L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Dolci abbracci, innocenti furberie

di Irina Sorokina

Il capolavoro di Cimarosa si presenta a Verona con una compagnia di canto complice e affiatata, uno spettacolo fluido e ben rodato, un'ottima, giovane bacchetta.

VERONA, 27 ottobre 2019 - Il noto scrittore tedesco Franz Werfel nella sua opera più celebre, il romanzo Verdi, chiama l’opera Signora. Come dargli torto? Il magnifico genere che unisce musica e teatro e conta ormai più di quattro secoli non può essere altro che una Signora. Possedette tante menti e altrettante anime e sembra di poterle possedere ancora, visto che, nei paesi dove questo genere è diffuso e amato, i teatri sono quasi sempre pieni.

Alla Signora si deve tanto, tantissimo rispetto. Tuttavia, nell’esistenza contemporanea in cui l’unica certezza è incertezza, come notò Zygmunt Bauman, a entrare in contatto diretto con la Signora sono tante persone che non hanno una minima esperienza e tanto meno comprendono la sua natura. Nascono così molte produzioni trash, spazzatura.

Sembra che il Teatro Filarmonico di Verona - che nell’autunno in corso offre al pubblico una rassegna chiamata Viaggio in Italia nel tempo e negli stili inaugurata l’11 ottobre e con epilogo il 31 dicembre col tradizionale concerto di capodanno - abbia felicemente evitato il rischio di cadere nel trash, anche se Il matrimonio segreto, il capolavoro di Domenico Cimarosa, è messo in scena da un personaggio che non c’entra nulla con la Signora, Marco Castoldi, appunto, in arte Morgan.

Proviene dal Teatro Coccia di Novara dove andò in scena nel 2012, e qualcuno ragionevolmente potrebbe osservare che l’allestimento si è fatto una barba se non proprio grigia, tuttavia piuttosto lunga. Ma se è così, al Teatro Filarmonico sono riusciti a pettinarla in un modo che lo spettacolo è apparso giovane, simpatico e pieno di vita. “La colpa” sarebbe di tutto il team, senza dubbio. Le scene di Patrizia Bocconi potrebbero ricordare molti allestimenti delle operine del Settecento o del primo Ottocento di cui l’azione si svolge in casa; una struttura leggera e minimalista in profondità del palco allude a una casa con scale, corridoi e stanze; viene simpaticamente illuminata dai colori vivaci di Paolo Mazzon. L’azione vera, però, è sempre nella parte del palcoscenico più vicina al pubblico, con mobilia pure minima. Permette di seguire nei dettagli la faccenda divertente e godersi i dialoghi dei protagonisti.

Morgan, molto noto al pubblico come cantante e personaggio televisivo, riesce a cimentarsi con la regia di un'opera lirica con un lodevole garbo. Non ha intenzioni di aggiungere delle cose che con il capolavoro di Cimarosa non c’entrano affatto, ma dà un tocco di modernità alla storia, colora i rapporti tra i personaggi di un evidente erotismo e allude ad una certa aggressività delle donne contemporanee attraverso trovate registiche come la “cavalcata” di due rivali, Carolina e Fildalma che si mettono sopra il povero Paolino trasformato in un essere a quattro zampe. E la dolce Carolina vince su l’intraprendente Fidalma. C’è anche lo stesso Morgan in scena, sotto forma di uno snodato manichino. Il cast di questo Matrimonio segreto, in cui c’è una sola presenza della prima novarese, Irene Molinari, sembra andare molto d’accordo con le idee di Morgan, ciò dimostra l’atmosfera gioiosa e complice dello spettacolo.

In contrasto con le scene austere, sono spiritosi e coloratissimi gli abiti creati di Giuseppe Magistro; divertono parecchio e fanno in modo che l’occhio cada perennemente su quei vestiti dallo spirito decisamente “giovane”, pur strizzando l’occhio al maturo Settecento. L’uso bizzarro del tessuto a quadrettini bianchi e neri è ravvivato dai colori vistosi dei dettagli e dal taglio elegante per tutti - e coraggioso per le femmine che scoprono generosamente le braccia e le gambe annunciando il loro appetito sessuale. Quest’ultimo è evidente in Elisetta che indossa l’abito con la gonna lunga dietro, ma talmente corta davanti da scoprire le giarrettiere delle calze, seguita da Fidalma, apparentemente sobria, ma con la gonna corta troppo stretta che sottolinea le rotondità messe in mostra. Completano il quadro le magnifiche e fantasiose parrucche, un richiamo al Settecento, ma decisamente modernizzate da “macchie” di colori vistosi fatte con bombolette da graffiti.

Il cast piuttosto omogeneo viene capitanato, secondo il nostro parere, da Veronica Granattiero nel ruolo di Carolina, e da Alessandro Abis nei panni del conte Robinson. La prima disegna una ragazza nel fiore della propria femminilità, con un coraggio di leonessa con cui è intenzionata di battersi per il matrimonio d’amore con un rappresentante di una classe sociale più bassa della sua. È dolcissima, questa Carolina, ma gode un’accesa sensualità e non perde l’occasione a darsi a carezze ardenti anche a rischio di essere scoperta. Il fisico scolpito della cantante favorisce le scelte registiche. Sfoggia una voce cristallina e pulitissima ed è dotata di una grande musicalità.

Il suo sfortunato spasimante conte Robinson risulta il personaggio più attraente dello spettacolo grazie alle capacità vocali e attoriali di Alessandro Abis, che sembra nuotare nel mare di dialoghi e cantabili con un’estrema naturalezza. Affascina la sua voce ampia, ben timbrata e squillante, ma non priva di delicatezza e gode di una buona ed espressiva pronuncia.

Matteo Mezzaro nel ruolo di Paolino inizia un po’ sotto tono, la voce suona troppo esile, se non insicura; guadagna il terreno strada facendo e alla fine esce vincitore, disegnando un Paolino quanto delicato e rispettoso, tanto intelligente e coraggioso. La voce può essere definita di “tenorino” e ha sfumatura leggermente belante, m ciò non disturba molto, viste una buona musicalità e un accento variegato.

Salvatore Salvaggio nei panni del signor Geronimo padroneggia la scena, crea un personaggio credibile, un ricco dedito alle convenzioni sociali, ma infine di un buon cuore. Canta in un modo molto naturale, recita con gusto e desta tanta simpatia del pubblico che lo premia con gli applausi sinceri.

Si difendono bene due “antipatiche”, se così si può dire, Irene Molinari nei panni di Fidalma e Rosanna Lo Greco in quelli di Elisetta. La prima è apparentemente divertita nei panni della zia delle ragazze da marito che si mette in competizione con loro. La seconda sembra molto divertita anche lei e disegna disegna la sorella maggiore meno attraente e fortunata della minore, e ciò le dà tanto fastidio; recita con gran gusto e anche la voce un po’ aspra giova al personaggio. È dotata di un fisico adatto e sfoggia una buona voce.

Il giovanissimo direttore d’orchestra Alessandro Bonato alla guida dell’orchestra dell’Arena di Verona risulta la vera stella di questa simpatica produzione, coinvolge i professori in una serie di giochi musicali coloratissimi e pieni di dinamiche elaborate. Nella gioiosa ouverture l’orchestra parla, mormora, suggerisce, polemizza e chiacchiera, facendo già sorridere e godere il pubblico. Il giovane direttore sostiene con garbo gli interpreti e riesce a valorizzare tutti i gruppi di strumenti. Per lui un successo personale, tutto meritato.

Una dignitosa e garbata apertura della stagione al Teatro Filarmonico (pardon, la rassegna musicale Viaggio in Italia nel tempo e negli stili, come ha preferito chiamarla la direzione artistica dell’Arena di Verona). Seguirà un’altra storia dei giovani innamorati dal sapore campestre, tanto amata dal pubblico, L'elisir d’amore.

foto Ennevi


 

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