L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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L'ineluttabile sorriso della festa

 di Luigi Raso

Juraj Valčuha, direttore, e Radovan Vlatkovic, corno solista, offrono un augurio in musica con un bel programma che affianca una composizione giovanile del bavarese Richard Strauss a opere dei viennesi Strauss - Johann I, Josef e Johann II. La qualità degli interpreti garantisce, con un sorriso, la piena espressione del fascino e dello spessore di questa musica festosa.

NAPOLI, 18 dicembre 2019 - È una travolgente esecuzione dell’Ouverture da Die Fledermaus di Johann Strauss ad aprire il tradizionale Concerto di Natale al Teatro San Carlo.

All’Orchestra del San Carlo e a Juraj Valčuha bastano i vorticosi accordi iniziali e poche frasi musicali per far capire alla sala del San Carlo - gremita in ogni ordine di posti - che stasera c’è voglia di sorridere e di divertirsi, pur non rinunciando a quella precisione musicale istituzionalmente riservata ai concerti di cd. “musica seria”.

E così si ascolta una Ouverture da Die Fledermaus suonata benissimo, con l’orchestra che si districa con sicurezza tra crescendi, rallentandi e rubati, dal suono compatto e luminoso in tutte le sezioni. L’attacco di Valčuha è deciso, la scelta dei tempi serrata al punto giusto.

Il colore vellutato e morbido dell’orchestra emerge nell’introduzione del celebre Kaiser-Walzer del 1889, con quell’inciso melanconico affidato all’ottimo primo violoncello di Pierluigi Sanarica, per poi cedere il passo al suono netto e deciso degli ottoni, precisi e dal sapore militaresco-prussiano.

Dopo l’assaggio di atmosfera festiva (in fondo mancano pochi giorni al tradizionale Concerto di Capodanno da Vienna) è il turno di un altro Strauss, di Richard Strauss, soltanto omonimo della famiglia Strauss, fecondi artigiani viennesi di musica da ballo, tacciata, con eccessiva disinvoltura, come musica da intrattenimento, leggera e frivola.

In realtà la sensibilità interpretativa del ‘900 ha dimostrato che sui Valzer, Polke e Galop danza freneticamente un mondo in equilibrio precario, che si rifiuta di vedere il crinale sospeso sull’abisso sul quale è adagiato. Johann Strauss figlio è, probabilmente inconsapevolmente, il cantore degli ultimi spensierati ruggiti di una società, di un Impero, che, senza rendersene conto, lentamente va a incunearsi nell’imbuto di quel processo di dissoluzione iniziato con gli spari di Sarajevo e che si concluderà con la caduta degli Imperi centrali.

È dunque il Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore op. 11 per corno e orchestra (1885) di Richard Strauss a sospendere momentaneamente lo scambio di auguri musicali: è una composizione giovanile del compositore di Monaco di Baveria, fresca, ricca di inventiva, nella quale, nella ricerca di uno stile proprio, si notano reminescenze brahmsiane e schumanniane.

Questo concerto giovanile di Richard Strauss appare ancora lontano dal fascino compiuto delle successive pagine per corno e orchestra, quali il successivo Concerto n. 2 per corno e orchestra, sempre in mi bemolle maggiore - scritto nel 1942, in piena Guerra - e la struggente introduzione alla scena finale di Capriccio affidata al corno. Nel Primo concerto lo stile compositivo è acerbo, figlio tardivo del romanticismo tedesco.

Il cornista croato Radovan Vlatkovic ha dalla sua un suono caldo, potente, ma che sa assottigliarsi, diventare dolce e intimistico, sempre preciso e in perfetta sintonia con l’orchestra. Una prova che viene premiata da convinto applauso; simpaticamente Valčuha si posiziona tra i corni dell’orchestra per augurare Buon Natale! al pubblico suonando una ritmata versione per soli corni di Jingle Bells.

Dopo l’intermezzo dedicato a Richard Strauss si ritorna allo Johann Strauss della polka francese Im Krapfenwald'l (Nel bosco di Krapfen), eseguita con leggerezza, ricorrendo all’imitazione dei suoni della natura attraverso l’ocarina, con Valčuha insolitamente disteso e compiaciuto, che lascia procedere la sua orchestra assicurando la completa tenuta ritmica.

L’attacco della successiva polka veloce Éljen a Magyar! (Viva gli ungheresi!) è vorticoso e staccato con un tempo rapidissimo: gli archi sono incisivi e scintillanti, perfetto il rinforzo ritmico assicurato dalle percussioni, così come lo scintillio dei legni e degli ottoni; il contrasto dinamico all’interno della breve polka è ben assicurato. Pregi esecutivi che si ritrovano nella successiva Persischer-Marsch (Marcia persiana), travolgente e sbalzata negli staccati e con repentini crescendo, sontuosa nel suono dell’intera orchestra.

Il celeberrimo valzer An der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu) è un compendio dell’ottima prova orchestrale della serata: i colori e le dinamiche si fanno ancor più mobili e cangianti. Estremamente suggestivo è l’impasto timbrico tra archi e flauto. Valčuha crea un valzer elegante e vitale, che rifugge dalla tentazione di indugiare in rallentando: si procede quasi senza esitazione, con convinta leggerezza.

La successiva Tritsch-Tratsch-Polka è un tripudio di virtuosismo orchestrale per brillantezza ed effervescenza sonora e ritmica.

Con la polka rapida Unter Donner und Blitz (Sotto tuoni e fulmini) Valčuha si abbandona a deflagrazioni sonore e, in un crescendo sonoro, evoca, con fragore forse eccessivo, la tempesta estiva alla quale il brano allude.

Terminato il programma ufficiale del concerto, seguono due bis: si parte con la Jokey-Polka di Josef Strauss e si chiude, ovviamente, con la Radetzky-Marsch di Johann padre con i battimano di rito: pur non essendo al Musikverein, Valčuha ammicca al pubblico, sorride, chiede di diminuire e di intensificare gli applausi ritmici.

Visi sorridenti e una calorosa atmosfera festiva fanno da cornice a un convinto successo di pubblico, accorso numerosissimo per festeggiare il Natale in uno dei luoghi più carichi di suggestione di Napoli.

Buon Natale!


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