacchi), mentre è assolutamente irresistibile l'Annina di Ulrike Hlezel.

Assieme al regista Otto Schenk, hanno lavorato Rudolf Heinrich (scene) ed Erni Kniepert (costumi). Il maestro di un coro ineccepibile sia nel canto, sia nella recitazione era Martin Schebesta.

Tutte le maestranze impegnate erano, come sempre, quelle stabili della Wiener Staatsoper.

foto Wiener Staatsoper / Michael Pöhn