L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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In quali eccessi

 di Giuliana Dal Piaz

A bilanciare lo spettacolo irrisolto di David Alden e un protagonista, Russel Thomas, poco convincente, l'ottima concertazione di Johannes Debus e le belle prove di Tamara Wilson, Desdemona, e Gerald Finley, Jago, per la chiusura di stagione della Canadian Opera Company.

TORONTO, 30 aprile 2019 - Ultima opera della Stagione 2018-19 per la Canadian Opera Company, Otello lascia vagamente delusi all’insegna dell’eccesso: eccesso nel minimalismo della scena, eccesso nella scomposta recitazione del protagonista ed eccesso nel tocco di grand-guignol che forse il regista, o forse il “movement director”, introducono nella narrazione – il coro che si sposta a ondate sia nella scena della tempesta iniziale sia in quella del richiamo a Venezia del Moro e dell’umiliazione di Desdemona; Iago che, cantando “Credo in un dio crudel”, a un certo punto si rotola per terra; o il patto di scelleratezza tra Otello e Iago, sugellato col sangue in una stretta di mano vagamente mafiosa.

Lo statunitense David Alden trasporta l’azione, dalla guerra contro i Mori nel Mediterraneo (XVI secolo), a un momento imprecisato di fine Ottocento, in un’atmosfera che sembra inspiegabilmente tratta da Dostojevskij. E potrebbe pure funzionare, malgrado la contraddizione in termini di clima e latitudine, se non venisse stravolto lo spirito creativo di Verdi-Boito nell’uso della tragedia di Shakespeare. Alden si propone dichiaratamente di sottolineare il razzismo che pervade l’opera quando scrive, nella presentazione: “...La prospera e potente Repubblica di Venezia conta sulla guida del brillante guerriero Otello, un Moro (un tempo schiavo, è ora un generale [di San Marco]), alla testa delle sue armate che la proteggono dalla minaccia d’invasione musulmana. Pubblicamente, ne ha bisogno e lo ricopre di onori – ma contro di lui serpeggia in privato un brutto risentimento razzista che esplode alla scoperta del matrimonio segreto di Otello con Desdemona. È perfettamente possibile che la facilità con cui Iago manipola Otello e lo spinge alla gelosia omicida abbia molto a che vedere con il conflitto interiore e l’insicurezza di un nero in una società aggressivamente bianca. Nell’adattamento del testo [di Shakespeare] che Verdi e Boito fanno per l’opera, il razzismo è più latente e sommerso. ... Ma il veleno insidioso del razzismo è ancora in agguato nel DNA dell’opera – il coraggio di sfidare la società circostante che mostrano il guerriero Otello e la sua amata Desdemona, osando amarsi e sposarsi, e la tragica maniera in cui tale amore può venire così facilmente pervertito e distrutto –, riecheggia attraverso i tempi e ci commuove e ci sfida ancora adesso.”

Amliamente condivisibile la sua analisi, ma è la maniera pratica di tradurla che non convince: con il britannico Jon Morrell, crea un’unica scena in una sorta di castello in rovina, privo di qualunque suppellettile che non siano una vecchia poltrona e alcune sedie – è la prima volta che vediamo Desdemona morire per terra e non sul suo letto, quello dove in teoria Emilia dovrebbe aver disteso la veste nuziale.

Unica decorazione, un quadro della Madonna in stile simil-bizantino - recata in scena quando Desdemona torna dalla passeggiata in giardino e riceve i fanciulli di Cipro - che, chissà perché, Otello porta ripetutamente in giro e poi appende su una parete, dove sarà infine presa a bersaglio dalle freccette (!!) di Iago e Cassio (il quale appena arrivato prende una bottiglia di champagne e se ne serve varie volte, improbabile dopo quanto accaduto all’inizio dell’opera) nella scena del fazzoletto a cui Otello assiste di nascosto. È, tuttavia, assente dalla camera di Desdemona al momento dell’Ave Maria. Altra immotivata incongruenza, la strana figura di una ballerina discinta che si scatena in scena come morsa da una tarantola, tra la folla che esulta per la vittoria sui Mori: è un tocco molto “alla Alden”, lo aveva fatto anche nel Rigoletto della scorsa stagione. Incongrua, infine, la raffigurazione di Emilia, che vediamo in scena come una suffragetta scolorita, senza averne l’indipendenza mentale, e totalmente priva della spontaneità, del calore e dell’empatia del personaggio verdiano.

Quello che riscatta l’opera sono, da un lato, la musica di Verdi interpretata magistralmente dagli strumentisti diretti da Johannes Debus, che, al suo primo Otello, è filologicamente impeccabile, misurato e attento alle esigenze dei cantanti – finora il miglior direttore che abbia visto alla guida di questa orchestra –, e, dall’altro, le voci dei cantanti, in linea di massima molto bravi. La migliore è certamente la statunitense Tamara Wilson/Desdemona, che si sta affermando rapidamente a livello internazionale. Capace di interpretare con altrettanta bravura Mozart, Strauss e di recente anche Wagner, è un soprano lirico che dispone di un bel timbro squillante e di un volume usato con sapienza, un buon chiaroscuro e un eccellente pianissimo.

Russell Thomas/Otello si avvicina soltanto all'idea di tenore drammatico: la sua voce è ricca e dotata di notevole volume ma mostra di rado il timbro scuro che si vorrebbe per la parte di Otello. Non è un buon attore: sembra preoccuparsi più della voce che della recitazione e indulge (influsso del regista o scelta propria?) in atteggiamenti drammatici vecchio stile con risultati piuttosto goffi.

Rimarchevole la voce del baritono canadese Gerald Finley, con la sua buona pronuncia del testo e una recitazione in genere molto contenuta, anche se non sempre convincente.

Positiva l’interpretazione, sia vocale sia teatrale, di Andrew Haji/Cassio, che si è mosso con agilità malgrado la sua notevole stazza.

Sempre straordinario il Coro della C.O.C., a dispetto della maratona coreografica impostagli.

Foto di scena: Michael Cooper

OTELLO Stagione 2018-19 de la Canadian Opera Company. Four Seasons Centre for the Performing Arts ( 27 aprile-21 maggio). Musica di Giuseppe Verdi. Libretto di Arrigo Boito. Direzione: Johannes Debus. Regia: David Alden. Scene e costumi: Jon Morrell. Luci: Adam Silverman. Orchestra e Coro della Canadian Opera Company. Direzione del Coro: Sandra Horst. Direzione del coro infantile: Teri Dunn.

Personaggi e interpreti:

Otello – Russell Thomas

Desdemona – Tamara Wilson

Iago, alfiere di Otello – Gerald Finley

Cassio, luogotenente di Otello – Andrew Haji

Roderigo, gentiluomo – Owen McCausland

Montano, ex Governatore di Cipro – Brandon Cedel

Emilia, moglie di Iago e dama compagnia di Desdemona – Carolyn Sproule

Lodovico, Ambasciatore – Önay Köse


 

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