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Canto del dolore

 di Suzanne Daumann

La prima assoluta dell'opera Alp Arslan di Richard van Schoor è un evento da ricordare per l'ottima realizzazione e la qualità intrinseca di questa riflessione sull'amore, il dolore e la violenza. 

Gießen, 4 maggio 2019 - Quante volte capita nella vita di essere testimoni di una prima mondiale, e di assistere a un trionfo memorabile? Questa sera, allo Stadttheater della piccola città di Gießen in Allemagne, abbiamo goduto di questo privilegio.

Alp Arslan di Richard van Schoor, su libretto di Willem Bruls, ci porta ad Aleppo nel XII secolo, per finire nel presente; è il canto delle vittime, la spirale della violenza, la ricerca dell'amore in un mondo senza amore.

In un prologo, assistiamo al primo canto di una vittima: Loulou, l’eunuco, canta il dolore della castrazione, e si ricorda di Achmad, suo fratello. È sepolto nella sabbia del deserto, non ne vediamo che la testa. Luce e scenografia descrivono il calore; la musica, orra dissonante ora dolcemente melodiosa, annuncia il tragico destino del personaggio.

Nella prima scena, il sultano Ridwan sta morendo. Suo figlio Alp Arslan assiste all'agonia, impotente e disperato, mentre la madre di Ridwan e la madre dello stesso Alp lamentano la sorte del sultano. Questi si spegne e Alp deve ora far fronte alla responsabilità di difendere Aleppo contro i Franchi - siamo al tempo delle crociate. Loulou gli offre il suo aiuto e gli dichiara il suo amore. Alp sa che dipende dalle conoscenze di Loulou, ma ne rifiuta i sentimenti, perché odia l'eunuco. 

Alp regna con il terrore. Sua madre confida  il proprio sgomento al cugino, l'Emiro di Damasco, durante una messa ortodossa i cui canti ci incantano. Alp e Loulou si girano attorno, si cercano, si respingono - Loulou ama sempre Alp ma è spaventato dai suoi metodi, Alp è troppo solo e bisognoso d'amore per resistere - inizia una relazione sessuale, basata sul potere invece che sull'amore. No, Alp non può amare e in un canto magnifico e commuovente sua madre ci rivela il perché: è stato concepito in uno stupro.

La situazione si fa sempre più critica, Aleppo rischia di cadere nelle mani dei crociati, ma Alp rifiuta di negoziare. Loulou combatte per la vita o la morte, e Alp cade. Tuttavia, Loulou è diventato troppo potente e i ministri decidono per la sua morte.

In un commuovente epilogo, il suo spettro canta nuovamente il suo grande dolore, e nuovamente torna Achmad: in un giorno del 2012, in Siria, un soldato con questo nome è incaricato dal suo ufficiale di violentare una donna. Di fronte al suo rifiuto, l'ufficiale lo uccide. Il ciclo si chiude - la spirale di violenza continua.

Con il fiato sospeso si segue questa storia, per quanto è ben raccontata. La musica di Richard van Schoor sfrutta tutti i registri, illustra, sottolinea e canta con abilità ogni scena, ogni emozione. Un coro magnifico è basato su musiche originali siriane, registrate da Willem Bruls in una chiesa di Aleppo poi andata distrutta - quest'opera è anche un requiem per una città; passaggi in Sprechgesang, duri e dissonanti, ci lacerano come le emozioni lacerano i personaggi. Un'orchestra siriana suona musica da camera composta da Richard van Schoor, ed è credibile. L’apporto della musica orientale è finemente dosato, ad ogni modo, nulla è gratuito.

Il libretto di Willem Bruls, fine conoscitore dell'oriente e in particolare di Aleppo, è denso, conciso, inquietante, drammatico, e la musica gli corrispond eperfettamente. Si spera vivamente in altre opere di questa coppia così dotata.

Un cast de chanteurs absolument magnifiques rend amplement justice à cette oeuvre.

Il controtenore Denis Lakey interrpeta Loulou, commuovente come il suo personaggio, oscillante fra i gravi estremi e l'acuto dell'estremo dolore, agile, inquietante, toccante. Di fronte a lui, il giovane tenore Daniel Arnaldos è Alp Arslan, appassionato e appassionante. Con la sua voce chiara e giovanile, padroneggia con agilità una partitura ardua e il gioco scenico fra sesso e solitudine. Rena Kleifeld, contralto, canta la aprte della nonna di Alp. La sua voce profonda ed emozionante traduce perfettamente il dolore di una madre per la morte di un figlio. La madre di Alp, figura tragica incapace di amare il figlio, è il mezzosoprano Marie Seidler. Magnifica, toccante, travolgente, profonda come la sua voce e il dolore di cui è impregnata tutta l'opera. Il baritono Tomi Wendt interpreta l’Emiro di Damasco, Tughtakin, e Tuncay Kurtoğlu è Ridwan, il padre di Alp Aslan - voci magnifiche e splendide interpretazioni anche da parte loro.

Jan Hoffmann dirige l’Orchestra Filarmonica di Gießen in una partitura ambiziosa.

La scenografia Marc Jungreithmeier, scintillante e versatile come la musica, contiene molti elementi video, talora perturbanti, talvolta illuminanti. I costumi di Monika Gora definiscono a dovere i personaggi, in particolare Alp, che è  il solo a indossare un completo in due pezzi, mentre gli altri personaggi maschili appaiono in burnus.

È raro assistere a una prima mondiale, è anche raro assistere a una produzione in cui tutto funziona, dal libretto alla musica, dalla scenografia ai costumi; questa serata che combina le due esperienze resterà dunque impressa nella memoria.

Grazie alla città di Gießen e a tutta la squadra, bravi tutti, lunga vita e buona fortuna ad Alp Arslan!

foto Rolf K. Wegst


 

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