L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Il richiamo della fiaba

di Giuliana Dal Piaz

L'opera più nota e rappresentata di Dvořák, Rusalka, continua a incantare a Toronto, con Sondra Radvanovsky impeccabile protagonista.

TORONTO, 12 ottobre 2019 - Da Ulisse che si fa legare all’albero maestro, per sperimentare il canto ammaliatore delle sirene senza portare la sua nave a infrangersi sugli scogli, alla Undine di Friedrich de la Motte Fouqué, o alle favole degli scrittori cechi Karel Jaromír Erben e Božena Neňcová – che sono direttamente all’origine, insieme a La Sirenetta di Hans Christian Andersen, del libretto di Kvapil –, la storia della letteratura torna spesso su mitiche creature come le sirene o le rusalke (ninfe acquatiche) delle leggende slave, come quella da cui Dvořák si ispirò per la sua “favola lirica”. Composta in soli sette mesi (il musicista si innamorò all’istante del testo del giovane poeta Kvapil, che gli fu sottoposto a Natale del 1899), Rusalka fu presentata per la prima volta al Teatro Nazionale di Praga nel marzo del 1901 e ottenne un successo travolgente. Fortemente marcata dal desiderio di Dvořák di riscattare le tradizioni e la lingua ceca, dopo che l’impero austroungarico aveva represso i nazionalismi dei varî paesi sotto la sua dominazione, è la più nota, e praticamente l’unica ancora eseguita fuori dalla Repubblica Ceca, delle opere liriche del compositore. Riconoscibile, nei Leitmotive che accompagnano i personaggi, l’influenza di Wagner, per il quale Dvořák provava grande ammirazione, soprattutto dopo aver partecipato come violinista all’esecuzione di un concerto diretto personalmente dal compositore.

Presentata dalla Canadian Opera Company dieci anni fa, viene riproposta ora a Toronto nella produzione del 2014 della Lyric Opera di Chicago, con cui la compagnia canadese collabora assiduamente. Sul podio Johannes Debus, mentre la messa in scena è dello scozzese Sir David McVicar, regista noto a livello internazionale, coadiuvato dai due artisti che spesso collaborano con lui: John Macfarlane per le scene, e David Finn per le luci.

Sul bosco semovente del primo atto domina un’enorme luna piena mentre quinte di alberi scorrono sul palcoscenico ad aprire o chiudere radure, e il lago è dato da nubi di vapore e l’affossamento da cui emerge Vodnik, padre di Rusalka. La scena boschiva torna poi nel terzo atto, ma la luce è invernale, il verde frondoso è scomparso lasciando alberi rinsecchiti, zone di terreno arido, e fango al posto del lago. Il secondo atto ha luogo invece nel castello del Principe: prima, brevemente, nelle cucine in cui si prepara il banchetto per le nozze, e poi nel severo splendore rossastro di una gran sala gotica, all’esterno della cui vetrata – un velario che si alza per lasciarci entrare nel vivo della vita a castello – Vodnik lamenta la sorte della sua Rusalka.

Mentre è soddisfacente la messa in scena, piuttosto tradizionale, non lo sono i costumi: Rusalka è impacciata, soprattutto quando deve muoversi tra radici e rami di alberi, da uno strascico esagerato, che rappresenta il suo “velo acquatico”, come lo definisce Ĵezibaba. Quanto poi ai costumi d’epoca nel castello, il volume depositato sul fondo schiena della ninfa e della Principessa straniera è sporgente e sgraziato, non gentilmente degradante come un bozzetto iniziale di Moritz Junge faceva immaginare.

Il soprano Sondra Radvanovsky, molto maturata vocalmente, è impeccabile nella parte di Rusalka; nel secondo atto la sua mimica appare un tanto esagerata – può cantare solo durante l’inatteso incontro con suo padre fuori dal castello – ma trasmette a dovere la frustrazione, il senso di isolamento, l’infelicità che prova.

Ottima Ĵezibaba il mezzosoprano Elena Manistina, sia dal punto di vista vocale sia nella recitazione. Pavel Černok delude per il timbro aspro, anche se dispone della giusta forza vocale: nella difficile parte del Principe si vorrebbe un tenore lirico dalla voce più piena e rotonda. Anche nel soprano Keri Alkema, la Principessa Straniera, domina il volume più che l’espressività della voce. Molto efficaci, in compenso, il basso ceco Štefan Kocán/Vodnik, e il basso-baritono Vartan Gabrielan/Il Cacciatore. Bravo il soprano Lauren Eberwein, che, con humour vivace, interpreta il garzone, controparte del Cacciatore sia mentre imbottisce un animale destinato allo spiedo sia nella breve scena finale con Jezibaba. Convincenti le tre ninfe del bosco.

Le coreografie di Andrew George sono vivaci e bene eseguite, ma risentono della scurrilità spesso utilizzata in questi casi; sono ormai inaccettabili le ninfe che ondeggiano soavemente tra i veli, ma ancora oggi piacerebbe in scena una maggior dose di buon gusto.

L’abile concertazione del maestro Debus e la direzione del coro da parte di Sandra Horst, così come la bravura e la professionalità di orchestra e coro, rendono pienamente giustizia alla splendida partitura di Antonín Dvořák, nel lirismo e nel dramma, così come nei ai vivaci motivi tradizionali di danza.

Foto di scena: Michael Cooper

Giuliana Dal Piaz

RUSALKA – Stagione 2019-20 della Canadian Opera Company. Four Seasons Centre for the Performing Arts, Toronto (12-26 ottobre). Musica: Antonín Dvorák. Libretto: Jaroslav Kvapil. Regia: Sir David McVicar. Scenografia: John Macfarlane. Costumi: Moritz Junge. Luci: David Finn. Coreografie: Andrew George. Direzione d’orchestra: Johannes Debus. Direzione del coro: Sandra Horst. Orchestra e coro della Canadian Opera Company.

Personaggi e interpreti:

Rusalka – Sondra Radvanovsky, soprano

Vodnik – Štefan Kocán, basso

Il Principe – Pavel Černoch, tenore

Ĵezibaba – Elena Manistina, mezzosoprano

La Principessa Straniera – Keri Alkema, soprano

Prima Ninfa del bosco – Anna-Sophie Neher, soprano

Seconda Ninfa del bosco – Jamie Groote, mezzosoprano

Terza Ninfa del bosco – Lauren Segal, mezzosoprano

Il Cacciatore – Vartan Gabrielian, basso-baritono

Il Guardaboschi – Matthew Cairns, tenore

Il Garzone – Lauren Eberwein, soprano


 

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