L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Musica, caffé e dialogo

 di Giuliana Dal Piaz

Ancora una volta la musica racconta il rapporto fra Oriente e Occidente, fra Europa e mondo islamico in una produzione della Tafelmusik Baroque Orchestra che, rievocando atmosfere del XVIII parla anche alla nostra contemporaneità.

TORONTO, 22 febbraio 2019 - Il titolo non inganni: anche se la traccia che sottende allo spettacolo rimane concettualmente la stessa di quello presentato nel 2016 dalla Tafelmusik Baroque Orchestra [leggi la recensione], ci si trova dinanzi a qualcosa di molto diverso.

Mentre quello del 2016 – pregevolissimo, beninteso – era sostanzialmente un concerto multimediale di tipo informativo-didattico, che metteva a confronto due mondi musico-culturali attraverso la storia delle “coffee houses” esistenti nella stessa epoca tanto a Lipsia quanto a Damasco, ora solo gli esecutori sono gli stessi (ma è cambiata in modo significativo la direzione musicale): il copione è stato modificato, mettendo maggiormente in luce la funzione di nodo essenziale di scambio, esercitata sia da Lipsia, punto d’incrocio tra la Via Regia (che da Santiago de Compostela arrivava fino a Mosca passando per Kiev) e la Via Imperii (rotta nord-sud da Roma e Venezia al Mar Baltico), sia da Damasco, incrocio tra la Via Maris (che collegava i paesi mediterranei, Siria, Iraq e Iran, all’Estremo Oriente) e la rotta nord-sud che andava dalla Turchia al Mar Rosso e allo Yemen, avendo come punti focali di sosta le città sante della Mecca e Medina.

Oltre all’aspetto di crocevia di traffici importanti, le due città avevano in comune altre due caratteristiche: prima di tutto, erano entrambe dei centri di grande effervescenza multiculturale (tra l’altro, Damasco permetteva a ebrei e cristiani, comunque tassati più dei musulmani, di vivervi e professarvi indisturbati le loro rispettive religioni, coltivando e insegnando le proprie culture di origine); in secondo luogo, fin dal 1540 un abitante di Damasco aveva aperto una ‘coffee house’ a Istanbul, e poi varie ne erano sorte nel tempo con successo in altre città e soprattutto nella capitale siriana, mentre ai primi del ‘700 – grazie all’influenza di diplomatici e mercanti provenienti dai più svariati paesi –, analoghi caffè erano stati aperti, come centri di ritrovo, musica e cultura, a Venezia, Parigi, Amsterdam, Vienna, Londra e Lipsia. In quest’ultima città, il 1701 rappresenta un anno fondamentale, perché vi arriva Georg Phillip Telemann, teoricamente per studiarvi Legge, ma un anno più tardi assume la direzione del Collegium Musicum per gli studenti dell’Università di Lipsia, molti di loro bravi strumentisti, mentre l’installazione della prima illuminazione stradale favorisce le uscite notturne degli abitanti rispettabili. Quando Telemann lascerà Lipsia (dopo avervi invitato tra l’altro l’amico di una vita, Georg Friedrich Haendel), il Collegium Musicum continuerà a riunirsi nel caffè Zimmermann e sarà poi affidato alla guida di Johann Sebastian Bach. A quel punto, Lipsia disponeva di un importante centro studi di lingua e letteratura araba con un ricco fondo di manoscritti in lingua persiana, araba e turca presso la Biblioteca cittadina.

Molto ci sarebbe ancora da dire sull’ispirazione dello scenario alla vera e propria stanza di una ricca famiglia di Damasco: essa fu acquistata tal quale dal collezionista tedesco Kark Ernst Osthaus, e si trova attualmente al Museo Etnico di Dresda. Quando in uso a Damasco, era un luogo d’incontro, affari e riposo, dove ricevere gli ospiti (anche cristiani ed ebrei), conversare di libri, musica e scienze, e recitare poesie, bevendo interminabili tazze di caffè.

Ma veniamo invece alla musica, il cui programma propone delle interessanti combinazioni e contrapposizioni. Dopo l’Ouverture in Re Maggiore di Telemann, il Trio Arabica parte con un brano tradizionale, Badat Min al Khidri (Ella uscì dalla tenda), e poi il canto d’amore Yamul ‘Uyoun Issoud (Mi perdo nei tuoi occhi neri) a cui gli archi rispondono con il Ritornello dall’Atto II dell’ “Orfeo” di Monteverdi.

Al Ya Malikan di Omar Al-Batsh, si contrappone la Chaconne da Cadmus et Hermione di Lully. La Tafelmusik Orchestra riprende la scena: tacciono gli altri strumenti mentre quattro violinisti eseguono due movimenti del Concerto per 4 violini in Sol Maggiore di Telemann, poi l’Allegro dalla Sonata in Sol Minore per Trio, op.2, n.5, di Haendel e il Presto dal Concerto per viola in Sol Maggiore di Telemann.

Torna il Trio Arabica con due brani strumentali tradizionali, Tish Nign e Dulab Bayat, a cui fa seguito un terzo brano analogo, Darij Bayat, alla cui esecuzione si associa brillantemente il violinista Christopher Verrette, col movimento Musette dal Concerto Grosso op.6, n.6 di Haendel. Conclude la prima parte dello spettacolo la ripresa dell’Ouverture iniziale di Telemann.

Nella seconda parte, aprono e concludono gli autori europei: l’Allegro dal Concerto grosso op.6, n.5 di Haendel; l’Allegro dal Concerto per violino in Mi Minore, op. 8, n.9 di Giuseppe Torelli; una deliziosa selezione dal Burlesque de Quixotte [La galoppe de Rosinante/Celui d’âne de Sanche e Son attaque des moulins à vent] e la Conclusione del Terzo Libro della Musique de Table, entrambi opera di Telemann; la breve Sinfonia Ehre sei dir, Gott (Gloria sia a Te, mio Dio) dall’Oratorio di Natale di Bach, che vede la perfetta esibizione dei due oboi barocchi accompagnati dalla dulciana.

Il Trio Arabica esegue lo strumentale Zikrayati di Mohamed Al-Qasabji e poi Afidihi in Hafidhal Hawa Ow Diya’a (La mia vita è tua, che tu mi ami ancora o ti abbia perso), poema di Ibn Alnabi, sottolineato da una fantastica improvvisazione al tamburello di Naghmeh Farahmand.

All’Adagio sull’Aria Wo zwei und drei versammlet sind (Dove due o tre sono riuniti), dalla Cantata 42 di Bach, fa seguito nuovamente – e conclude lo spettacolo – la combinazione/contrapposizione del brano tradizionale Tala’a Min Beyt Abouba (Andando dalla casa di suo padre a quella del vicino) con il Ritornello dal Concerto in Mi Minore di Telemann.

Con i suoi più di mille posti quasi esauriti, la Koerner Hall è esplosa in un grande applauso, con numerosi bravo e fischi di entusiasmo.

Lo spettacolo parte per una tournée negli Stati Uniti, che lo porterà in Pennsylvania, in due Università del Colorado e in California. Sarebbe meraviglioso se la musica e l’arte potessero promuovere il multiculturalismo e la collaborazione tra i popoli, ma lo spettacolo è stato per ora invitato solo negli Stati USA più aperti all’integrazione.

 

TALES OF TWO CITIES – Stagione 2018-19 della Tafelmusik Baroque Orchestra. Koerner Hall, TELUS Centre, Toronto (dal 21 al 24 febbraio).

Ideato, programmato e scritto da Alison Mackay.

Musiche di G.P.Telemann, C.Monteverdi, J.B.Lully, G.F.Haendel, G.Torelli, J.S.Bach, Mohamed Al-Qasabi, Sheikh Abul Ela Mohamed, ed autori anonimi di musiche tradizionali arabe.

Direzione musicale: Elisa Citterio

Direzione scenica: Marshall Pynkoski

Direzione di produzione: Glenn Davidson

Programmazione di proiezioni: Raha Javanfar

Operatore video: Patrick Lavender

Orchestra: Tafelmusik Baroque Orchestra

Narratore: Alon Nashman

Trio Arabica:

Voce e Qanun (cetra mediorientale): Maryem Tollar

Percussioni: Naghmeh Farahmand

Oud (liuto arabo): Demetri Petsalakis