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La rivincita della Micheltorena

 di Luis Gutierrez

Fra varie vicessitudini, l'opera di Puccini torna a sorpresa nel cartellone del Teatro de Bellas Artes in una produzione non esente da problemi, in cui si apprezzano soprattutto Diego Torre, Dick Johnson, Enrique Ángeles, Sonora, Ángel Ruz, Nick, e, ebbene sì, Renata Ramos nei panni di Nina Micheltorena.

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CITTA' del MESSICO, 26 settembre 2019 - Questa produzione dell'opera di Giacomo Puccini debuttò alla vigilia del terremoto del 19 settembre 2017 [leggi la recensione], ragion per cui le tre repliche previste furono cancellate e non ci furono altre opportunità per vederla. In questa stagione era stata programmata la prima messicana di Parsifal, ma la tormenta di passioni associata al cambio della direzione musicale dell'Orquesta del Teatro de Bellas Artes – rottura dei rapporti con chi era stato direttore titolare per diversi anni, protesta di alcuni membri dell'orchestra all'indirizzo di un altro direttore che era stato a sua volta titolare molti anni in precedenza – ha provocato la cancellazione del titolo wagneriano; si è proposto l'allestimento di Un ballo in maschera di Verdi, tuttavia non si è riuscito a coinvolgere un protagonista all'altezza della parte di Riccardo, per cui si è deciso di riprendere La fanciulla del West, evento inaspettato giacché al momento non era stata ripresa nessuna produzione del regista, probabilmente perché non gli era stato chiesto. I better “to look for the nipples of the snake” and keep on with my chronicle: basta divagare e passiamo alla cronaca.

A Sergio Vela si devono regia e luci e a  Violeta Rojas i costumi. Il regista ha pensato a quest'opera come a un Western cinematografico della prima metà del secolo scorso, avvicinandosi alle idee del drammaturgo David Belasco, la cui The Girl of the Golden West è all'origine del libretto dell'opera. L'elemento più originale e accattivante è stato l'accompagnare il preludio con uno schermo sul quale si proiettavano i titoli di un film degli anni '30 o '40 che corrispondevano alla locandina. Quel che non ho mai visto in un Western di quest'epoca sono i gesti immobili della numerosa compagnia e del coro in contrasto con un telo azzurro sul fondo, cliché alla Robert Wilson. Durante il secondo atto è stato usato un telo blu mare stellato, essendo notte, davanti al quale si muovevano i personaggi che non partecipavano all'azione. Nel terzo, il fondale è cambiato in colore diurno e i movimenti si sono fatti meno stilizzati. Il meglio della produzione è l'economia apparente della scena, inclusa l'attrezzeria

Il tenore messicano, trasferitosi in Australia, Diego Torre ha cantato un magnifico Dick Johnson (Ramerrez nell'originale, qui Ramírez). La sua voce è risuonata splendida in tutti i registri. La melodia che Puccini scrisse per la sua aria del primo atto, che riapparirà più volte come tema della memoria – c'è chi lo definisce un Leitmotiv, ma sono in disaccordo concettualmente, essendo il secondo un'unità compositiva oltre che un tema di ricordo – è tanto bella e accattivante che  Andrew Lloyd Weber l'ha apertamente plagiata in The Phantom of the Opera.

Il soprano americano Elizabeth Blancke-Biggs ha cantato la parte di Minnie. Posso dire che la sua interpretazione, tanto vocale quanto scenica, mi ha suscitato totale indifferenza. La sua voce non è quella che definisco, molto soggettivamente, come bella, senza essere una voce che esprima il dramma vissuto da una locandiera al tempo della febbre dell'oro californiana, il suo amore per un uomo estraneo alla cerchia dei suoi parrocchiani e che, per di più, molto probabilmente è un bandito, messicano per giunta, “a bad man” in linguaggio  trumpiano. Quanto agli aspetti oggettivi, penso che il volume della sua voce fosse alto quando l'opera tace, nullo quando si fa sentire. Spero di non ritrovarla sulle scene operistiche.

Lo sceriffo Jack Rance è stato interpretato dal baritono moldavo Roman Ialcic. Posso solo dire cche fra i comprimari si sarebbe trovato almeno un altro cantante che avrebbe potuto dar miglior prova in questa parte. Mi riferisco al baritono Enrique Ángeles, uno stupendo Sonora.

Odio non poter scrivere pareri favorevoli, specialmente riguardo i cantanti; lo faccio spesso ma oggi posso lodare solo Diego Torre e, per quanto non in una parte principale, Enrique Ángeles.

Fra i comprimari si è distinto il Nick del tenore Ángel Ruz, per il canto, la recitazione e il dominio del lazo, cosa per la quale è stato applaudito da alcuni, mentre per altri ha solo allungato lo spettacolo senza necessità.

Adeguato il resto del cast: Daniel Cerón (Ashby), Andrés Carrillo (Trin), Antonio Azpiri (Sid), Carlos Arámbula (Bello), Ángel Macías (Harry), Dante Alcalá (Joe), Alberto Albarrán (Happy), Édgar Gil (Larkens), Carlos Santos (Billy Jackrabbit), Vanessa Jara (Wowkle), Óscar Velázquez (Jake Wallace), Emilio Carsi (José Castro), Rodrigo Petate (un postiglione). Il regista ha previsto anche un'attrice, Renata Ramos, nei panni della presunta amante di Ramerrez (Nina Micheltorena) e così attraente che, alla fine dell'opera, lo sceriffo opta per spassarsela con la Micheltorena, amante della sua nemesi.

Il coro maschile del Teatro de Bellas Artes ha convinto, ancora guidato da Stefano Ragusini.

La Orquesta del Teatro de Bellas Artes, rafforzata con alcuni aggiunti poiché l'organico è vicino a quello richiesto da Wagner o Richard Strauss, è risultata più che accettabile sotto la direzione di Marcello Mottadelli.

Credo che finché non si nomineranno direttori stabili per Coro e Orquesta del Teatro de Bellas Artes, le interpretazioni non potranno essere più che sufficienti. Spero che le autorità culturali facciano qualcosa in merito.