L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Christmas TRT

di Antonino Trotta

Maxime Pascal, alla guida della scintillante Filarmonica TRT, dirige felicemente il concerto di Natale del Teatro Regio di Torino.

Torino, 16 dicembre 2019 – «Aranci, datteri! Caldi i marroni! Ninnoli, croci. Torroni! Panna montata! Caramelle! La crostata! Fringuelli passeri! Fiori alle belle!». Le festività natalizie sono così, l’occasione per abbuffarsi di dolci e leccornie, anche in musica, senza sentirsi troppo in colpa. Qui al Teatro Regio, tra una recita e l’altra di Carmen, portata regina della programmazione dicembrina, il tradizionale concerto di Natale è affidato al giovanissimo Maxime Pascal, bacchetta già apprezzata pochi mesi or sono sul palcoscenico della RAI e ora di nuovo sotto la Mole illuminata di rosso per dirigere un programma sfiziosissimo, imbandito con ghiottonerie capaci di accontentare tutti i palati pur conservando la leggerezza che ben si confà a una serata di festeggiamenti – alla fine finiamo tutti a cantare Deck the hall with holly! –.

Il concerto natalizio del Regio si apre dunque con la Sinfonia no.1 in re maggiore op.25, delizioso manicaretto di un Prokof’ev ancora in erba che guarda ai modelli del passato con assoluto spirito progressista e moderno, umoristico benché mai irrisorio. Alla guida di una Filarmonica TRT in gran spolvero Maxime Pascal, forse stimolato dallo spirito teatrale che impregna il legno di quel palcoscenico, risveglia l’istrione che si nasconde all’interno della partitura – la Gavotta è un concentrato di pura arte scenica –. Si tratta di una lettura dal carattere spigliato, brillante per la grazia con cui l’orchestra fraseggia – spumeggianti i legni nel secondo tema del Finale –, leggera e guizzante da un movimento e l’altro. La valorizzazione del dettato strumentale, che già nelle scalmanate geometrie di Prokof’ev si appropriava di non pochi primi piani, in Ma mère l’Oye di Ravel si fa strumento di esaltazione timbrica e coloristica – bellissimo il canto del primo violoncello nella prima parte –: lo conferma Laideronnette, Impératrice des Pagodes, forse il racconto più fascinoso dell’intera suite per balletto, dove gli esotismi della scala pentatonica si insidiano nei giochi di ottavino, arpa e celesta per evocare atmosferici orizzonti orientaleggianti che si tuffano come promontori nella liquidità delle armonie raveliane. Maxime concerta con vena poetica languida, esaltando la natura onirica della composizione anche a mezzo di agogiche vaporose che sembrano allargarsi per conferire eternità al bello e autorità all’immaginazione, di cui il finale è dunque apoteosi. L’Apprenti sorcier di Dukas non può che suscitare l’entusiasmo del pubblico giacchè appartiene all’infanzia di tutti. Poi i complessi della filarmonica suonano in maniera impeccabile e il direttore francese sfoglia le pagine del poema sinfonico con grande capacità narrativa, mai cercando di esasperare il noto, piuttosto accudendo con cura ogni passaggio affinché nulla possa risultare banale o scontato. Tocca infine al coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” di Torino, istruito dal maestro Claudio Fenoglio. Per loro e per noi Britten (Psalm 150 op.67), Rutter (What Sweeter Music e For the Beauty of the Earth) e Arthur Lavandier (Christmas Medley) sono l’altare su cui consacrare una prova maiuscola – intonazione purissima e grande omogeneità – e il piedistallo su cui sfoggiare questo elemento di vanto per il teatro sabaudo, nonché immergersi con serenità nel clima delle festività.

Serenità che il Teatro Regio di Torino sembra, alla fine di questo 2019 carico di colpi di scena, aver riacquistato dopo il promettente cambio di vertici – Schwarz, Cascio e compagnia bellissima –; serenità che auguriamo a tutti i lavoratori del teatro affinché l’anno che verrà possa finalmente veder risbocciare un teatro che, per la qualità dei musicisti in primis, merita una posizione privilegiata nel panorama musicale nazionale. Tanti auguri e buon 2020 a tutti!


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