L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Bon voyage!

di Antonino Trotta

Per MITO Settembre Musica Alessandro Cadario, alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, dirige con ottimi risultati un concerto dal programma godibilissimo nel quale si impongono due eccellenze dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia: il flautista Andrea Oliva e il clarinettista Alessandro Carbonare.

Torino, 6 settembre 2020 – Una serata dal titolo Soffi non poteva che avere un programma fresco e ristorante come una leggera brezza marina, una brezza marina che sfiora la pelle mentre seduti, comodamente in poltrona, sul ponte di un vascello immaginario si costeggiano l’America Latina, gli Stati Uniti, la Grecia, la Romania. Del resto il Novecento è il secolo del consolidamento dell’etnomusicologia come studio rigoroso degli idiomi e delle tradizioni musicali, della ricerca del colore locale con ambizione descrittiva e non più esclusivamente evocativa, dell’oggettivizzazione del materiale popolare senza i filtri di un’estetica prestabilita, e con autori come Bartók – che dell’etnomusicologia è quasi un capostipite – o Skalkottas, ma anche Piazzolla, Villa-Lobos, Gershwin il percorso di un concerto, quand’anche di breve durata, non stenta affatto a richiamare le sensazioni di un viaggio intercontinentale.

Il capitano Alessandro Cadario governa la nave, l’Orchestra I Pomeriggi Musicale, con lodevole sicurezza e non perde mai di vista la rotta attraverso i variegati capitolo dell’antologia novecentesca. Dalle danze greche per orchestra d’archidi Skalkottas e da quelle rumene di Bartók, ad esempio, s’ottiene esattamente quanto da questo repertorio ci si aspetta e quanto a questo repertorio è opportuno offrire: sensibilità al valore sostanziale della tinta, un ventaglio di dinamiche tale da impreziosire le essenziali linee melodiche, il cesello sul fraseggio che vivacizza e infonde personalità a ciascun periodo musicale. Là dove la musica riceve poi tregua dagli energizzanti ritmi danzerecci I Pomeriggi Musicali, in splendida forma, s’impongo per un amalgama orchestrale calda e avvolgente, ricca di sinuosità e screziature, che ben sposa i toni malinconici dell’Adagio per archi dal Quartetto op. 11 di Barber e quelli più sensuali e ammiccanti del tango Oblivion di Piazzolla, trascritto per orchestra dallo stesso Cadario.

Tra una tappa e l’altra del viaggio il flautista Andrea Oliva e il clarinettista Alessandro Carbonare, prime parti dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, eccellono per virtuosismo e musicalità. Che duettino – nel Concertino per flauto, clarinetto e archi di Bloch o nel Chôros n. 2 di Villa-Lobos – o si esibiscano da solisti – in Voyage per flauto e orchestra di John Carigliano o nella suite da Lady, Be Good di Gershwin trascritta da Pantaleo L. Cammarano –, entrambi sfoggiano cristallina pulizia di suono, tecnicismo sopraffino e invidiabile tenuta dei fiati – Carbonare, in particolare, si fa fautore di vere prodezze polmonari – che certo non lasciano indifferente il pubblico.

Pubblico che, almeno al turno delle 22.30, accorre numero e tributa calorosissimi applausi a tutti gli artisti. Non è una novità, con MITO si viaggia sempre in prima classe.


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