L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Wagner ardente e sensuale

 di Alberto Ponti

Nel concerto pasquale dell'OSN Rai Parsifal e Tannhäuser si alternano al Rimskij-Korsakov più brillante.

TORINO, 19 aprile 2019 - Nel tourbillon degli appuntamenti che fanno di Torino una dei centri più interessanti e attivi del panorama musicale non solo italiano capita, accogliendo le suggestioni della Settimana Santa, che al Teatro Regio si possa ascoltare l'Elias di Mendelssohn mentre a poche centinaia di metri di distanza, la stessa sera di giovedì 18 aprile, con replica il 19, all'auditorium Rai James Conlon presenti, alla testa dell'Orchestra Sinfonica Nazionale, un programma che ha il suo fulcro in un'ampia selezione di brani del Parsifal (1877-1882). ultimo capolavoro di Richard Wagner (1813-1883). Gli appassionati più esigenti, tra il pubblico purtroppo non ampio presente alle due serate, potranno ritrovare e confrontare almeno il celebre Karfreitagszauber al Lingotto tra un paio di settimane, con i Berliner Philarmoniker diretti da Daniel Harding.

La scelta di Conlon, che si rivolge alla platea chiedendo di rispettare la tradizione di non applaudire al termine, prende avvio dal Preludio all'atto I. L'impasto di archi e legni del tema di apertura è circondato da una luminosità soffusa che si fa abbagliante con la pienezza degli ottoni del successivo leitmotiv del Graal. Il maestro imprime un notevole movimento narrativo alle pagine wagneriane: si direbbe che ad ogni battuta egli sia già con la mente alla successiva. Nel Preludio all'atto III e soprattutto nell'incantesimo del Venerdì Santo, uno dei vertici della musica di tutte le epoche, il senso del dramma di Parsifal sperduto nel deserto, di Gurnemanz, di Kundry ferita e pentita prevale sulla contemplazione estatica della natura. Non vi è in questa esecuzione nessuna solennità sostenuta, l'attenzione alle passioni umane dei protagonisti si risolve nell'estrema cura e varietà dei colori strumentali, che tanto impressionò ai tempi pure un antiwagneriano come Debussy e che Conlon riesce a trarre da una partitura tra le più complesse e difficili dal punto di vista interpretativo. La calibratura capillare della dinamica, la capacità di valorizzare il timbro di tutte le sezioni orchestrali, traendone affascinanti rifrazioni, emerge, con qualche minima manchevolezza nei fiati, anche nella Marcia e nel Finale, tagliati con un respiro maestoso ma incalzante, in grado di trasmettere, con effetto grandioso che non esclude il cesello dei preziosi particolari della scrittura, un'emozione autentica nella mistica trasfigurazione dell'epilogo, con lo splendente la bemolle maggiore punteggiato dai tremoli degli archi e dai rintocchi delle due arpe.

Nella seconda parte della serata, premiata dalle calde ovazioni della sala, Conlon, come un vero e proprio Giano bifronte, dà un saggio della sua versatilità dapprima ancora nel segno di Wagner con un pezzo di rara potenza come l'Ouverture da Tannhäuser (1843-45), concertata con vigorosa energia nella parte centrale della raffigurazione del Venusberg, distillando una prova di alto virtuosismo dall'Orchestra Sinfonica Nazionale: la concitazione del discorso non esclude precisione negli attacchi, pulizia negli impasti, chiarezza nella percezione delle singole linee. La compattezza del canto spiegato dei violini del tema di Tannhäuser, in cui l'autore rivela più che altrove tutto il suo debito nei confronti di Carl Maria von Weber, trova il suo pendant nella ripresa del tema dei pellegrini, bilanciato con esattezza di volumi sonori tra l'incedere solenne e l'inquieto cromatismo che animano la pagina, senza che l'uno abbia mai a prevalere sull'altro.

Di assoluto rilievo anche l'esecuzione dell'Ouverture La grande Pasqua russa op. 36 (1888) di Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908), per una chiusura elettrizzante nel suo mix di sacro e profano, con i temi liturgici della tradizione ortodossa combinati in un affresco di puro edonismo sinfonico. Messa da parte ogni implicazione extramusicale, orchestra e direttore danno l'impressione di divertirsi fin dall'attacco, ipnotizzando il pubblico con una cavalcata rapinosa, sfruttando ogni risorsa dell'inesauribile invenzione di Rimskij, e rendendo così smagliante e imprevedibile un brano tanto celebre quasi lo si udisse per la prima volta. Una lettura memorabile, che è un bel biglietto da visita delle qualità di una compagine cresciuta a livelli di indiscutibile eccellenza.

foto Più Luce per l'Orchestra Rai

foto Più Luce per Orchestra Rai