L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Magie russe

 di Stefano Ceccarelli

Il maestro Antonio Pappano porta in Accademia un concerto quasi tutto russo. Due celeberrimi pezzi di altrettanti compositori del Gruppo dei Cinque, Modest Musorgskij e Nicolaj Rimskij-Korsakov, sono inframmezzati da uno di Béla Bartók: Una notte sul Monte Calvo (Musorgskij), il Concerto n. 1 per violino e orchestra SZ 36 (Bartók) e Shéhérazade, suite sinfonica op. 35 (Rimskij-Korsakov). L’orchestra esegue, al solito, magnificamente sotto la bacchetta sapiente e intelligente di Pappano; Lisa Batiashvili, che legge il concerto di Bartók con impareggiabile lirismo, ottiene un notevole successo personale.

ROMA, 11 maggio 2019 – La musica russa dell’800 è di folgorante bellezza, per varie ragioni: il sapore nettamente orientale, le sensuali sonorità melodiche, la fierezza timbrica inconfondibile di molti brani e l’attaccamento fecondo alle tradizioni folkloriche. Il maestro Antonio Pappano vuole far cogliere e godere al pubblico tutto ciò: la scelta di Modest Musorgskij e Nicolaj Rimskij-Korsakov, appartenenti al celebre Gruppo dei Cinque, l’uno musicalmente fauve e l’altro finemente occidentale nell’arte di evocare immagini grazie a una raffinatissima orchestrazione, serve proprio a mostrare le due anime della Russia musicale dell’epoca, divisa fra la (ri)scoperta del suo patrimonio culturale e l’ammirazione per una musica (quella occidentale, in particolare francese) che faceva scuola per tecnica e ispirazione melodica.

Il concerto si apre con la versione originale della famosa Una notte sul Monte Calvo di Musorgskij. Chi si aspetti la partitura eseguita in Fantasia (1940)di Walt Disney (che ha portato al successo planetario questo capolavoro musorgskiano), rimarrà deluso, anzi sorpreso: la versione qui scelta da Pappano è infatti quella originale del 1867, respinta dal mentore del compositore, Balakirev, per presunta rozzezza. Il pezzo fu poi rimaneggiato ulteriormente e orchestrato proprio da Rimskij-Korsakov: è questa la versione che – ulteriormente rimaneggiata da Stokowski per Fantasia – è la più nota. Pappano, invece, ci regala atmosfere nettamente diverse, gli stessi originali intenti mimetici di Musorgskij, dirigendo la versione del 1867. I passaggi sono più netti, fauve appunto, le atmosfere più rarefatte, le dissonanze più stridenti: il tutto, insomma, è più pregnante – e meno retorico dell’orchestrazione successiva di Rimskij-Korsakov. L’orchestra è straordinaria nell’eseguire gli ardui passaggi delle atmosfere sataniche del brano; Pappano dirige tutto con sapienza volumetrica e coloristica invidiabile.

Per il Primo concerto per violino di Bartók entra sul palco la bellissima Lisa Batiashvili. Un’interprete femminile si adatta bene all’esecuzione di questo pezzo, dono d’amore di Bartók alla bella e brillante Stefi Geyer, che non ricambierà però mai appieno le attenzioni del giovane. Il concerto era dunque pensato per essere eseguito proprio dalla Geyer, quasi una sorta di confessione d’amore (dell’intera storia d’amore) del compositore alla violinista. La Batiashvili intona la flebile melodia con cui si apre l’Andante sostenuto con maestria impareggiabile: il suono è tondo, ma ovattato. Il lirismo che l’interprete è capace di emanare è palpabile nelle delicate vibrazioni con cui anima la linea melodica del I movimento, una lunga melopea, spesso tonalmente sospesa, che si interseca con diverse compagini strumentali dell’orchestra, quasi a creare piccoli nuclei da camera separati, fino a zone di maggior ‘pieno’; Pappano riesce a rendere perfettamente, dosando il volume dell’orchestra, le ambigue atmosfere volute da Bartók. Nell’Allegro giocoso la Batiashvili dà prova anche della sua arte virtuosistica, leggendo con pulita rapidità i passaggi arditi che il compositore ha previsto, non mancando di dar sempre senso alla linea melodica del violino, che qua e là ristagna nei sussulti di contemplazione erotica del I movimento. Questo concerto è un po’ come molte liriche del Petrarca: uno sfumato ricordo, in parte idealizzato, della donna amata. L’armonia fra Pappano e la Batiashvili rende l’esecuzione indimenticabile: del resto, questo sodalizio artistico darà anche il via ad una tournée europea (13-25 maggio). Gli applausi invadono il palco al termine dell’esecuzione. Come avevano fatto per il primo movimento del concerto, Batiashvili e Pappano dedicano il bis preparato, l’incipit del Largo dalla Nona sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvořak (l’assolo del corno inglese è trasposto per violino), ad Amnesty International e al suo operato nell’ambito della difesa dei diritti umani.

Il secondo tempo vede l’esecuzione della sontuosa suite sinfonica Shéhérazade di Rimskij-Korsakov. Pappano, sensibilissimo alle screziature armoniche e alle nuance sonore del tardo romanticismo, è interprete ideale delle suggestioni musicali del russo sulla lettura de Le mille e una notte. Già dal I quadro la musica di Rimskij-Korsakov palpita di vita: il violino (Carlo Maria Parazzoli), che evoca l’abilità narrativa di Shéhérazade, riverbera vibrando con l’arpa e il frullio dei legni lascia intravedere le avventure di Sinbad il marinaio. Nel II quadro (Il racconto del principe Kalender) Pappano fa cantare il motivo iniziale che si stempera in tinte ambiguamente sensuali e, poi, è attento a caratterizzare tutti i momenti di musica popolareggiante, che allude ai racconti di tre mendicanti. Il direttore è abilissimo pittore di suoni nel dirigere il III quadro (Il giovane principe e la giovane principessa), una magistrale rapsodia di motivi dolcemente erotici sorretta da un delicatissimo impasto dei legni e arricchito da svolazzi dell’arpa. Pappano dà prova di tocco, sensibilità, ma anche di saldo possesso dell’insieme nell’ultimo quadro (IV), che procede a una ricapitolazione del materiale precedente e sfocia in squarci sinfonici che rimangono indelebili nella memoria. Dopo la delicatissima chiusura, con il violino in tremulo acuto, il pubblico applaude generosamente gli eccellenti interpreti.

Foto: Musacchio, Ianniello & Pasqualini