L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Più caro dopo il tormento

di Roberta Pedrotti

Primo concerto per il Rossini Opera Festival 2020 con Olga Peretyatko e Nikolas Nägele. Il soprano torna con affetto a Pesaro, dove è nata la sua carriera, e il direttore emergente ribadisce le belle impressioni destate lo scorso anno. Così, anche in piazza, si torna a far musica.

PESARO, 9 agosto 2020 - Dopo la Petite Messe Solennelle quale anteprima del Festival e debita riflessione preliminare, dopo la proiezione dell'apertura con La cambiale di matrimonio dal Teatro Rossini, ecco che nel programma ufficiale del Rof la musica risuona all'aperto con il primo dei concerti previsti in Piazza del Popolo, per un pubblico più vasto di quanto non ne potrebbe accogliere la sala al chiuso. Contingenza, sì, ma soluzione non inedita: tanti memorabili recital si tennero negli anni '80 proprio in questa piazza e la consuetudine alle proiezioni ha fatto sì che anche la macchina tecnica e organizzativa fosse perfettamente oliata per le esigenze attuali. Il che significa anche che un'amplificazione, che deve esserci, è tanto ben fatta da non farsi notare: permette l'ascolto in un luogo di per sé non proprio felice per l'acustica dal vivo, ma non tradisce la voce e l'orchestra, non appiattisce né camuffa. Insomma, non sarà la situazione ideale anche per gli inevitabili rumori di fondo di un centro cittadino, ma si è fatto davvero il meglio, tanto che perfino il fondersi del concerto con qualche inconveniente urbano non risulta spiacevole, ma piuttosto un affettuoso abitare della musica in città.

Altra ottima scelta, da parte del Festival, è stata quella di puntare per questi sei recital su un terzetto di giovanissimi direttori di grande talento. Nikolas Nägele, che apre le danze, ha trentadue anni, seguiranno Alessandro Bonato (venticinque) e Marco Spotti (ventisei). Una decisione ben ponderata, non giovanilismo d'effetto: i fatti parlano chiaro e non da oggi, dato che le tre bacchette a Pesaro si erano già ben apprezzate, e non solo a Pesaro.

Al primo impatto - si provi finché si vuole, l'orchestra all'aperto deve sempre adattarsi all'ambiente, alla temperatura, all'umidità, alle brezze - la Filarmonica Rossini mostra qualche durezza, ma che si va smussando nel corso della serata, condotta da Nägele con autorevolezza e intelligenza. Anzi, proprio quel suono che ancora sembra doversi ambientare nella sinfonia da Matilde di Shabran gli serve per rendere le corrusche atmosfere del castello di Corradino e il carattere nevrotico del suo bellicoso padrone. Poi arriverà Matilde, e arriverà in carne ed ossa con Olga Peretyatko, e tutto saprà addolcirsi e conquistare nuove sfumature. Sfumature che intendiamo bene già con la sinfonia dell'Inganno felice, con quell'introduzione sinuosa e sottilmente tormentata che va ad aprirsi nella propulsione già caratteristica del giovane Rossini. Nägele, poi, offre gran belle letture delle ouverture da Le nozze di Figaro e Don Giovanni, non solo come pezzi da concerto, ma con una visione complessiva che presuppone già la confidenza con le intere partiture. Nondimeno, con la sinfonia da Ruslan y Lyudmyla di Glinka dimostra la sua propensione anche ai colori e all'esuberanza dell'orchestra slava, che infonde felicemente alla Filarmonica Rossini. Ultimo pezzo solo strumentale in programma sarà la sinfonia da Semiramide. Un ritorno a Rossini, a quello più maturo e complesso, che ribadisce ancora una volta, le perfetto disegno dei temi e delle dinamiche, la qualità artistica di Nikolas Nägele.

Anche quando accompagna il canto, è chiaro che non si tratti di un semplice accondiscendere alla voce, ma, anche in un recital composito all'aperto, di un condividere e costruire insieme una visione musicale, cesellando ogni dettaglio. Ecco che, per esempio, l'orchestra in "Non mi dir bell'idolo mio" sembra un manto di seta nera che si fa sudario, vengono quasi i brividi quando nel canto di Donna Anna s'insinua quell'inquietudine che sembra condurre dritta all'epilogo di Don Giovanni. E quel che si apprezza di più, nel programma scelto da Olga Peretyatko è proprio lo scrupolo nel lavoro sul testo anche un'alternanza di cavalli di battaglia (Matilde di Shabran, ma anche Lyudmyla), debutti mancati (la Mathilde del Guillaume Tell avrebbe dovuto arrivare in primavera a Vienna, per ora ne ascoltiamo "Sombre fôret"), un'aria irrinunciabile per ogni belcantista, anche se la tessitura grave dell'intera parte non è amica dei soprani di coloratura, come "Bel raggio lusinghier". E proprio qui sentiamo Peretyatko ricordarci di essere stata una brillante allieva dell'Accademia Rossiniana di Zedda e accentare ben differenziati "gemé, tremò, languì". Parimenti nel recitativo della Contessa dalle Nozze di Figaro non si lascia sfuggire l'articolazione climatica "d'infedeltà, di gelosia, di sdegni" e "prima amata, indi offesa e alfin tradita", senza dimenticare il passaggio cruciale, quasi sussurrato con imbarazzo e orgoglio, "cercar da una mia serva aita". Val sempre la pena di ricordare che se la Contessa e Susanna duettano complici e confidenti, lei è pur sempre una nobildonna che non considera la cameriera un'amica sua pari. L'ancella è cara, ma quando è indispensabile soccorso nell'offesa, Rosina si sente umiliata.

Riascoltare il rondò finale di Matilde di Shabran, "Ami alfin? e chi non ama?" è quasi balsamico nella brezza serale. Si riprende un discorso sospeso, come ritrovare vecchi amici - e se molti "amici di Rof" non sono qui stasera, lo sono con il pensiero. Lo stesso soprano, protagonista a Pesaro di tante importanti produzioni, sembra portare un affetto particolare a questa pagina, che le appartiene come poche altre anche in questo momento in cui la voce sembra indirizzarsi ad approdi più lirici e definire una nuova identità di cui Mathilde, Donna Anna e la Contessa sono già segnali indicativi, come del resto il recente debutto in Anna Bolena o quello per ora differito in Moïse et Pharaon. E tuttavia, è proprio la cavatina di Lyudmyla, vale a dire uno dei brani più emblematici per un soprano di coloratura di scuola russa (chi non ricorda la giovanissima Netrebko con Gergiev?), che Olga Peretyatko raggiunge forse il vertice vocale della serata. Per quanto padroneggi benissimo l'italiano, sentirla nella sua lingua madre sembra esaltarla, il canto è morbido e luminoso, la gioia candida dell'amore non è priva di un pizzico di maliziosa ironia. E ascoltare anche un po' di Glinka in Italia fa sempre piacere.

Il bis arriva, inevitabile. Ed è "Je veux vivre" da Roméo et Juliette.  Nägele stacca il valzer di Gounod un bella verve energica, Olga Peretyatko canta con gioia sogni che sono tesori inebrianti, come una serata di musica, dal vivo, finalmente. Teniamoceli stretti.

foto Amati Bacciardi


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