L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Pianoforte, pensiero e poesia 

 di Andrea R. G. Pedrotti

Grigory Sokolov trionfa a Dresda con la tappa della sua tournée internazionale dedicata a Beethoven e Brahms nel programma del Dresdner Musikfestspiele. 

DRESDA, 4 giugno 2019 - Come d'abitudine il Dresdner Musikfestspiele si propone di coinvolgere l'intera città con una serie di eventi dislocati all'interno dei più impotanti sale e monumenti di Dresda, a partire dagli auditorium, fino alle chiese.

Per l'edizione 2019 del Festival, il 4 giugno, è stata la volta di uno fra i pianisti più apprezzati al mondo, per molti il migliore della contemporaneità, Grigory Sokolov.

La sede del concerto era il Kulturpalast di Dresda, un'accogliente sala polifunzionale, ubicata in pieno centro, non distante dal teatro dell'opera. Una volta entrati l'attenzione va rivolta alla perizia con cui sia stato progettato uno spazio, particolarmente favorevole all'acustica. Innanzi alla platea un grande palco, alcune logge a circondare lo spazio destinato agli esecutori, un'ampia platea costruita a cavea, superfici lignee, studiate per garantire una corretta propagazione del suono e poste persino sui lampadari, ampi e piatti per contenere la mosica, quasi ci si trovasse in una grande camera acustica. Sul fondo le canne dell'organo della sala.

Assai coreografico l'ingresso del pianista, con le porte a chiudersi all'unisono e le luci abbassarsi, fino a lasciare l'artista a suonare in una suggestiva penombra azzurrognola.

Prima parte interamente dedicata a Ludwig van Beethoven con la Klaviersonate Nr. 3 C-Dur Op. 2/3 e la Elf neue Baagatellen op. 119. 

Sokolov affronta i brani con grande compostezza, trasmettendo la sicurezza di chi sa benissimo come e che cosa ottenere dallo strumento. Il pianoforte appare quasi un'intera orchestra, tanta è la delicatezza con cui vengono accarezzati i tasti che, pur mantenendo la cifra distintiva di uno strumento a corde percosse, sembrano quasi degli archi, mentre i trilli parrebbero eseguiti dal più raffinato fra gli ottavini. 

Talvolta viene spontaneo sporgersi leggermente dalla propria poltrona, per meglio osservare l'utilizzo del pedale da parte del musicista russo e meglio comprendere quale tecnica egli utilizzi per ottenere una tale policromia del suono, accoppiata a un fraseggio di rara espressività.

I gravi hanno l'intensità tipica di quel classicismo viennese che vide Beethoven fra i massimi esponenti e che diviene soave nella linea, man mano che la scrittura del compositore tedesco si dirige verso le righe superiori del pentagramma.

La seconda parte, dedicata a Johannes Brahams ci conduce nel contesto della seconda parte del XIX secolo con Sechs Klavierstücke op. 118 e Vier  Klavierstücke op. 119. Tecnicamente il discorso potrebbe essere sovrapponibile alla prima parte del concerto, ma lo stile muta radicalmente, in ossequio alle necessità esecutive di epoche culturalmente assai diverse, sebbene l'area geografica non muti. Nel passaggio dalla prima alla seconda parte sta tutta l'evoluzione di un suono, che appare filosoficamente meno trascendente e più terreno. Entrambe le letture palesano un grande scavo culturale, quindi non solo tecnico, nella scrittura dei due autori, senza la quale non sarebbe possibile la dovuta profondità interpretativa.

La passione del pubblico tedesco per la musica cameristica è nota, e tale trasporto viene confermato non solo dalla gran quantità di persone presenti, ma anche dalla compostezza e attenzione con cui hanno ascoltato la prova di Grigory Sokolov. 

Già al termine del programma regolare buona parte della platea non accennava a lasciare il proprio posto, ma nemmeno a restare seduto, tanto era l'entusiasmo nell'accogliere i sobri e raffinati inchini del pianista.

Al termine almeno sei bis, tutti accolti con eguale entusiasmk trionfale per un tripudio che non sarebbe cessato, se la quantità di omaggi previsti da un artista, generoso come sempre nei fuori programma, non fossero terminati. 

Grande successo, dunque, protratto anche dopo l'accensione delle luci in sala, a segnalare che il concerto era definitivamente concluso.


 

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