L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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L'acquarello di Cio-Cio-San

di Andrea R.G. Pedrotti

Nell'ultima ripresa prima del meritato pensionamento, la storica produzione della Wiener Staatsoper mostra ormai i segni del tempo, compensati dall'eccellenza dell'orchestra e dalle buone prove di Kristine Opolais, Ivan Magrì e Paolo Rumetz. 

VIENNA, 16 ottobre 2019 - La stagione 2019/2020 sarà l'ultima a vedere lo storico allestimento di Madama Butterfly firmato da Josef Gielen sul palco della Wiener Staatsoper, poiché, com'è noto, sarà proprio l'opera pucciniana la première che presenterà alla città di Vienna, e non solo, il nuovo quinquennio di gestione del teatro sotto la guida del sovrintendente Bogdan Roscic.

Sicuramente la regia di Gielen poteva avere un suo perché quando venne proposta la prima volta, ma, dopo quasi quattrocento rappresentazioni alla Staatsoper, comincia a palesare i segni del tempo. Belle e assai tradizionali le scene (di Tsugouharu Foujita come i costumi), mentre la recitazione è affidata quasi interamente alla personalità degli artisti, con poche indicazioni generali. Visivamente pare di osservare un acquarello piacevole alla vista, ma che, dopo tanti anni, perde il senso di tragedia umana insito nella drammaturgia.

Nonostante un'annunciata indisposizione, risulta buona la prova di Kristine Opolais come Cio-Cio-San. Il soprano lettone si fa certamente preferire dal secondo atto, quando sottolinea la drammaticità del momento grazie a un fraseggio curato, molto espressivo e passionale. Nonostante un buon volume, la voce resta quella di un lirico puro, prestato - non solo in quest'occasione - a una parte di lirico drammatico. Ancora oggi rammentiamo con piacere la sua Margherita nel Mefistofele ascoltato alla Bayerische Staatsoper [leggi la recensione]; un personaggio, giustappunto, da lirico puro che le consentiva di esaltare al meglio le sue doti espressive. Come Cio-Cio-San esibisce un buon centro e acuti sicuri, ma fatica in un registro grave che è costretta ad appesantire. Ciò nonostante, è impossibile non apprezzare appieno la passionalità nel finale, sia come madre amorevole, sia come donna pronta al gesto estremo. Talvolta la recitazione appare eccessivamente manierata, a causa della mancanza di un impianto registico pienamente strutturato.

Accanto a lei ben figura Ivan Magrì che, nel portare in scena uno fra i personaggi moralmente più deprecabili dell'intero panorama lirico, opta per un fraseggio raffinato, molto curato negli accenti. La recitazione è misurata e conforme al ruolo; furbescamente squallido nel confronto con Sharpless e parimenti squallido, ma falsamente elegiaco, in quello con Cio-Cio-San.

Convince pienamente lo Sharpless di Paolo Rumetz, che canta con gusto e precisione il ruolo, badando minutamente all'accentazione della parola e senza mai tradire lo stile italiano nel porgere la frase.

Bene anche la Suzuki di Monika Bohinec, protagonista di una prova in crescita.

Completavano il cast con onore: Lydia Rathkolb (Kate Pinkerton), Herwig Pecoraro (Goro), Hans Peter Kammerer (Yamadori), Igor Onishchenko (commissario imperiale), Martin Müller (ufficiale del registro), Anna Lach (madre di Cio-Cio-San) e Denisa Daniel (la cugina).

Il coro diretto da Martin Schebesta ben figurerebbe, se non fosse per l'esecuzione del celebre brano a bocca chiusa a bocca palesemente aperta, con la pronuncia di una “U” assai intelligibile per l'ascoltatore. Un altro motivo utile per proporre un nuovo allestimento dell'opera pucciniana alla Staatsoper.

Jonathan Darlington si disimpegna correttamente dal podio, le sezioni sono coese e non si avvertono sbavature tecniche. Sempre ragguardevole l'ampiezza dinamica di cui l'orchestra viennese sa rendersi protagonista e la capacità di interpretare la scrittura di Giacomo Puccini. Unico appunto al concertatore è una diffusa povertà nella ricerca di un fraseggio intenso e una mancanza di cura negli accenti, che si vorrebbero più precisi, per esempio, nella drammaticità della frase del coro “Rispondi, Cio-Cio-San!” o nell'ampiezza del respiro in “Un bel dì vedremo”.

Al termine grandi applausi per tutti, da parte di un pubblico composto prevalentemente da turisti.

foto © Wiener Staatsoper GmbH / Michael Pöhn


 

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