L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Michele Mariotti

Recitar concertando

 di Antonino Trotta

Dopo il Requiem di Fauré di cui si apprezza l’elegante cammeo di Roberto De Candia, la Seconda Sinfonia di Čajkovskij suggella il successo del ritorno di Michele Mariotti al Teatro Regio di Torino.

Torino, 20 Febbraio 2018 – Che sciolga intrecci nel repertorio operistico o disegni illustrazioni per i romanzi della letteratura sinfonica, c’è sempre qualcosa di squisitamente teatrale nella bacchetta di Michele Mariotti. Una teatralità che si manifesta non solo nella pittoricità dei dosaggi timbrici, nell’espressività del fraseggio o nella drammaticità degli accenti, quanto nel respiro concesso dal maestro pesare al rigido meccanismo metronomico. Ed è proprio la poetica del ritmo il tratto comune ai due capolavori dalla portata emotiva così contrastante, l’estatico Requiem di Fauré e l’inebriante Sinfonia n. 2 in do minore op. 17 di Čajkovskij, con cui si articola la serata ospitata dalla stagione concertistica del Teatro Regio di Torino.

La capacità di indugiare su una pausa o sulla fine di un’arcata melodica, senza però mai slabbrare la trama agogica dell’opera, sublima, ancor più dell’atmosfera vellutata ed evanescente in cui coro e orchestra si mescolano, lo spirito assorto e meditativo del lavoro di Fauré. In questo Requiem non si riflette sulla morte ma si contempla il paradiso, così Mariotti irradia di luce soffusa gli squarci lirici di ciascuna parte, lasciando affiorare gli archi dal continuum orchestrale nel Pie Jesu e nell’Agnus Dei o il fiducioso trillo del flauto alla fine del Sanctus. Il direttore emerito del Comunale di Bologna vive in queste pagine la beatitudine eterna senza ambizione, piuttosto come uno speranzoso afflato che riempie l’anima prima di spirare, e il Libera me, la più turbata delle sette sezioni, con quell’incedere mesto e inquieto dei pizzicati vuole accogliere l’uomo nell’intimità di un introspettivo tentativo di espiazione. Unica nota negativa, in un’esecuzione di grande fascino, è forse quella corona sulla nota finale dove si avverte venire meno, a uno a uno, i membri del coro, istruito dal maestro Andrea Secchi, di cui si loda questa volta il settore tenorile per lo smalto e la plasticità delle sfumature dimostrati nell’Offertoire. Alessandra Marianelli sfoggia un timbro piacevole ma appare un po’ tesa nel Pie Jesu mentre Roberto De Candia conferma le qualità del cantante e la nobiltà dell’interprete, sempre elegante e musicale.

È tuttavia nell’estrosa scrittura del giovane Čajkovskij che il talento direttoriale di Mariotti si esprime secondo i paradigmi di un linguaggio scenografico già apprezzati un anno fa nella parentesi verdiana dei Lombardi alla prima crociata. Dopo il maestoso e drammatico Andante iniziale, il gusto per la raffinata enfatizzazione ritmica trova terreno fertile nell’ironico Andantino marziale, quando il frizzante cicaleggio di clarinetti e fagotti fa il verso all’unisono orchestrale nell’esposizione del tema. Mariotti chiede adesso all’Orchestra del Teatro Regio, in gran forma, un suono più asciutto e netto con cui intarsiare la miriade di dettagli che Čajkovskij profonde nella partitura. Alla spiccata verve istrionica della marcia si contrappone poi l’iridescente slancio dello Scherzo, spinto in un crescendo dalla carica trascinante: gli accordi degli ottoni in chiusura di ciascun periodo sono affilati come lame, l’orchestra muta nel peso e nel colore, le peregrinazioni dinamiche si fanno irrequiete e vorticose. Quindi il Finale, in cui si riconosce tutta l’esuberante stile del compositore russo. È qui che il concertatore palesa la ricchezza delle proprie risorse: in un movimento che in tanti passaggi sembra voler instradare la Sinfonia verso la conclusione, Mariotti riesce a trovare una formula di volta in volta nuova e fresca, ghermisce l’attenzione, conserva la giusta temperatura, illude e disillude, ma mai delude, anzi, tiene con il fiato sospeso, come in un finale d’atto ricco di colpi di scena, e tempera il pubblico prima dell’ultima esplosione.

Prolungati e calorosi applausi di un pubblico numerosamente accorso suggellano il successo della serata. Mariotti è per ora libero e al Regio vacante è un posto d'uffizial, magari a qualcuno potrebbe accendersi una lampadina…