L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Tempo d'estate

di Luigi Raso

Nella splendida Aperia della Reggia di Caserta, grande successo di pubblico per un programma popolarissimo affidato al bel timbro di Sonya Yoncheva e all'estroversione incontenibile di Vittorio Grigolo con la complicità di Daniel Oren

CASERTA, 3 agosto 2020 - Summertime è il titolo del secondo concerto della rassegna Un’estate da Re che da cinque anni si svolge a Caserta, all’interno della stupefacente Reggia vanvitelliana. Per l’occasione siamo all’Aperia (ai tempi di Gioacchino Murat era una cisterna e, successivamente, restaurata la monarchia borbonica, luogo deputato all’allevamento delle api, da cui il nome), struttura a emiciclo incastonata all’interno dell’incantevole giardino inglese della Reggia, poco distante dalla scenografica Fontana di Diana e Atteone che sormonta le cascate che attraversano il Parco Reale borbonico.

La musica all’aperto d’estate, si sa, nella maggior parte dei casi è poco più di una piacevole occasione di svago, la cui intensità è direttamente proporzionale alla popolarità del programma, alla frescura del luogo nel quale si fa musica, al carisma degli artisti. E proprio con l’intento di regalarci qualche ora di meritata spensieratezza, i protagonisti del concerto - il soprano Sonya Yoncheva, il tenore Vittorio Grigolo e il direttore Daniel Oren - apprestano un recital che si snoda tra arie e duetti tra i più popolari.

L’apertura è dunque riservata a una incalzante esecuzione del Preludio della Carmen di Bizet: troviamo l’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno in buona forma, precisa e dal bel suono. Per l’occasione annovera un primo violino di spalla di lusso, il giovane Fabrizio Falasca, originario di Sarno in provincia di Salerno, e attualmente Assistant Concertmaster della Philharmonia Orchestra di Londra. Oren mostra immediatamente la propria cifra stilistica: è tanto trascinante quanto plateale ed eloquente il suo gesto.

Con "La donna è mobile" irrompe in scena un esuberante Vittorio Grigolo, tenore indubbiamente dotato di ragguardevoli mezzi vocali: ha voce robusta e ampia, dal bel timbro, ma non adeguatamente sostenuta da un’emissione che dà l’impressione di oscillare tra canto lirico e pop. L'impatto è accattivante, sicuramente carismatico; nel tentativo - riuscitissimo! - di conquistarsi la simpatia del pubblico, tende però a gigioneggiare ricorrendo a una gestualità teatralissima e a indugiare in effetti vocali (smorzati, rallentando, ecc) che compromettono lo stile. La canzonetta del Duca di Mantova è squillante, interpretata con la giusta dose di spavalderia che ben le si addice.

È con l’Habanera dalla Carmen che si presenta al pubblico campano (una delle stelle liriche che finalmente hanno debuttato questa estate tra Napoli e Caserta) Sonya Yoncheva: bellissima, molto sensuale nel lungo abito bianco con vistoso spacco, cattura l’attenzione per la sua voce pastosa, corposa, ben emessa e appoggiata sul fiato, dal timbro che suggestivamente tende a screziarsi nel registro grave. La sua è una Habanera melliflua e misurata, interpretata con sottili accenti seduttivi.

Eccessivamente incline ad affettato sentimentalismo appare, invece, Una furtiva lagrima, resa con veemenza e sfumature da Grigolo. Nel suo caso, l’impressione, ricorrente nel corso del concerto, è quella di trovarsi davanti a una vocalità pregevole, ma che, complice l’esuberante temperamento dell’artista, appare spesso sul punto di debordare: la linea di canto è farcita da piani e pianissimi - suggestivi, ma non sempre appropriati stilisticamente - ai quali si contrappongono improvvisi crescendo, rallentando e smorzature che sacrificano sull’altare del “bell’effetto” la quadratura musicale dell’insieme. Oren è estremamente generoso nel concedergli spazio: asseconda i suoi tempi, dosa il volume orchestrale sulle esigenze vocali.

Con "Tacea la notte placida" ascoltiamo, poi, l’autentico colore vocale di Sonya Yoncheva. Spontaneo e naturale nell’emissione, il soprano bulgaro sostiene molto bene il legato, fraseggia con gusto e dà il giusto risalto e intensità alla melodia della cavatina verdiana. La sua è una Leonora appassionata, notturna. Si avverte, però, nel corso della serata, un vibrato abbastanza pronunciato e largo sugli acuti, che rischia talvolta di comprometterne la loro perfetta messa a fuoco. Nella successiva cabaletta "Di tale amor, che dirsi" Sonya Yoncheva è precisa nelle colorature, sempre ben timbrate e rotonde, ma l’interpretazione avrebbe meritato maggiore accensione di impeto.

All’orchestra salernitana è affidato un altro brano celebre e di sicuro effetto, l’ouverture da La forza del destino di Giuseppe Verdi: Oren mostra la consueta sicurezza e capacità di infondere - anche con fin troppo udibili incitamenti - energia al tema del destino e lirismo a quello di Leonora.

L’estesa sezione del concerto dedicata a Puccini è aperta da una "Recondita armonia" accattivante per timbro e per il generoso dispiego di mezzi vocali che Grigolo mostra: pur non rinunciando a sfoggiare un registro acuto connotato da un’emissione “aperta” ma incisiva, la linea di canto diventa più sobria, il ricorso ai pianissimi viene limitato.

"Un bel dì vedremo" fornisce a Sonya Yoncheva l’occasione più appropriata per mostrare tutto il potenziale della propria notevole organizzazione vocale: la voce è compatta, ammaliante per timbro e per capacità di trovare l’intensità e il colore più indicato per ciascuna frase. La linea di canto sfumata, sempre ben sostenuta dall’orchestra di Oren, è perfetta nel dipingere una geisha speranzosa, fragile e tormentata.

Si torna a Tosca con il duetto dall’atto I: Yoncheva è una Floria innamorata, ma manca di quella gelosia arroventata e accecante che la partitura pretende; è una Floria Tosca ben cantata, dall’indole civettuola, che seduce per l’alternasi di colori splendenti e crepuscolari all’interno di una vocalità che spicca per naturale bellezza e pienezza timbrica. Grigolo sfoggia una linea di canto naturalmente generosa per sonorità e impeto; troppi rallentando e smorzature eccessive, ancora una volta assecondati da Oren con eccessiva indulgenza, però incrinano l’unitarietà musicale del duetto.

Dopo l’estratto da Tosca, è con l’esecuzione rutilante e solenne dell’ouverture dal Nabucco di Verdi che Oren e l’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno si riprendono di nuovo la scena.

A La bohème è dedicata la parte conclusiva ufficiale del concerto. In "Che gelida manina" Vittorio Grigolo appare alquanto incerto nella quadratura musicale complessiva: l’emissione non è precisa, così come la messa a fuoco dell’acuto della “speranza”, lo stile troppo enfatico. Misurato, forse eccessivamente, è, invece, il "Sì. Mi chiamano Mimì" della Yoncheva, la quale, tuttavia, ancora una volta eccelle nello sfoderare una vocalità lussuosa: la bellezza del colore, quindi, supplisce a una interpretazione poco incline a osare, anche laddove - ad esempio, su “ma quando vien lo sgelo” - Puccini e la sua orchestra pretendono l’insorgere del brivido freddo dietro la schiena.

"O soave fanciulla" conclude il programma del concerto: Grigolo e Yoncheva sono affiatati, il tenore smorza e rallenta appena può, Oren li segue, Yoncheva sparge nel cielo della notte estiva dell’Aperia porzioni del suo magnifico timbro.

Gli applausi sono così intensi che gli artisti non possono esimersi dal concedere qualche bis.

Si incomincia con "O mio babbino caro" che Sonya Yoncheva cesella con partecipato e intimo lirismo.

Il secondo bis è ‘O sole mio cantato da Grigolo e Yoncheva: l’atmosfera ora è sempre più rilassata e festosa. La prima strofa tocca al soprano: si ascoltano acuti caldi e incisivi e un’accettabile pronuncia della lingua partenopea. Con la più celebre tra le canzoni napoletane, Grigolo ha la giusta occasione per mostrarsi simpaticamente piacione, per tenere a lungo acuti squillanti, tendendo a imitare l’indimenticabile performance di Pavarotti a Caracalla di trenta anni fa.

Gli applausi, le richieste di bis e la festa di pubblico continuano, e così Yoncheva, Grigolo e Oren eseguono per ben due volte il Brindisi da La traviata, sostenutodai battimani del pubblico (il concerto registra il tutto esaurito) diretti da Oren.

Al termine dei calorosi applausi, a dominare sono gioia e spensieratezza: è stata una festa della musica, e di momenti di leggerezza abbiamo bisogno. In questo periodo ancor di più.


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